“Non lavorate in Libia” è il consiglio del governo alle aziende italiane

<> on February 27, 2011 in Benghazi, Libya.
L'Italia un po' "ci prova": carri armati col tricolore in Africa da dove mancavano dal tempo di El Alamein. Ma c'è chi è contrario a cannoneggiare l'Isis...
L’Italia un po’ “ci prova”: carri armati col tricolore in Africa da dove mancavano dal tempo di El Alamein. Ma c’è chi è contrario a cannoneggiare l’Isis…

Non è difficile accorgersi del modo “puerile” in cui l’Italia è governata, quando ascoltiamo la frase: “alle aziende italiane è …sconsigliato lavorare in Libia”. Essa viene fresca-fresca dal ministero degli esteri, dopo il rapimento dei due addetti di un’impresa della Penisola, uno dei quali lavorava lì da anni…

E’ ovvio che, se le aziende italiane – che si trovano impegnate nell’ex terra di Gheddafi, cioè un centinaio …solo le più grandi e note – seguissero in massa il consiglio del loro governo, l’Italia perderebbe i contatti con quel prezioso mercato e quell’interlocutore per il quale, a dispetto di tutto, rimane ancora in testa alle presenze straniere e relativo fatturato. La Libia è anche quell’enorme riserva di petrolio e gas a pochi chilometri dalle coste siciliane, che potrebbe ricominciare a dare letteralemte oro in faorma di energia, con i progressi verso la pacificazione e la sconfitta dell’Isis, che appare sempre più una mera questione di tempo. Non molto se già ci si lamenta con il governo libico perchè non garantisce abbastanza la presenza italiana…

Gli scambi con la Libia, a partire dal fatturato, si sono più che dimezzati dal tempo di Gheddafi. Igentiloni-vignettan ciò è riuscito il governo Usa del pacifista Obama, coadiuvato dalla ottusa complicità degli inglesi e – soprattutto – dei Francesi che continuano a “vaneggiare” attorno ad una politica oceanica dalla quale sono del tutto out. Ma non del tutto, come probabilmente speravano…

Quando Fayez al-Sarraj, il premier che (dei tre attivi) promette – essendo tramite Onu, di creazione internazionale – di normalizzare la Libia, assicura che si sta interessando e di poter assicurare che il rapimento dei 2 italiani è opera di una banda di ladroni, la tv dice che il “farsi vivo” di Sarraj è prova di vitalità ed è è importante per il ritorno dei nostri compatrioti. Certo! Ma bisogna battere sul tasto sulla vitalità “in linea generale” di Sarraj: essa offre speranze su un futuro migliore di tutta l’Italia che ha nella Libia un interlocutore privileggiato di così grande importanza… L’argomento non viene, neppure stavolta, centrato. E’ la pòrova della pochezza culturale generale. Solo gli operatori, le imprese, certi sperimentatori hanno una cultura degna del mondo attuale…

L’Italia è viva “nonostante le cure del suo governo” e la politica anti mediterranea degli americani. Occorre capire – e gli italiani in gran parte lo ignorano – che la maggiore forza dell’Italia all’estero risiede nei grandi appalti. Le imprese italiane, dal tempo della diga di Assuan, vincono grandi gare e partecipano alla realizzazione delle massime opere pubbliche del mondo. Fondamentale l’apporto italiano nel raddoppio del canale di Suez e nella realizzazione del canale di Panama. Lì lavorò proprio l’Impregilo, quella che stava per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina e attorno alla quel si levarono un nugolo di chiacchiere da cortile per diffamarla, per dubitare della sua validità…

Questo “spaccato” valga a far capire che l’Italia, grazie alle sue imprese e agli imprenditori non sarebbe quella “piccola nazione” che risulta dalla sua azione di governo in politica estera. Una politica quasi invisibile da “signorsì” da perfetto lacché. Le aziende vanno avanti per conto proprio. Incluse, persino, alcune di carattere “statale” come l’Enel o la Telecom Italia.

Occorre leggere la stampa tedesca, le relazioni all’attività delle loro fiere campionarie, per sapere che l’Italia è seconda solo alla Germania (e non di molto) per presenza di proprie imprese all’estero. Sono oltre 8500 le aziende italiane presenti nei mercati esteri della sola Europa. Più le piccole che sfuggono ai rilievi…

Vogliamo dire che il popolo italiano viene tenuto all’oscuro anche di ciò che l’Italia è e sa fare. Quale il motivo? In compenso la classe politica – la casta – resta chiusa e vuol restare dentro ub aurea mediocritas che resta quella dei ladri di galline, anche quando si tratta di galline dalle uova d’oro…

Mentre il governo stanzia poco per la sperimentazione e la ricerca, suppliscono i privati, i cosiddetti “cantinari” che, senza mezzi continuano ad inventare l’incredibile. Come fece Marconi con la radio. Vedi il giovane studente che ha appena vinto un Nobel giovanile per la propria invenzione in materia di hardware per pc.

Ci insegnano i nonni che “chi non risica non rosica”. Ma il governo aveva i nonni già morti quando nacque: “sconsiglia” di lavorare in Libia. Meglio, ancora una volta provare a riderci un po’ sopra…

(Germano Scargiali)

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Nella foto grande una raffineria italiana ancora attiva.

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