“Le culle per la vita” un libro di Rosa Rao presentato allo Steri di Palermo in occasione del Convegno “Al di là dell’abbandono accogliere la vita sempre”

Un Convegno per difendere la vita del più debole tra i deboli: il bambino a rischio abbandono

Un tema attuale e molto interessante quello scelto dagli organizzatori del Convegno, tra cui il Comune di Palermo, il garante dei Diritti dell’infanzia e il Movimento per la Vita di Palermo dal titolo “Al di là dell’abbandono accogliere la vita sempre”, tenutosi a Palazzo Steri lo scorso 22 novembre.

Un’intensa giornata di studi ha tenuto viva l’attenzione dei numerosi partecipanti ai lavori.

Quale essere umano è più fragile di un neonato? Chi più a rischio di morte o abbandono di un essere così piccolo e indifeso?

A questa domanda tante persone caritatevoli hanno cercato di dare una risposta concreta anche nei secoli passati.

Certo, ora nel XXI secolo, possiamo ignorare il problema oppure far sì, finalmente, che in futuro non ci siano più neonati gettati nei cassonetti.

Oggi è attuale soprattutto il tema della violenza sulle donne, problema certamente grave e giustamente molto sentito, ma pensiamo che, insieme ad esso, dobbiamo combattere qualunque tipo di violenza su qualsiasi persona venga compiuta, a qualsiasi etnia, a qualunque sesso, religione o età essa appartenga.

Tra l’altro va notato che molto spesso, nei femminicidi, insieme alla madre, vengono uccisi pure i bambini.

Una società che accoglie, che cura e assiste chi ha bisogno è una società sana, umana, civile, per questo farsi carico delle vite dei piccolissimi non è solo importante, è addirittura fondamentale.

Solo così, infatti, potremo educare le giovani generazioni al rispetto per la persona umana, al valore e alla bellezza della vita, di tutte le vite, non solo di quelle più fortunate.

Infine, soltanto salvando “il più povero tra i poveri”, cioè il nascituro, come diceva Madre Teresa di Calcutta, potremo avere una società fraterna, solidale, in grado di evitare le guerre e di crescere, invece, nella pace e nella concordia.

Giova pure, al riguardo, ricordare il pensiero contenuto nel Talmud di Babilonia: “Chi salva una vita salva il mondo intero.”

Da sin. Sandra La Porta, Giovanna Perricone, Rita Cedrini

La professoressa Giovanna Perricone, Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del Comune di Palermo, introducendo i lavori del Convegno ha tenuto a precisare che il garante è un attivatore del pensiero: “Questa città ha bisogno di modelli che ispirino le buone pratiche, ci occorre infatti un modello strutturato in maniera tale che sia possibile comprendere se, nella sua applicazione, stiamo effettivamente ottenendo i risultati che ci siamo proposti. Dobbiamo avere il coraggio di affrontare questo percorso. Al riguardo mi è quindi sembrato opportuno accogliere l’invito del sindaco, Roberto Lagalla, che ha sottoposto alla mia attenzione l’encomiabile attività del Movimento per la Vita di Palermo e, in particolare, l’opera pregevole della professoressa Rosa Rao Cassarà dal titolo ‘Le culle per la vita’.”

La prima sessione del Convegno ha riguardato l’inquadramento storico e culturale delle culle per la vita.

Al riguardo, la pediatra Sandra La Porta, presidente del M.p.V. di Palermo, nel suo intervento ha voluto sottolineare l’importanza del contributo, non solo culturale, ma anche concreto e umanitario, offerto da Rosa Rao con il suo libro sulla storia delle Culle per la vita in Italia, ora pubblicato dal M.p.V nazionale. Nel libro, viene narrata la ripresa, avvenuta in tempi recenti, della costruzione delle culle, per opera di Giuseppe Garrone, ma anche la vicenda di quella di Palermo, posta presso l’Istituto delle suore della Noce, che ebbe all’inizio un iter difficile e contrastato, ma poi fu realizzata. La culla di Palermo fu dunque tra le prime in Italia ad essere costruite alla fine del secolo scorso e si deve, inoltre, sempre all’opera di Rosa Rao, allora presidente del MpV di Palermo e referente nazionale delle culle, la capillare diffusione delle informazioni sulle culle in tutto il territorio nazionale e, in particolare, in Sicilia dove, spesso, erano in molti a chiedere consigli e pareri in merito proprio alla loro costruzione e funzionamento. L’orrore per il ritrovamento di un neonato nel cassonetto dei rifiuti, più volte negli anni verificatosi, stava facendo nascere una reazione di ripulsa verso tale atto dando nuovo impulso alle attività dei movimenti prolife italiani e, soprattutto, alla costruzione di tante culle della vita in varie città della penisola, da nord a sud.

