Obesità e invecchiamento

E’ il digiuno il segreto per rimanere giovani ed in salute?

 “…Che cosa sai fare, dunque?” “Io so pensare. So aspettare. So digiunare.” Herman Hesse – Siddharta

Finite le festività, occasione di banchetti e rilassamento generale, affrontiamo un tema spesso contrastato sia dal singolo che da tutte le nostre società: sovrappeso/obesità ed invecchiamento.

Siamo di fronte ad une evoluzione epocale. Da circa 30 anni infatti, a seguito di profondi cambiamenti nelle condizioni di vita delle società occidentali (migliorata alimentazione, assistenza sanitaria, lavoro sedentario etc..), è diffusamente presente un cambiamento demografico: si è ridotto il tasso di natalità ed è aumentata l’aspettativa di vita con una maggiore presenza di anziani.

La rappresentazione grafica delle classi di età è profondamente mutata e ne è testimone.

Ma a questa transizione corrisponde anche una migliore qualità della vita?

Non sempre. Si diventa anziani più facilmente e, per vari motivi, aumentano le malattie croniche non trasmissibili.

Aumenta il sovrappeso/obesità che adesso interessa più di 2 miliardi di persone nel mondo e che è alla base di molteplici malattie.  Tra cui il diabete mellito e le malattie cardiovascolari, tant’è che è stato coniato il nuovo termine diabesità che esprime l’associazione tra diabete ed obesità.

Occorre aumentare l’attività fisica e fare una dieta adeguata. Cosa molto difficile da perseguire e spesso fallimentare per diversi motivi. Ma, come diremo a breve, l’organismo ha dei meccanismi antichi che consentirebbero di salvaguardarlo da questi problemi.

Tutti gli organismi viventi, infatti, animali e vegetali hanno dei meccanismi biologici che abitualmente (letargo) o, in particolari condizioni critiche, consentono loro di mantenere efficiente la funzione degli organi vitali e di far fronte a situazioni ambientali (stagione invernale, ma anche estiva) e di contrastare situazioni traumatiche (incidenti, malattie). Il digiuno inoltre si osserva nel mondo animale durante i prolungati periodi che precedono e seguono gli accoppiamenti (es. salmoni) o durante complessi fenomeni come le metamorfosi (girini, crisalide).

Tali processi sono anche in grado di contrastare (fino ad un certo punto, purtroppo) i processi di invecchiamento.

Tali meccanismi fanno spesso riferimento all’autofagia che è un processo fisiologico del corpo (che mangia se stesso, detto anche autolisi) che si attiva sia in particolari condizioni di carenza e che avviene a livello cellulare.

Inizialmente gli studi si focalizzarono nell’identificazione dei geni coinvolti nel processo in alcuni organismi eucarioti (dal greco εὖ κάρυον = con vero nucleo) semplici come i lieviti chiamandoli geni ATG (da “Autophagy“).

Successivamente venne scoperto che l’autofagia non avviene soltanto nei lieviti, ma anche negli organismi eucarioti superiori.

L’autofagia porta alla distruzione di parti delle cellule e si realizza o digerendo una parte della funzione vitale malata o danneggiata oppure digerendo altre strutture vicine che, in questo modo, forniranno le componenti essenziali per la prima.

Il prodotto finale, anche tramite l’attivazione di geni embrionali, sarà un organismo più snello e ringiovanito.

Buona parte di questi studi è avvenuta grazie al contributo scientifico di Yoshinori Ohsumi. La ricerca gli valse il premio Nobel per la medicina nel 2016, e consentì di comprendere l’importante ruolo dell’autofagia nell’uomo.

Agevolare tali fenomeni è un modo come ringiovanire ed è, attualmente, uno dei filoni di ricerca più battuti al fine di contrastare l’invecchiamento.

Ma cosa accade attuando il digiuno nell’organismo umano? 

Si ottengono diversi effetti benefici:

  • sul metabolismo e sul diabete;
  • sull’apparato cardiovascolare: migliora il profilo dei grassi (colesterolo), l’insulino-resistenza e l’infiammazione;
  • si abbassa la pressione arteriosa;
  • si potenziano le difese immunitarie e, quindi, migliorano le difese dell’organismo sia contro le cellule cancerogene che contro le infezioni;
  • migliorano le capacità cognitive e mentali in generale.

E’ bene però segnalare però che, a parte occasionali situazioni, il digiuno terapeutico va attuato e prescritto sempre sotto controllo di un medico competente con esperienza in questo ambito anche perché esistono potenziali rischi in certe condizioni come la gravidanza, l’età avanzata, l’osteoporosi e certe particolari condizioni fisiche. Oggi inoltre esistono dei programmi di digiuno limitato nel tempo detti “mima-digiuno” che, in qualche modo, otterrebbero gli stessi risultati di un digiuno prolungato.

In definitiva il digiuno rappresenta un campo di ricerca molto affascinante e attuale, ma anche rischioso.

Il corpo umano vive attraverso questo processo di auto-decomposizione, quasi una forma di cannibalismo. Cerca di mantenere un equilibrio delicato fra costruzione e distruzione, ed è” – ha detto Ōsumi Yoshinori – “in definitiva una metafora della vita“.

Fonte foto: www.nippon.com/en/ncommon/contents/behind/54559/54559.jpg e Patti Black

di Guido Francesco Guida

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