
Non andavo a Palermo da un po’ di tempo. Mi avevano scoraggiato le condizioni della viabilità sull’autostrada di cui avevo avuto notizia dalla televisione: il ponte crollato e il lungo giro per riprendere il percorso autostradale e poi l’impegno dei rappresentanti pentastellati per fare costruire una strada alternativa che evitasse la consistente perdita di tempo. Incoraggiato dalla buona nuova venerdì scorso mi sono recato in macchina nel capoluogo della nostra isola che, grazie al fatto di essere capitale della cultura 2018, ospita una serie di eventi interessanti, pubblicizzati anche da un bel servizio su L’Espresso. Il viaggio non è stato piacevole perché, dopo Enna, l’autostrada ha tante interruzioni per lavori in corso che costringono l’automobilista a continui rallentamenti con passaggi da una carreggiata all’altra, lunghi tratti di rifacimento del manto stradale… un cantiere aperto che non si sa quanto durerà. Si ha l’impressione che l’arteria si stia costruendo per la prima volta.
Comunque, Palermo si presenta, almeno nella zona centrale che è stata pedonalizzata, in bella forma: strade pulite e ben illuminate, sedili su cui potersi riposare, bar e ristoranti un po’ dappertutto, lo spettacolo di gruppi di stranieri che non si lasciano intimidire dal caldo afoso. Assieme a mio figlio scendiamo dalla piazza Verdi lungo la via Maqueda, arriviamo ai quattro canti, meravigliosamente restaurati, e andiamo nella cattedrale per un omaggio a Santa Rosalia che riposa in una splendente urna d’argento. La sera ritorniamo a Catania ma vogliamo rituffarci in quell’atmosfera domenica pomeriggio per partecipare alla processione della Santuzza. Rifaremo il viaggio in treno per evitare tutti quegli inconvenienti del percorso autostradale a cui ho accennato.
Alle 15,32 di domenica prendiamo il treno regionale che da Catania ci porterà a Palermo. Essendo arrivati alla stazione centrale un po’ prima della partenza, dopo aver fatto il biglietto, abbiamo il tempo di gironzolare. C’è caldo e la sete si fa sentire. Il bar è chiuso perché, ci dicono, di domenica la stazione è frequentata da poca gente, ma si può rimediare recandosi in uno dei due chioschi che sono all’esterno della stazione. L’afa ci fa desistere.
Cerchiamo un’edicola per comprare il quotidiano da poter leggere nelle tre ore abbondanti del tragitto ma ci informano che le edicole sono state chiuse dieci anni fa. Come servizio resta il tabaccaio ma non fumiamo e non ci è di nessuna utilità. Ritorniamo a gironzolare e notiamo che i sedili sono lucidi ma nei bordi presentano delle chiazze scure: si tratta di sporcizia consolidata nel tempo. Chiediamo, quindi di parlare col capostazione ma il bigliettaio ci dice che non c’è – non comprendiamo se si tratta di assenza temporanea o se la figura è stata soppressa – e che per lamentele sulla pulizia possiamo rivolgere al responsabile che gira in casacca gialla. Lo raggiungiamo e dietro sua richiesta gli mostriamo quanto avevamo notato sui sedili. Nasce una discussione sullo sporco che si deposita col tempo e che può essere tolto con appositi sgrassatori. Informiamo il nostro interlocutore che la segnalazione ha lo scopo di presentare la stazione pulita, principalmente ai turisti che andranno via con un brutto ricordo. L’uomo capisce la buona volontà e, dopo un breve divagazione sulle novità politiche e sulle sue speranze che la situazione cambi realmente, ci assicura che risolverà il problema in un po’ di giorni.
