Circola l’idea che la natura sia perfetta e che i mali provengano solo dal peccato e dall’errore umano. Questo concetto viene ripetuto con convinzione. E’, quasi, di …moda. L’obiezione di base che opponiamo dovrebbe bastare ed essere definitiva: Non siamo anche noi, esseri umani, parte della natura? Perché mai la natura dovrebbe essersi sbagliata proprio con chi ha scelto per donargli la conoscenza, il pensiero e quelle capacità che possono giovare o nuocere ad essa?
Ciò che è ovvio è proprio il contrario. Cioè che la natura si attende una risposta dalla ragione che “ci ha donato”.
La visione erronea, cui accenniamo, è da ritenere – secondo noi – grave e foriera di pericoli per l’individuo e la società…
L’errore – scavando nel profondo – nasce dal platonismo e dal filone classico della filosofia greca, che chiude il suo pensiero con Aristotele. Ma sostanzialmente si ispira alla “scuola eleatica” di Parmenide e Zenone. Per inciso Elea si trovava nella Magna Grecia non lontano da Paestum. Grandi pensatori gli eleatici e i tre filosofi considerati il fulcro della filosofia, Socrate, Platone e Aristotele. Ma il loro pensiero è foriero di un grave errore di base che culmina in Platone.
Platone accusa l’uomo di stupidità e poca iniziativa, tanto da non accorgersi del bello che esiste – già pronto – fuori dalla grotta in cui si ostina a restare con le spalle girate alla porta. La natura, dunque, è già perfetta. I problemi proverrebbero dall’umanità… Il concetto viene ripreso – in modo solo formalmente diverso – in tempi moderni da Rousseau e dalla rivoluzione francese (Illuminismo).
Contro tali idee – abbiamo scritto più volte – si schiera il pensiero costruito da altri pensatori greci, come Eraclito e gli atomisti guidati da Democrito e da Pitagora, ma già anche da Empedocle…
Per Platone come per Parmenide il mondo è caratterizzato dall’unità e dalla staticità in quanto già perfetto. Avrebbe potuto un Dio perfetto creare un mondo imperfetto? Così ragionano. Nella visione di Eraclito, secondo noi, delle sacre scritture, il mondo è caratterizzato dalla molteplicità (anche dei …problemi) e dal movimento: l’unità è solo in Dio, solo Dio è “fermo”.
Ma già Platone stesso e poi il suo epigono cristiano Agostino si accorsero in vita che il loro modo di pensare aveva conseguenza disastrose sul piano morale: Che mai ci stava a fare l’uomo con la sua intelligenza e le sue scelte, se non poteva migliorare il mondo nel corso del suo operato e nella storia? Quindi, il platonismo, ripreso dall’illuminismo e dai neo platonici guidati Da Hegel, è una teoria sostanzialmente immorale, anche se si veste del contrario. Anche se, dipingendo un mondo esterno meraviglioso e perfetto -al quale è facile …adeguarsi – è molto suggestiva, addirittura -purtroppo – ammaliante…
Torniamo al concetto di Dio: ci avrebbe dunque posto di fronte alla scelta fra il bene e il male come di fronte ad un gioco, una sorta di lotteria, magari con un minimo di abilità personale? Dopodiché, felicità eterna per i vincitori e punizione eterna per i perdenti. Infatti la visione attuale (certamente platonica) dubita dell’esistenza dell’inferno, cioè del “fuoco eterno”.
Dio sarebbe troppo buono per punire anche i cattivi: col tempo perdonerà,dunque, anche loro?
Ma, sia che esista,sia che non esista un inferno (c’è, dunque, chi ne dubita, cioè i platonici), non c’è dubbio che l’errore e il peccato si paghino cari – di regola – già su questa terra.
Ma anche di fronte al problema dell’evidenza del Male, i “platonisti”puntano i piedi. Direi che vedono le streghe…
Lo stesso Papa Francesco al bimbo che gli chiede come mai anche i bambini muoiono, risponde: “…francamente non lo so neppure io”.
C’è una teoria che spiega l’esistenza del male e, accettandola, mette a posto le tessere dell’intero mosaico delle sacre scritture: tutto.dal vecchio testamento al nuovo finisce per coincidere e trovare giustificazione e spiegazione.
Ne abbiamo parlato altre volte: il male ha un’esistenza ben concreta. Del resto, se la ragione sostiene la fede in base alla logica che un mondo così complesso deve aver avuto un “inventore” e un “ingegnere”, anche il malesi presenta concretamente (lo definiremo fra un attimo) e viene giustamente personificato in Satana sin dal paradiso terrestre. Del resto,come avrebbero fatto i diavoli – da angeli – ad abbracciare il male se non fosse preesistito?
