Iddu – L’ultimo Padrino. Regia e Sceneggiatura Antonio Piazza e Fabio Grassadonia Con Toni Servillo, Elio Germano, Barbora Bobulova Origine Italia, Francia 2024
Terzo lungometraggio della coppia Grassadonia e Piazza, che molti premi si aggiudicarono con “Salvo” nel 2013, seguito da “Sicilian Ghost Story nel 2017, grande oggi è l’attesa per “Iddu-L’ultimo Padrino” di cui firmano regia e sceneggiatura. In concorso anche a Venezia ’81, dal 10 ottobre lo si può vedere in tantissime sale. Occhio all’inizio dove il boss padre, Don Gaetano (Rosario Palazzolo), per addestrare i tre figli alla violenza, li convoca per affidare a uno di loro il compito di sgozzare un agnello che sarà cibo per un banchetto. Esclusa la bambina, la più spavalda, sarà il più piccolo ad accettare il compito malvolentieri. Più di una volta lo sentiremo lamentarsi: “Perché proprio io?” Quasi a sottolineare la sua dipendenza da un implacabile padre-padrone. Intanto è appena uscito di galera l’ex sindaco assessore e consigliere comunale Catello Palumbo (Toni Servillo) , detto “il preside” per la cultura che lo distingue da Messina Denaro (Elio Germano), detto anche “u pupu” alias “il burattino”, latitante da una trentina d’anni. Palumbo è pieno di debiti. Ne approfittano i servizi segreti che lo costringono a comunicare con lui tramite “pizzini”, un mezzo che dovrebbe consentire di por fine alla sua straordinaria latitanza, che dura da una trentina d’anni. Legittimo citare i grandi della nostra tradizione letteraria, da Pirandello a Sciascia, da Tomasi di Lampedusa a Camilleri, come fonte di ispirazione. Ma l’atmosfera è kafkiana, evoca anche il “Teatro dell’Assurdo”. I protagonisti infatti, sono al centro di una grottesca tragicommedia, che “si ispira liberamente a storie di mafia”. E si riempie, poco alla volta, di personaggi strani, di ogni genere. ma anche di oggetti difficili da incasellare nel racconto, come la statua greca dell’Efebo di Selinunte, conservata nel museo di Castelvetrano. E intanto cresce a dismisura il numero dei personaggi minori, con relativi attori e storie, anche brevi, da raccontare. Tra loro Giuseppe Tantillo, Fausto Russo Alesi, Filippo Luna, Rosario Palazzolo. Sono tredici, impossibile citarli tutti. Un universo fin troppo popolato. Che dire di un film di non facile lettura, che viene dopo “Salvo”, e rievoca in qualche modo anche il sucessivo “Sicilian Ghost Story”? Una mezz’ora di meno avrebbe giovato a tener desta l’attenzione, evitando di ingarbugliare la matassa. Impeccabile come sempre la regia, buona la fotografia di Luca Bigazzi, e le musiche di Colapesce. Un film “sui generis” fuori dai canoni, sicuramente da vedere. Al pubblico tocca poi “l’ardua sentenza”!
Eliana L. Napoli