Prendiamo il treno all’orario segnato sul tabellone e, dopo una pausa di alcuni decenni dall’ultimo viaggio sulle linee ferrate sicule, cominciamo a gustare la comodità di una poltrona in un ambiente con aria condizionata che ci permette di parlare in inglese con un giovane di Stoccolma che sta leggendo un libro di Marcel Proust ma che ha studiato per un anno la lingua italiana e conosce alcuni autori, in primis Dante Alighieri e alcuni canti della Divina Commedia. Parliamo col conduttore che ci appare un po’ frustrato perché il tragitto Catania-Palermo, ci dice, si potrebbe fare in cinquanta minuti se si facessero i lavori di ammodernamento della linea ferroviaria. Ma pare che ci siano interessi contrari affinché ciò avvenga in tempi brevi (si dice che sia per favorire il servizio pullman, ndr). Il treno continua la sua corsa normale a 70, 80 chilometri all’ora, in certi tratti anche molto meno come possiamo vedere sull’app caricata sul telefonino. La bassa velocità non ci turba in quanto siamo coscienti che alle 18,45 arriveremo a Palermo. Ad un certo punto il bel sogno di un viaggio tranquillo finisce alla stazione di Vallelunga.
Il treno si ferma perché quello che ci precedeva ha rovinato i fili della corrente elettrica e dobbiamo proseguire in pullman fino a Palermo. Infatti, per riparare il guasto occorrono quattro ore e, per non farci aspettare tutto questo tempo, le Ferrovie dello Stato hanno chiamato un autobus che verrà da Cammarata. Il trasloco sull’automezzo privato avverrà dopo quasi un’ora di attesa nella stazioncina che non offre nessun servizio poiché è chiusa. Ma il bello dovrà ancora venire. Lasciata la strada ferrata alle spalle, assieme alla speranza di potere partecipare alla processione di Santa Rosalia, ci troviamo ad affrontare il nuovo tragitto su una strada piena di curve e in parte dissestata. Sull’autobus qualche persona comincia a vomitare, qualche altro passeggero si sente male ma qualcuno che conosce il territorio ci dice che stiamo andando a prendere la scorrimento veloce Agrigento-Palermo. Ci rallegriamo pensando che i guai finiranno e presto saremo a destinazione. Non è così! Le speranze con corrispondono alla realtà. Lo scorrimento veloce è un interminabile cantiere dove si procede a velocità ridotta per le numerose interruzioni con corsia unica semafori per regolare il traffico. Sembra una telenovela che non finisce mai. Lo scorrimento … veloce allo stato attuale resta un sogni e ha il sapore della beffa.
Ci chiediamo come è stato possibile per chi amministra la cosa pubblica, a livello provinciale e regionale, abbandonare questi territori scollegandoli dal resto del mondo e tagliandoli fuori dalle principali città dell’Isola. Ci chiediamo cosa ha fatto l’orda grillina, oltre ai pochi chilometri per bypassare il ponte caduto sull’autostrada, nei cinque anni di rappresentanza alla Regione. La gente di quella parte dell’Isola come ha potuto sopportare i disagi per raggiungere Palermo. Chi per lavoro e chi per malattia. Ci dicono che siamo nella strada che è entrata nel guinness dei primati per il ponte inaugurato a Natale e caduto a capodanno. Il viaggio continua e raccogliamo anche un’altra persona che per motivi di salute deve recarsi subito a Palermo e non ha potuto aspettare l’autobus che l’avrebbe presa assieme agli passeggeri del treno che aveva causato i danni ai fili elettrici. Sono le nove e l’autobus arranca in un percorso che sembra una gimkana. Si vedono segnali stradali con indicazioni di città che non avremmo mai pensato di leggere: Vallelunga-Pratameno, Vicari, Roccapalumba, Misilmeri … Finalmente, verso le dieci, arriviamo alla stazione di Palermo. Tutt’intorno è quasi deserta. La stanchezza ci spinge a cercare un taxi ma non ce ne sono. Un abusivo si offre di accompagnarci dietro compenso di 15 euro. Il prezzo per arrivare al teatro Mssimo ci sembra eccessivo ma il nostro lo giustifica col fatto che la festa ha intasato la zona. Vediamo poi che non corrisponde a verità. Nella macchina ci mette altre due persone ma il prezzo non scende. Siamo arrendevoli, pur di arrivare al B e B. Alla fine un’ottima pizza in un ristorante sotto l’alloggio ci rinfranca un po’ ma l’urna di s. Rosalia che volevamo vedere era già rientrata in Cattedrale. Chi è rimasto a Catania ha visto tutto comodamente guardando la Tv.
