La malaria “puzza” ora si sa…

Anopheles_stephensi la zanzara che fa da vettore alla malaria da un malato ad un individuo sano…

Il nome “Malaria” proviene dalla antica convinzione che fosse l’aria cattiva a provocare le più svariate  malattie e questa in particolare che l’esperienza aveva insegnato si contrasse in zone paludose, dette da lungo tempo – appunto – malariche… La convinzione risale al lunghissimo periodo storico che precedette gli studi e gli esperimenti che culminarono nella scoperta dei microbi da parte di Louis Pasteur (27 dic. 1822 – 28 sett. 1895 ). Il medico e scienziato francese entrò, per questo, di diritto nel novero dei “benefattori dell’umanità”… Solo allora si capì bene che la “degenerazione della materia in genere” non era dovuta solo a consunzione (azione meteorica etc), ma soprattutto all’azione di batteri e funghi, responsabile anche delle malattie negli animali e nelle piante… Successivamente si conobbe l’azione nefasta dei virus.

E’ recentissima la notizia che nella relazione fra l’aria cattiva e la malaria qualcosa di vero ci sia… E’ stato trovato l’odore della malaria: dopo la mappa genetica del parassita della malattia, adesso è possibile riconoscerla “odorando” le molecole liberate dalla pelle umana, quando ancora non compaiono i sintomi ma che permettono di riconoscere l’infezione. E qui torna alla mente l’annusare di antichi cerusici e santoni…

L’attuale “scoperta”, presso il Politecnico di Zurigo, pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas, sarà il punto di parenza i ulteriori test per la diagnosi precoce della malattia, soprattutto in Paesi in via di sviluppo dove – in gran numero – la grave infezione miete ancora tante vittime o le accompagna per lunghi anni, mitigata dall’assunzione del chinino, tradizionale e mai abbandonato palliativo…

Anzitutto è stato riconosciuto nei topi: ora l’odore della malaria è stato rilevato adesso in una ricerca condotta in Africa, su gruppi di bambini in Kenya, alcuni dei quali affetti da malaria conclamata, altri allo stadio iniziale…

Coordinati dal medico Consuelo De Moraes, i ricercatori hanno raccolto i composti volatili emessi dalla pelle, incanalandoli attraverso correnti d’aria verso speciali “nasi chimici”, i gas cromatografi, in grado di assegnare a ciascuno di essi una precisa “firma”.

“L’odore della malaria – ha spiegato la De Moraes – non è dovuto alla presenza o assenza di specifiche molecole, ma a cambiamenti nella concentrazione di composti usualmente presenti nelle persone sane”.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), con dati aggiornati al 2016, la malaria colpisce nel mondo circa 200 milioni di persone l’anno, causando centinaia di migliaia di vittime, soprattutto bambini con meno di 5 anni.

Stando ai ricercatori, i cambiamenti nell’odore associati alla malaria rendono le persone infettate più “appetibili” al plasmodio, “Plasmodium falciparum”, favorendo così la trasmissione della malattia. “Individuarne l’odore – ha precisato infine la De Moraes – potrà senz’altro aiutare combattere la malattia, che, come ogni altra endemia si affronta in termini di diffusione”.

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