Per un pugno di pound: la GB se ne va…

I palazzi di Westminster: La Gran Bretagna si è staccata come in una sua zattera per galleggiare in Oceano fuori dall’Europa: fa così da quando l’America ha “giurato” su un patto massonico con Washington e lo ha anche rispettato nei secoli recenti. La meraviglia era che fosse entrata in UE…

Anche l’uscita dell’Inghilterra dall’UE viene commentata – purtroppo – entro le trappole create dall’ideologia. Siamo ormai difronte  una “malattia” del ragionamento e della cultura dominante contagiata come da un “corona virus” che, anziché dall’oriente, proviene dalla mentalità idealistica trasmessa dall’800 al XX secolo ed ancor viva e dannosa nel XXI. Purtroppo la critica prevalente ragiona, infatti, fra i “paletti” di categorie predefinite, come entro delle gabbie dalle quali non esce se non per caso…  Ma”il problema” coinvolge sia chi parla, sia chi ascolta e, per conseguenza, è frequente che- almeno in generale – non ci si accorga neppure dell’errore.

L’uscita della Gran Bretagna dall’UE ci fornisce – quanto meno – lo spunto per parlare in determinati termini…

I commenti, da qualunque parte provengano, somigliano a quelli di un cortile. Ma restano anche in una sorte di “regno dell’ignoranza” che – in questo come in altri casi – non può non preoccupare. Ciò per la scarsa capacità “diffusa” di giudicare, di confrontare l’evento con la storia,di uscire dal recinto delle proprie convinzioni  ideologiche.

Da una parte c’è chi piange” e si prodiga nel paventare una serie di conseguenze negative. Enumera gli …immancabili “pericoli” del caso. Si stupisce, si indigna, ipotizza conseguenze sia per l’Inghilterra, sia per l’Europa.

Dall’altra c’è chi brinda alla fuoruscita dell’Inghilterra, sia perché non ama – come molti – gli inglesi, ma soprattutto perché non identifica l’Europa – i sognati Stati Uniti europei – con “questa” Europa, cioè con l’UE. Pertanto, uno smacco, una battuta d’arresto, un voltafaccia vistoso da parte di chi, in UE, era – semmai – un privilegiato, rappresenta una ‘bella’ lezione per Bruxelles.

Il problema si pone di solito sul piano di un contrasto apodittico errato: non sei con l’Unione europea? Sei anti europeo. Sei anti europeista…

Ah, se rinascesse Gino Bartali con il suo “è tutto sbagliato, tutto da rifare”! Quasi sempre – a proposito del ciclismo e della realtà sportiva – aveva ragione anche lui…

Si noti anzitutto che i primi a festeggiare e brindare – persino con poco garbo all’interno stesso del  parlamento di Bruxelles -sono stati gli inglesi. In stragrande maggioranza.

Anzitutto, la retro marcia inglese era quanto di più prevedibile. La meraviglia – come abbiamo già scritto – era che fosse entrata sia pure restando sull’uscio, mantenendo in vita, a differenza di tutti, qualcosa di non trascurabile: la “propria” sterlina, il prezioso pound… La verità storica è che il popolo inglese si è abituato nei secoli al rispetto assoluto da parte del suo governo del patto massonico che – attraverso l’atlantico – strinse Washington con la ex “Madre patria” per ottenere l’indipendenza nel 1779. Da allora la Gran Bretagna ha combattuto le sue guerre con l’America contro l’Europa. Se non si capisce ( o non si vuol capire) questo, non si ha un’idea della storia del 900 al meno sul terreno bellico politico.

Ciò che è europeo viene definito, anche, spregiativamente dagli inglese come “Continental“. A partire dal breakfast senza le uova al bacon.