La nuova giornata è di buon auspicio perché non dobbiamo prendere nessun mezzo di trasporto. Raggiungiamo a piedi Palazzo Reale e possiamo visitare la Cappella Palatina, un sogno ad occhi aperti che a qualche visitatore del Nord provoca la sindrome di Stendhal. Ce lo confida un signore di Pisa che è lì con la moglie mentre visitiamo la stanza cinese degli appartamenti reali. Continuiamo a v edere le altre stanze e infine scendiamo a piano terra per vedere la mostra dei quadri fiamminghi. Non possiamo gustare la bellezza cromatica delle opere esposte poiché sono poco illuminate. Ne chiediamo il motivo e ci dicono che è stata una scelta del curatore della mostra. Ci dicono anche che non siamo i soli a lamentarci e che possiamo scrivere le nostre lagnanze nel guestbook all’ingresso. E’ ciò che facciamo appena finiamo di vedere la mostra.
Alle 15,32 siamo in stazione per il ritorno. Facciamo i biglietti e aspettiamo tranquilli al binario 3. Non sapevamo che la seconda fregatura ci stava aspettando per colpirci un’altra volta. Per caso sentiamo la voce dell’altoparlante che annuncia che il treno non arriverà a Catania ma verrà assicurato il trasporto in pullman dalla stazione di Caltanissetta in poi.
L’odissea del giorno prima ci mette le ali ai piedi e corriamo subito ad informarci con il personale ferroviario che era in attesa del treno. Ci dicono che a causa del caldo il ferro dei binari si dilata e il treno è costretto a fermarsi. Restiamo basiti e chiediamo come fanno a circolare i treni del nord del Paese dove le temperature a volte sono più alte. Nessuna risposta e nessuna sicurezza sul tragitto da fare. Non si sa niente di niente perché le notizie sono frammentarie e contraddittorie. Alle nostre ripetute richieste di notizie certe un funzionario piuttosto infastidito si difende dicendoci che il treno c’è; e chiude il discorso sottolineando che non vogliamo capire.
A questo punto la pazienza finisce, corriamo alla biglietteria e chiediamo l’immediato rimborso. Non ci sono tergiversazioni e andiamo di corsa alla stazione degli autobus della Sais (come volevasi dimostrare? – ndr) che si trova quasi accanto ai binari. Chiediamo se l’autobus per Catania c’è e se farà l’intero tragitto. Dopo tre ore siamo a destinazione senza patemi d’animo e comodamente seduti. L’incubo è finito.
Pippo Algozzino
(Una corrispondenza da Catania)
Nota
Abbiamo pubblicato due articoli sul programma di rimettere in servizio treni antichi e più lenti per favorire un turismo”vintage”, anche riproponendo la trazione a vapore: non è altro che “un gioco”, destinato anche alla valorizzazione della enogastronomia siciliana che si avrà il tempo di gustare in viaggio e in stazione. Uno dei treni sperimentali è giunto alla Colimbetra e al Tempio di Vulcano (vedi articolo). Altri tragitti valorizzeranno l’Etna,mentre si progetta un imminente ripristino della circumetnea e di altre linee a scartamento ridotto… Molto azzeccato e opportuno, tutto ciò, purché non si dimentichi che il maggior problema è di ammodernare le linee”normali”, velocizzare le percorrenze e far sì che – grazie al Ponte sullo Stretto – anche gli elettrotreni possano giungere i Sicilia e…ripartire per la Penisola. Anche contro tali obiettivi, però, opposti interessi (e maggiori) si frappongono… Tornando alla Palermo Catania, è stato di recente dimostrato che la percorrenza può scendere a sole 2 h 47′ senza grandi innovazioni tecniche. Lo ha dimostrato il Minuetto nel 2015, pur viaggiando più o meno sui vecchi binari, per sopperire al crollo del ponte sull’autostrada. Insomma, quando si vuole… (G.Scargiali)