I bambini salvati dalle culle in Italia oggi si chiamano: Stefano (a Roma), Mario (a Milano), Daniela (a Firenze), Pasqualino (a Giarre), Giovanni (a Milano), Francesco (a Firenze), Azzurra (ad Abbiategrasso, Milano), Alessandro (a Napoli), Monica (a Napoli), Emanuele (a Monopoli, Bari), Luigi (a Bari), Neonata (a Genova), Enea (a Milano), Noemi (a Bergamo) ed ora, magari, sono diventati adulti, forse presto padri e madri anche loro. Di questi piccoli siamo a conoscenza, ma di quanti altri bambini e bambine oggi siano sani e salvi grazie all’operato dei movimenti prolife non sappiamo, ma si tratterà certamente di un bel numero di cui essere fieri.  

Anche la presidente di Federvita Sicilia Concetta Dominici, riguardo alla pubblicazione di Rosa Rao ha rilevato l’input positivo che ha dato questo suo lavoro per la sensibilizzazione al problema dell’abbandono dei neonati.  “La culla – ha aggiunto la Domilici – deve rappresentare soprattutto un monito per tutti, un’esortazione a non abbandonare i neonati e non certo un incoraggiamento ad affidarli alle strutture pubbliche. La speranza, infatti, è che tutte le culle rimangano vuote. Proprio a questo scopo, infatti, è nato il servizio SOS Vita, un servizio di consulenza gratuita che il Movimento offre a chi ci contatta per avere informazioni e aiuto in caso di gravidanze inaspettate o non desiderate. Noi diamo tutto il supporto possibile perché le donne o i loro familiari possano affrontare con la maggiore serenità possibile una gravidanza in situazioni difficili con i vari problemi connessi”. Purtroppo l’autrice, per motivi familiari, non ha potuto partecipare al Convegno, ma è, invece, intervenuta, come previsto in collegamento online, la presidente del MpV nazionale, Marina Casini che ha avuto, così modo di parlare delle iniziative portate avanti dal Movimento e di spiegare le motivazioni profonde che spingono tanti volontari a difendere i valori della vita in questa società odierna troppo spesso indifferente e distratta.   

La ginecologa Maria Rosa D’Anna, già Direttore UOC dell’Ospedale Buccheri La Ferla, ha invece affermato: “La culla èuna risposta della societàcivile a una vita che deve andare avanti. Ritengo che sarebbe molto utile per tutti avere una migliore conoscenza di tutto ciò che concerne il concepimento e la gravidanza. Ad esempio, è ormai un dato acquisito che i primi mille giorni del bambino inizino addirittura prima del suo concepimento, almeno tre mesi prima. Se la mamma, infatti, in questo periodo non si è nutrita bene o ha avuto dei traumi il bambino che potrebbe essere concepito successivamente ne potrebbe patire le conseguenze. Le mamme che si trovano ad affrontare difficoltà eccessive per le loro possibilità economiche o di altro genere possono comunque salvare la vita del bambino tramite il parto in anonimato. La legge italiana offre, infatti, a tutte le donne che partoriscono nel nostro paese la possibilità di affidare il bambino in anonimato a una struttura ospedaliera che se ne farà carico. Le culle per la vita, poi, rappresentano il completamento del parto in anonimato perché non tutte le donne possono raggiungere l’ospedale.”

