Da conflitto circoscritto a guerra mondiale. In supporto a Von der Leyen, Macron o Micron che dir si voglia, ecco che ora arriva anche Starmer
La narrazione dei fatti riportata dai media è spesso notevolmente carente, nonché fortemente falsata, ma non c’è da farsene meraviglia perché, ovviamente, ubbidiscono al padrone che li finanzia o, per meglio dire, ai padroni che li finanziano, anche se non è detto che, nel tempo, saranno sempre gli stessi.
Ad esempio, l’elezione di Trump a presidente degli Stati Uniti, che piaccia o non piaccia, ci ha dato modo di capire molte cose e, in particolare, abbiamo visto che alcune multinazionali che prima appoggiavano il partito democratico, ora sono passate con i repubblicani.
Intanto la convergenza, a favore della pace, tra Putin e Trump, dovrebbe farci capire che l’alleato o il nemico, in guerra, non è sempre lo stesso. Biden e i suoi hanno individuato nel solo Putin il nemico da annientare a tutti i costi, ma hanno dimenticato molti altri pericoli: in testa quello cinese, poi l’imperialismo indiano, quello turco, l’avanzata islamica, la crescita del gruppo dei Brics… La politica di potenza si può anche fare (sapendola fare) e, naturalmente, prescindendo da remore morali, ma non è detto che riesca, anzi è più probabile che se ne paghino le conseguenze e non sono certo gli esempi storici a mancare, né antichi né recenti.
Probabilmente gli Stati Uniti e la Russia ora si rendono conto che, essendo in tanti i potenziali nemici in giro per il mondo, è meglio collaborare anziché farsi la guerra. Lo avrebbe dovuto capire anche la UE, ma da quelle parti non è la saggezza ad albergare. Che vantaggi, infatti, ne ha tratto? Se si escludono i guadagni record delle lobby delle armi, per i popoli europei, Ucraina in testa, si possono elencare solo disfatte: milioni di morti, di feriti, vasti territori distrutti, perdite economiche di parecchi miliardi, di posti di lavoro, inflazione alle stelle, insicurezza crescente nelle aree vicine ai paesi in guerra, ma tutto questo si poteva evitare? Senza dubbio, perché, come disse una volta il giornalista Marc Innaro in televisione (e quella frase gli costò una sospensione), mostrando una carta geografica dell’Europa dell’est: “Come potete vedere, è la Nato che, in questi anni, si è allargata verso est e non la Russia verso ovest”. Per quanto riguarda l’Ucraina, poi, è noto che il Donbass e la Crimea sono regioni russofile che non volevano dipendere dal governo ucraino (tra l’altro giunto al potere con l’aiuto americano e non per volontà popolare), un governo che ha condotto per anni (dal 2014) una lotta spietata proprio contro i connazionali delle regioni suddette, fino a quando, nel febbraio del 2022, la Russia non è entrata direttamente nel conflitto, proprio in aiuto agli Ucraini russofili.
Chi aveva disatteso gli accordi di Minsk del 2014? Accordi che prevedevano che l’Ucraina restasse un territorio cuscinetto, al di fuori dell’influenza della Nato e della UE?
La pretesa di includere l’Ucraina nella UE e nella Nato avrebbe, poi, di fatto, per ovvia conseguenza, portato l’esercito euroamericano a 200 chilometri da Mosca e avrebbe pure comportato il posizionamento di missili a lungo raggio in direzione del territorio russo. Quale stato, dotato di un minimo di buon senso, avrebbe consentito una cosa del genere?
Di sicuro, non fu il presidente John Kennedy, ai tempi di Kruscev, quando questi stava portando i missili atomici sull’isola di Cuba, a due passi dal territorio americano. Certamente sarebbe stata una pazzia lasciarglieli collocare, ma Kennedy riuscì a impedirglielo.
Tutta la vicenda che ruota intorno alla guerra russo-ucraina lascia molto da pensare.
La UE, che ancora non si è capito bene che cosa sia politicamente, da qualche anno, a suon di miliardi (detratti dalle casse degli stati che ne fanno parte), finanzia uno stato che non ne fa parte, l’Ucraina, si allea con un paese anch’esso estraneo, come gli Stati Uniti, e quando questi ultimi intavolano, provvidenzialmente, trattative di pace con la Russia, corre ad allearsi con un altro paese che non ne fa parte, la Gran Bretagna, e, non paga di ciò, chiede anche il soccorso a due paesi “confinanti” (si fa per dire) come l’Australia e la Nuova Zelanda. A questo punto, chi vuole un conflitto mondiale?
Mettiamoci pure che noi soli italiani, per perdere la guerra contro la Russia, abbiamo già speso almeno 20 miliardi! Dunque, la UE, adesso, a trattative di pace iniziate, avrebbe deciso di continuare a spendere soldi (togliendoli sempre dalle nostre tasche) perdendo altre guerre, impoverendosi sempre di più e allargando, nel contempo, il conflitto tramite il coinvolgimento di altre nazioni.
Ovviamente, bisogna considerare che, se si forma una coalizione da una parte, immediatamente se ne forma una dall’altra, se si accumulano armi da una parte, lo stesso si fa dall’altra parte in un crescendo costoso e rovinoso per tutti, ma – qualcuno obietterà: “dobbiamo pure difenderci”, concetto di per sé valido, ma da approfondire con la riflessione successiva: “quale sarà il modo migliore per difenderci? Mentre, infatti, fior di generali italiani, come Marco Bertolini, ex comandante del Comando operativo del vertice interforze e della Brigata Folgore, ci spiegano che tutto questo bellicismo può fare solo danno, personaggi mediocri, per non dire ridicoli, che la guerra non l’hanno mai vista neppure col binocolo, come Von der Leyen, Macron e, ora, ultimo arrivato, Starmer, parlano di lanciarsi in pericolose quanto velleitarie avventure, appare ancora più sorprendente che tanta parte della sinistra, a parole sempre dichiaratasi pacifista e antinazista, si sbracci tanto per continuare una guerra, già persa, al fianco dei nazisti ucraini!
Un fatto questo che, però, non scandalizza affatto chi i fatti li studia e li analizza piuttosto che blaterare in aria di ideologie che, quando poi sono in gioco gli interessi di qualcuno che conta, vanno completamente nel dimenticatoio.
Dell’Ucraina alla UE non è mai importato nulla. Questo disgraziato paese è stato solo usato per cercare di indebolire la Russia, ma anche l’Europa stessa, perché gli eurocrati, da sempre, temono lo sviluppo e lo osteggiano in tutti i modi: le lobby finanziarie, infatti, preferiscono la decrescita, utile (al di là delle ciance green) per mantenere il proprio potere e i propri privilegi.
Il momento storico non è dei migliori e, volendo unirci ai veri fautori della pace, di fronte a tanta follia e a tanta ostinazione, vogliamo concludere dicendo: “Che Dio ci salvi”.
Lydia Gaziano Scargiali








