Siamo continuamente inondati da notizie riguardanti guerre, tragedie, conflitti, spesso molto contrastanti tra loro, ma come possiamo orientarci in tale marasma senza incorrere in errori di valutazione?
Sia che si tratti di avvenimenti passati sia attuali, innanzi tutto, chi volesse addentrarsi nell’affascinante mondo della ricerca storica, dovrebbe risalire alle fonti per stabilire chi ha riportato il fatto in questione e a che scopo, poi, dovrebbe controllare se tali fonti siano affidabili e quanto, infine, sentire anche la campana opposta (se possibile). Neppure tutti questi controlli, per altro complessi e non sempre attuabili, però, ci faranno scoprire la verità fino in fondo. Non per nulla Pirandello scrisse “Così è, se vi pare”.
Su ciò che accade ognuno si fa la propria opinione in base alla natura, formazione, fede, opinione politica…pochi amano esercitare il dubbio e molti finiscono per dare giudizi superficiali.
In genere, ci si attiene all’opinione dominante perché è più comodo e meno rischioso. Così al posto dei vecchi pregiudizi si adottano i nuovi. Politically correct, cancel culture e pensiero unico sono i nuovi binari in cui occorre muoversi se non si vuole finire censurati. Perché oggi non viene censurato quel che effettivamente lo meriterebbe per il suo contenuto: volgare, blasfemo, violento…ma quel che al deep state non piace.
Nel mondo dei media, quando ai giornalisti è concesso di esprimersi liberamente, per lo più si cerca di fare sensazione, la verità passa in secondo piano. Quel che conta è lo scoop, l’audience.
Parlando, poi, di fatti di un passato non recente limitarsi alla lettura di un singolo autore ci darà soltanto una visione parziale, se non addirittura distorta, dell’accaduto, d’altronde neppure la lettura di tanti autori differenti, se tutti dello stesso indirizzo ci potrà avvicinare a una migliore comprensione .
Per fare un esempio pratico, la storia del Risorgimento italiano è stata esaminata da storici di scuola liberale, cattolica, marxista, meridionalista…insomma da studiosi che ne hanno dato interpretazioni molto differenti e anche la semplice constatazione dell’esistenza di punti di vista molto lontani tra loro dovrebbe renderci più accorti nel decidere a chi dare più credito o, forse, un po’ a tutti perché ogni storico, in fondo, soprattutto se in buona fede, ha dato il proprio contributo arricchendo il sapere collettivo. L’importante è non trasformarlo in un assoluto, in qualcosa di immodificabile. La conoscenza è apertura verso le nuove acquisizioni, ma non dev’essere neppure sistematico rifiuto di antiche conoscenze e tradizioni che possono mantenere nel tempo la loro validità. Non esistono solo gli errori degli antichi, ma anche quelli dei moderni.
Un esempio? Certe odierne imposizioni “culturali” o sedicenti tali che, secondo alcuni, apporterebbero chissà quali benefici all’umanità e che, invece, la rendono solo più debole e manipolabile.
Questo scritto vuol essere un invito a rispettare le idee e le culture di tutti, ma anche a cercarne una sintesi che possa rendere possibile una convivenza pacifica tra i popoli, apportatrice di sempre maggiori progressi, perché il progresso, quello vero – non va dimenticato – nasce dalla libertà.
Lydia Gaziano Scargiali