La professoressa Rita Cedrini, già docente di Antropologia culturale presso la facoltà di Architettura di Palermo, autrice de “I figli della ruota”, inerente appunto la costruzione delle culle in Italia, narrandone le vicende storiche ha voluto evidenziare come fosse stata avvertita anche in passato la crudeltà dei frequenti abbandoni dei minori sulle scale delle chiese con conseguente morte atroce degli stessi, le cui carni venivano spesso orrendamente dilaniate da cani o maiali. L’idea di costruire delle culle e di collocarle presso istituti religiosi oppure ospedali nacque proprio da qui, cioè dalla costatazione degli esiti nefasti conseguenti all’abbandono dei neonati ed ebbe proprio lo scopo di porvi rimedio, anche se in molti casi tale scopo, purtroppo, non veniva raggiunto a causa di altre difficoltà che subentravano in seguito. Si trattava, comunque, nonostante i suoi limiti, di una manifestazione di pietà e di solidarietà umana da non sottovalutare.

Nella seconda sessione del Convegno si è parlato di “Implicazioni pediatriche, sociali, psicologiche dell’attivazione del servizio”.

Secondo il professore di Pediatria Giovanni Corsello: “Noi pediatri, quando ci affidano un bambino, parliamo sempre di presa in carico, cioè andiamo oltre la semplice tutela della salute del neonato. Del resto va detto che questi sono i principi fondanti della pediatria, disciplina scientifica nata proprio nei brefotrofi. Fino dopo l’età dell’Illuminismo si pensò che andavano curati anche i bambini che non avevano famiglia. La cultura sociale preventiva è nata nei brefotrofi, cultura della vita, delle culle.”

Il professor Mario Giuffrè, primario della Neonatologia del Policlinico,

ha illustrato la complessa normativa seguita negli ospedali quando si verifica un parto in anonimato, normativa che mira a tutelare sia la mamma sia il bambino. La mamma che affida il suo bambino all’ospedale non va giudicata negativamente, piuttosto, invece, va ammirata perché gli vuole assicurare un futuro sicuro.

Una bella testimonianza anche quella delle suore Alessandra e Mattia della Missione Speranza e Carità fondata da Biagio Conte e del dottor Francesco Russo. Dalle loro parole vengono infatti tanti bei racconti in cui l’amore ha vinto sulla morte che attendeva tante  povere creature innocenti. Le vite di tante donne e di tanti neonati sono state salvate grazie all’intervento coraggioso di chi, nonostante varie difficoltà, se ne è preso cura. Biagio Conte in questi casi, infatti, soleva dire: “non perdete la speranza, affidiamoci al Signore e andiamo avanti.”  

Durante il Convegno da molte parti è stata sottolineata la necessità della creazione e del potenziamento delle reti supportive per mezzo delle quali si potrebbero raggiungere risultati migliori rispetto agli attuali per quanto concerne l’assistenza alle mamme e alle famiglie.

Secondo il dottor Giuseppe Sunseri, specialista in Radiologia, è lodevole ogni iniziativa volta a salvare i neonati dall’abbandono. Sia le culle sia il parto in anonimato rispondono appunto al bisogno di venire incontro a chi non può allevare il bambino, ma ne vuole evitare la morte.

L’avvocato cassazionistaFrancesco Bianchini ha, invece, osservato il tema dal punto di vista legale. Nel caso in cui si verifichi un parto in anonimato si viene a creare una sorta di contraddizione tra la richiesta di segretezza della madre e la volontà del bambino che potrebbe essere, invece, una volta cresciuto, quella di conoscere le proprie origini. Entrambi i diritti sono leciti e riconosciuti dalla legge, si tratta, però, di trovare un bilanciamento che li renda compatibili, una soluzione può essere quella di affidare la questione al Garante della Privacy. Abolire la segretezza sul nome della madre, oltre a far correre rischi di vario tipo alla madre stessa, potrebbe portare, come conseguenza, anche all’abbandono e alla morte di molti neonati. Si può, però, dare la possibilità al bambino, raggiunta la matura età o anche prima, ad esempio in caso di necessità di accesso ad informazioni sanitarie riguardanti la famiglia utili per un intervento, chiedendo alla madre in modo riservato se vuole rivedere il figlio o dargli le informazioni di cui ha bisogno. Insomma, le strade praticabili esistono, basta adoperare un po’ di buon senso.

Nel pomeriggio i lavori sono continuati con una Tavola rotonda che ha visto tra i partecipanti molti esperti di varie discipline: ginecologi, responsabili di Consultori, psicologi, pedagogisti.

