I funerali di Filippo Mountbatten, duca di Edimburgo: una lezione per un mondo trash

Momenti di felicità non sono mancati. Queste le foto preferite dalla Regina. Nella Parigi rivoluzionaria le gridavano pochi anni fa: “Vive la Reine!”” In Italiano si sentì per la strada la stessa frase durante una visita anche attraverso Palermo a bordo della vecchia limousine della Roll’s. Ma non sono mancati i tradfimenti di lui e gravi sono io sospetti per la morte della Principessa Diana che aveva lasciato il principe Carlo dopomuna relazione con un grosso commerciante d’auto e poi con il Dody AlFaryed, figlio diuno degli umini più ricchi al mondo. A propria volta Carlo aveva sempre amato Camilla, donna della Corte, più anziana di lui con cui oggi è spossato.

Di solito concordiamo strettamente con il nostro amico Diego Torre, che ci invia cortesemte i suoi graditi articoli, uomo di grande fede religiosa, paladino del culto per la Madonna, e talvolta ‘più progresista di progrssisti’ proprio nel castigare certe devianze odierne fra  cui soprattutto il ‘relativismo etico‘. Questo sta alla base di quello che noi indichiamo ‘neo paganesimo‘ e che si manifesta in salutismo, ecologismo, lo stesso buonismo, intesi come ideologie: vi si attribuisce infgatti l’agettovo ‘ideologico‘. Sono veri e propri ‘falsi dei‘ che sostituiscono la caduta della fede religiosa, ma anche l’accanimento contro le tradizioni e tendono ad evitare che ‘la fantasia individuale’, senza riferimenti, cada nel moderno baratro del nichlismo.

Qui Diego Torre afferma di aver visto nella solennità del fumnerale di Filippo di Edimburgo  un rispetto della forma che può servire d’esempio a chi la forma l’abbia smarrita o rischi di avrela smarrita. E’ vero: la forma spesso influisce sulla sostanza, adirittura ne è parte.

Tuttavia, non ci sentiamo – dobbiamo dirlo – di ammirare la casa reale inglese, come sembra fare soistanzialmente l’autore, tranne un paio di monimi tentennamenti. Del resto non ammiriamo fino in fondo ilmpopolo inglese, se non per l’eroica resistenza alle cannonate ed ai primi missili tedeschi alla fine dell’ultimo conflitto. Per il resto l’IOnghilterra è Euiropa dal pontodivista storico e soci civile, ma coltiva certo una diffidenza per quello ch chiama The Continent. Nella politica coloniale gli inglesi hanno fortemente peccatondirazzismo, determinando l’astio del terzo mondo pèer tutto l’Occidente. Per il resto, hanno stile, hanno inventato lo sport moderno e contano sui grandi attori qìuasi tutti passati attraverso iol teatro recitando Shakespeare.

Diego Torre ammira certamnte l’istituzione della Monarchia. Anche noi non la disprezziamo, ma soprattutto per le tante storture che attribuiamo, a torto o a ragione, ai presidenti della nostra Repubblica di cui, forse salviamo solo Eimnaudi e De Nicola.

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I funerali di Filippo Mountbatten, duca di Edimburgo: una lezione per un mondo trash

I funerali del principe Filippo sono stati per tanti di noi un’inaspettata lezione di stile. Ne abbiamo colto l’incisività dalle immagini del funerale (privato ma non troppo).

Abbiamo constatato la regia dell’illustre defunto che ha definito per tempo i particolari dell’evento: le musiche della Marina Militare tanto amata,  in cui aveva servito validamente per anni, anche durante la seconda guerra mondiale;  gli inni della tradizione religiosa ortodossa in cui il principe nacque e visse fino al matrimonio con la regina Elisabetta; l’uso dell’amata Land Rover modificata per l’occasione in carro funebre su progetto dello stesso duca di Edimburgo; lista ristretta dei partecipanti (e non soltanto per il covid); una bara di quercia inglese rivestita di piombo, realizzata per lui più di 30 anni fa, coperta dallo stendardo del duca e sormontata dal cappello e dalla sciabola di ufficiale della Royal Navy.

L’arciprete di Windsor, David Conner ha detto: “Siamo qui oggi nella Cappella di San Giorgio per consegnare nelle mani di Dio l’anima del suo servo, il principe Filippo, duca di Edimburgo … Siamo stati ispirati dalla sua incrollabile fedeltà alla regina, dal suo servizio alla nazione e al Commonwealth, dal suo coraggio, dalla sua forza e fede”.

La signorile eleganza dei partecipanti, il rombo del cannone e l’impeccabile schieramento dei 730 militari in rappresentanza di tutte le forze armate britanniche, presenti lungo il percorso e durante la processione funebre, hanno completato il quadro.  

Tanta parca solennità è stata incorniciata nel  minuto di silenzio di tutti i sudditi del Regno Unito.

I dettagli sono stati accuratamente verificati dalla 95enne Elisabetta, piegata dal dolore, che ha però padroneggiato egregiamente, convinta com’è che al cordoglio per la perdita dell’uomo amato vadano comunque preposti gli obblighi del suo stato di sovrana. Una donna che ha vissuto sempre il suo carisma regale convinta che esso derivi da Dio, e vivendo al servizio, a volte eroico, del suo popolo.

Nel tempo dei disvalori, del cattivo gusto, della volgarità, del pettegolezzo, da cui non si salva neanche la royal family, quel funerale ci ha restituito stili e valori diversi. Compostezza, dignità, senso del dovere, sobria eleganza, rispetto delle tradizioni: questo la Gran Bretagna ha mostrato al mondo intero che, ammirato, si è fermato per un attimo.

Rendiamo allora grazie alla vecchia Inghilterra; e che Dio salvi la regina!

DIEGO TORRE

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