La bocca dell’anima

Regia Giuseppe Carleo Con Maziar Firouzi, Marilù Pipitone, Serena Barone Sceneggiatura Giuseppe Carleo, Carlo Cannella. Origine Italia 2024.

Palermitano, classe1988, Carleo si accostò come attore al mondo dello spettacolo, poi frequentò il Centro Sperimentale di Cinematografia da quale uscì con un diploma di documentarista. E mostrò subito un forte legame con la sua Sicilia, in due corti dal titolo siciliano “Picchì chi è?” (2013) e “Parru cu tia (2018). E finalmente il suo primo lungometraggio, dal titolo straniante “La bocca dell’anima” presentato in anteprima mondiale al Festival di Taormina, dove lo ha accolto un numeroso pubblico. Sala piena che alla fine ha applaudito almeno per tre minuti. La Sicilia col suo dialetto e le sue tradizioni sono protagoniste. La storia si svolge in un paesino di montagna, dove nevica spesso e la vita è monotona. Siamo in realtà sulle Madonie e la sua è una Sicilia non turistica, non convenzionale. Ma ecco la storia. Sono gli anni 40 del ‘900. E’’ lì che arriva sporco, stanco, emaciato, reduce di guerra, Giovani Velasques (Maziar Filouzi), che torna a casa sua, dove, peraltro, dovrà pagare un debito lasciato dal padre alla sua morte Da qui inizia una storia incredibile, che sa di magico e di misterioso. A liberarlo dalla sua sofferenza sarà un’anziana “maara” (Serena Barone), che gli mette in corpo lo spirito di un uomo morto, che somiglia ad un compagno che ha combattuto con lui, di cui conserva gelosamente una foto. Diventa un mago anche lui, ma la sua popolarità finisce presto. Dovrà vedersela con la chiesa e con la mafia. Sposa la donna che ha sempre amato, nasce un bambino, e accade di tutto e di più. Meglio non rivelare. Il finale lo trova sconfitto, costretto a risarcire il debito rinunciando alle terre lasciategli dal padre e ridotto a lavorare da bracciante agricolo per mantenere la famiglia. Ma c’è di più: sul letto di morte la maara che lo ha protetto lo avverte: la presenza che è dentro di lui, è ancora lì, non lo lascia. Ma forse non è proprio maligna, forse è il rimpianto di un’amicizia profonda, di un amore. All’inizio apprendiamo che il film si ispira ad una storia vera e che è frutto di letture ad hoc e del lavoro straordinario di ricerca e di studio, dell’antropologa Elsa Guggino. Che dire di più? Giuseppe Carleo ha costruito intorno al tema, un film sui generis, che affascina e appassiona. Ottimo il cast e la musica, che è spesso quella popolare che accompagna le cerimonie, ma anche quella allegra dei momenti felici. Scritto accuratamente con Carlo Cannella, non sono da meno fotografia, scenografia e quant’altro. Carleo conosce bene il suo mestiere. Il film, imperdibile, è già in distribuzione. A breve arriverà nelle sale

Eliana L.Napoli

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