Nella terza sessione del Convegno, dal titolo “Partorire in anonimato”, la professore di Psicologia dinamicaSabina La Grutta ha parlato delle trasformazioni che avvengono nella psiche della donna incinta, si tratta di cambiamenti profondi, irreversibili, a volte persino imprevedibili. Le donne, durante questa fase della loro vita, andrebbero soprattutto ascoltate perché hanno bisogno di un grande sostegno. La donna manda segnali, ma spesso non viene ascoltata. La maternità ha tanti aspetti, a volte contraddittori, ma va apprezzata anche la scelta della donna che rinuncia al proprio figlio perché lo fa per il suo bene e non per il proprio. Si tratta di una scelta matura, consapevole.

Nel pomeriggio, durante la Tavola rotonda prevista dal programma, la ginecologa Marylea Spedale, del Dipartimento della Salute di Palermo, ha, invece, parlato dei Consultori familiari, illustrandone la preziosa attività: “I consultori sono strutture sociosanitarie orientate alla prevenzione in campo ginecologico, psicologico e assistenziale-sociale. L’obiettivo dei consultori è il benessere psichico-sociale. Accogliamo la gravidanza e la rete integrata è un nostro gioiello. Un compito di cui siamo fieri è quello che svolgiamo nelle scuole dove diamo tante informazioni: dalla prevenzione del tumore del collo dell’utero all’accoglienza dei bambini maltrattati e parliamo anche delle malattie trasmissibili. La legge 194 non è una legge per l’aborto, la società civili dovrebbe offrire più assistenza, più aiuti per evitare gli aborti.”

Del tutore al quale il bambino viene affidato ha parlato il dottor Vincenzo Duca, direttore UOC di Neonatologia del Policlinico, mentre del tema dal Segretariato al Supporto sociale si è occupata Maria Cristina Conigliaro, responsabile Servizio sociale dell’Ospedale Buccheri La Ferla.

Il dottor Elio Lopresti, presidente dell’Ordine degli Ostetrici di Palermo, parlando del Punto nascita, ha detto: “Io sono ostetrico ospedaliero, m’imbatto a volte in donne che vogliono restare segrete, ma in questi casi ci sono tante responsadebilità, tante emozioni, non è facile gestire queste situazioni. Comunque noi dobbiamo tutelare sia la donna sia il nascituro e dobbiamo seguire la procedura prevista per queste situazioni.”

La dottoressa Susanna Marotta, psciocologa-psicoterapeuta al Villa Sofia-Cervello, ha, invece, parlato della funzione dello psicologo nel reparto e della depressione post partum che non va mai sottovalutata.

La professoressa Giuseppina D’Addelfio, Ordinaria di Pedagogia, ritiene che il parto in anonimato sia un’esemplarità morale: i figli di queste donne sono affidati, quindi, forse, non sono indesiderati. L’amore, infatti, è innanzi tutto una responsabilità, queste donne hanno superato l’idea dell’amore romantico e hanno scelto per il bene degli altri. L’evento della nascita ha tanti aspetti da considerare, certamente abbastanza complessi, ma il problema non può essere risolto del tutto se non si riesce a dare, poi, una famiglia al bambino.  Ne ha parlato Milena Lo Giudice, pediatra di famiglia.

Il passo successivo, perciò, quello posteriore alla nascita del bambino affidato alle cure dell’ospedale, sarà quello della ricerca di genitori adottivi che se ne occupino. Non è, però, neppure questo un percorso facile, le difficoltà non mancano sia da parte dei genitori sia del bambino. Occorre, infatti, per assolverlo con successo una grande etica della responsabilità.

La conclusione dell’evento è stata affidata alla musica, con un brano dal significativo titolo “Cuore a cuore” che ha suscitato negli animi le ragioni, appunto, del cuore perché, come diceva il filosofo francese Blaise Pascal, “il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce.”

Foto: in copertina Rosa Rao inaugura la culla di Palermo. Foto in basso: il gruppo del Movimento per la Vita di Palermo con la Garante dell’infanzia e dell’adolescenza Giovanna Perricone (terza da destra)

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