Solo qui la diffusa teoria del tradimento degli angeli vacilla, sempre che si sostenga che da sola rappresenti il male. Questo doveva già esistere ed essere ben concreto. Siamo di fronte ad una logica stringente…
Va precisato che tutto deve avere una logica, in linea con quella che ci è stata donata. Gesù stesso non mette mai in dubbio il buon funzionamento della logica umana, anzi nelle sue parabole ci mette speso davanti alla logica “stringente” della realtà…
Dio, della cui perfezione non dubitiamo, per creare il mondo, ha avuto certamente un motivo. Noi aderiamo alla teoria che abbia creato il Mondo per perfezionare ulteriormente se stesso: Se non lo avesse fatto si sarebbe auto accusato, forse, di omissione. Ha creato una natura (il cosmo) bellissima: un grande complicatissimo orologio e nella terra qualcosa che è stato paragonato a un paradiso. Al genere umano è stato concesso di “accorgersene, di apprezzarlo e di goderlo”, tanto è vero che un forte spirito di conservazione (e ancor di più un senso di piacere) ci fa desiderare una lunga vita.
Il Male che constatiamo si presenta,oltre che sotto forma di peccato e di errore e ignoranza, sotto forma di malattia e catastrofe.
Quale il compito dell’umanità se non quello di combattere il Male in tutte queste forme?
No, l’umanità non è cattiva, è certamente buona, è il culmine della creazione e ha un ruolo. Quello di sconfiggere il Male in ogni sua forma. Da qui trova una logica anche il più vote citato “aiuto di Dio“. L’umanità è sostanzialmente buona e ha ricevuto forse come dono più bello, quello di partecipare alla vittoria finale di Dio contro il male. Da qui la logica del progetto salvifico divino.
Germano Scargiali
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Nota: Si accordano con la visione espressa sopra anche le parole di San Francesco: “...dolce è sentire che non sei più solo ma che sei parte d’una grande vita“.
Dicevamo, appunto, che “tutta la logica cristiana va a posto” se si ritiene che Dio chiami l’umanità a collaborare con Lui nella lotta contro il Male… Nel verso di San Francesco il cristiano con la fede entra a far parte di quella grande comunità (può essere vista, anche, in tono più “ufficiale”, come la grande Chiesa dei credenti) che unita in tutto il mondo crede in Dio, nella configurazione univoca che è nelle sacre scritture. Essa collabora tutta allo stesso ideale religioso. In tutta la tradizione la sconfitta del Male è continuamente presente.
Si pensi alla tracotanza del Maligno che osa tentare lo stesso Gesù nel deserto. Il diavolo sa benissimo che quello è Dio – il suo giurato nemico – ma lo tenta ugualmente come uomo. Insomma, le prova tutte… E’ il Vangelo che parla. Se siamo cristiani non possiamo non “leggerlo”. Anzi. Ogni episodio, addirittura ogni parola, è un significante. Quasi sempre ha più significati, più chiavi di lettura: rivelazione, insegnamento, simbolo, poesia…
In conclusione, la lotta contro il Male è strenua. Anche i peccati comuni, nel fare notizia offendendoci, così come le “disgrazie casuali”, hanno una doppia veste di manifestazione male presente in sé sulla terra (il male è un fenomeno cosmologico la cui presenza riteniamo qui concreta e innegabile) e di tentazione diretta ad allontanare l’individuo dalla fede. Ad abbandonare l’idea di un Dio provvido.
Ma è ovvio e ricorrente in tutta la storia cristiana e nelle scritture come Dio prediliga chi lo segue nella lotta del Bene contro il Male. Ed anche ha fede che il bene esca vittorioso e, col tempo, debba trionfare. L’intera storia, nel lungo termine, prova come si proceda verso il meglio, sia pure con qualche intoppo.Ma qui entra il concetto di “pazienza”:non si può pretendere di vincere la partita in mo, per esempio nel corso di una vita: Un simile progetto rasenta il peccato originale. Ne abbiamo parlato si questo stesso giornale. Attenzione, quindi, alla nostra spinta verso troppo rapide riforme in tema di religione…
Tornando al tena centrale, il discorso di base si allarga, certo, anche al concetto di “ecumenismo”. La religione di Roma è ecumenica perché appartiene a tutto il mondo (ovunque vi sia una casa, ecumé). Le “altre” sono religioni di popolo. Quelle scismatiche cristiane assumono la veste di religioni di gruppo sociale (per quanto esteso) o,peggio, di religioni di stato come’è il caso della Chiesa inglese. C’è una bella differenza!
Per questo, bisogna procedere con molta prudenza nel parlare di fratellanza fra le religioni, quasi fossero la stessa cosa.
Migliore e “alta” è la riflessione che abbiamo ascoltato dal Prof.Ignazio Buttitta, ordinario di Culture e società all’Università di Palermo. Quando parla dell’evidente presenza di un “homo religiosus“.
“In tutto il mondo – afferma Buttitta – l’uomo normale si presenta come …Homo religiosus”
L’homo non religiosus è, quindi, sostanzialmente un “non homo“. Per chiarire ancora, un cristiano può affermare che da sempre l’umanità abbia intuito l’esistenza del soprannaturale e di un Dio o più Dei. E notare che, nel complesso, le religioni insegnino il bene comune e la morale…. Purché si tenga distante dal pensare ad un religione unica. Di un Dio comune si può, ma “a mala pena”, parlare per le due altre religioni abramitiche: ebrea e musulmana…
Perché, viceversa, si “esce” dalla Chiesa Cristiana, cioè da quella “grande vita” illustrata così poeticamente da San Francesco d’Assisi. Ma tutto ciò sarebbe, ovviamente, vero anche se il Santo d’Assisi non avesse parlato.
(G. Scargiali)







