Dopo la ‘dichiarazione di odio’ da parte del ‘benemerito’ George Soros – che però lo ha affiancato a Trump ed altri grandi papaveri della politica – e dopo le tante bordate politiche e mediatiche, i falsi sondaggi ed altro ancora, c’era da temere che veramente Salvini andasse a giudizio per il ‘caso Open Arms‘. C’era una difficoltà – però- che noi stessi avevamo evidenziato per semplice cultura giuridica: quale formula usare per processare un politico seguito di una sua decisione politica? Il ventilato ‘sequestro di persona’ è un reato privato. Se un ministro dell’interno decide che l’Italia dica ‘no‘ a sbarchi di clandestini non solo manca una legge per punirlo, ma – se ci fosse – il ‘rischio’sarebbe di vederlo assolto.
Si pensi che l’ultimo – o forse unico – processo di uguale tenore giuridico al mondo è stato il processo di Norimberga. Sarebbe stata un’enormità. O no?
Nonostante avesse ‘contro di lui‘ la maggioranza governativa, Salvini ha vinto, perché parte dei senatori governativi hanno dimostrato di ‘conoscere la legge‘ e capire che processarlo sarebbe stato come ‘infilarsi in un vicolo cieco’. Così hanno perdonato al ‘Ragazzo della via Gluck
Il governo, frattanto, continua a perdere senatori. Chissà come finirà con il ‘decreto rilancio’ in Senato, soprattutto con gli articoli sulla Sanatoria…
La Giunta per le immunità al Senato – dunque – ha detto “no” all’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, ‘accusato’ di avere “sequestrato” 164 clandestini a bordo della Open Arms.
Per l’esattezza, Salvini l’ha spuntata con buon margine: ha avuto dalla sua parte 13 voti che, contro i 7 a favore del rinvio a giudizio. Quindi ininfluente il non-voto dei 3 di ‘Italia Viva’ di Matteo Renzi. La ratio accolta dal Senato è stata che la decisione di bloccare la nave Ong Open Arms sia stata condivisa dall’intero governo e, quindi, sottoscritta dallo stesso ‘premier‘ Conte. Ma ripetiamo: l’azione presso un tribunale comune, era di per sé improponibile. Tutta questa storia è sintomatica della stupidità di un’ideologia che,difronte, a fatto reali – e non è certo la prima volta – …parte per la tangente.
Fra chi ha sostenuto l’ex ministro dell’Interno anche Alessandra Riccardi, grillina.
La donna politica è stata minacciata dal partito, ma ha ‘resistito‘…
“Se il Movimento 5 stelle – ha precisato la senatrice – mi espellerà perché ho votato secondo quella che ritengo la giusta applicazione della legge mi assumerò le mie responsabilità. Io rispondo del mio voto”.
La Riccardi, a suo dire, non ha fatto altro che seguire quanto già successo per il caso Diciotti, “anche qui – ha ribadito – sussisteva l’azione di governo nel perseguimento della politica dei flussi migratori”.
“Ho subito molto pressioni dal M5s. Crimi mi ha detto che un voto in dissenso – spiega la Ricciardi al Messaggero – avrebbe complicato la trattativa all’interno della maggioranza. Ha molto insistito…”.
E qui arriva l’ammissione: “Mi sono sentita minacciata, ma in occasioni del genere le minacce non funzionano!”
Fra le figuracce della Magistratura e quelle della ‘maggioranza’ governative, tutti schierati contro di lui, il ‘Ragazzo dell via Gluck’, ora un ‘verde pentito’, si dimostra più lucido e soprattutto vincente dei suoi – pur tanti – rivali.
‘Facciano i sondaggi che vogliono‘, si vedrà il risultato elettorale. Prima o poi, al voto si dovrà pur andare!
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Anche un parroco pro Salvini
“Voto sacrosanto il no a processo contro Salvini”. Così Don Ermanno Caccia, parroco di Mortizzuolo, nel Modenese, commenta, esprimendo il proprio entusiasmo, la decisione della Giunta per l’immunità di rigettare la richiesta di autorizzazione a procedere contro l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini per il caso Open Arms. Richiesta, per altro, che già aveva bocciato lo stesso procuratore capo di Catania Zuccaro.
“Non c’è dubbio – spiega il sacerdote – che la decisione di oggi sia nel giusto e che la responsabilità della decisione sia del governo. Certo, Salvini era ministro dell’Interno, quindi, se avessero rinviato a giudizio il buon Matteo, quanto meno lo si dovrebbe fare anche con il presidente del Consiglio, che era a conoscenza dei fatti, cioè della decisione. Conte ha sempre affermato e confermato di essere lui il presidente del Consiglio e che nulla si muovesse senza il proprio ok…”