Se aggiungiamo che “questa Europa” è regolamentata come hanno voluto gli Stati Uniti, con il sospetto che abbiano così inteso evitare di farle guerra, attraversando per la terza volta l’Atlantico, si sarebbe dovuto sospettare che gli inglesi vi tenessero “un piede dentro” con il beneplacito degli yesman di Bruxelles e Strasburgo al solo fine possibile di fare da spia ed evitare che l’Ue intraprendesse, magari casualmente, una qualche strada giusta.

L’America teme fortemente l’Europa che, con il suo alto livello civile ed anche tecnologico (ricerca), se avesse mantenuto le colonie, già oggi dominerebbe il mondo. Questa è stata la causa delle due guerre, in cui con bagagli e, soprattutto armi, gli “amerikani” hanno varcato l’oceano, con il vantaggio di aver sperimentato prima degli europei il metodo della produzione a catena e la stessa moderna “organizzazione dell produzione”.

Evidentemente, non era così. Stare in Europa era un errore. Lo è per il Mediterraneo, perché la politica europea lo ignora. Anzi risulta anti mediterranea. “Tutte” le misure prese dal trattato di Lisbona e ribadite a Barcellona sono state assolutamente disattese. Tutte le iniziative perché il Mediterraneo colloquiasse all’interno dell’Ue e con gli stati frontalieri addirittura interdette.

Ma stare in UE è anche un errore per gli stati che si ritiene debbano dominare sugli altri: Germania, Francia e l’Inghilterra, che, per mentalità e principio di vita, “non fa nulla in cui …non ci guadagni”. Germania e Francia sono sotto la minaccia di default, forse come la Grecia, certo peggio dell’Italia. Che cosa ci avrebbero guadagnato a “stendere” i greci al tappeto e la stessa Italia, mettendole in condizione di non poter pagare neppure gli interessi sul debito e imponendo loro la politica economica opposta “al da farsi”, cioè il rigore interno, non si comprende. Infatti, era un’idiozia. Hanno cominciato subito a perderci anche loro, anziché liberarsi da concorrenti attuali,possibili o solo potenziali. Ma non ci possono essere dubbi che, al mondo, vi sono cervelli che ragionano in quel modo.

Evidentemente non hanno capito Keynes. La loro grettezza e la loro insaziabilità (chi ha conosciuto certi speculatori capisce) fanno sì che non concepiscano la bontà della lezione che ha accompagnato la rivoluzione industriale e l’economia di mercato: realizzare un regime concorrenziale, ma nell’equilibrio generale,  cioè non al punto da “far fuori” i concorrenti. Anzi, aiutandoli a non cadere troppo in giù…

E’ in questa situazione “dinamica” che il mercato internazionale resiste e cresce a tutto favore dei mercati interni. La ricchezza è ben poco simile a quella della terra e dell’oro. Oggi la ricchezza dei popoli,cioè delle nazioni, è efficienza nella produzione e ancor più negli scambi, supportati da un’efficiente rete di trasporti. Anche qui: se non si capisce questo pur articolato, quasi evanescente ma fondamentale, concetto, non si capisce la realtà moderna, non si può parlare del futuro, che è già presente e – tutto sommato – neppure da poco tempo…

Inoltre: che togliendo la sovranità monetaria ai singoli stati senza aver raggiunto una (ben difficile) coesione di intenti economici e politici all’interno dell’Europa, si rompeva immediatamente un un “giocattolo” che aveva fino allora funzionato egregiamente. Diremmo “alla grande”, cancellando definitivamente anche il ricordo che, al di là del vessato Mediterraneo, era comunque quella dell’Europa stracciona di Victor Hugo e Charles Dickens… 

Di questo gli inglesi si sono accorti. Proprio nel giorno in cui sono sono ufficialmente e definitivamente usciti dall’UE hanno festeggiato per le strade, hanno brindato. La borse di Londra, una dell primissime al mondo, non ne ha sofferto affatto.

Ciò non toglie che sarebbe ben più azzardata una similare fuga da parte di stati come Italia, Spagna e Grecia, letteralmente prigionieri in una vera e propria trappola tesa loro dalla storia in divenire. Calza a pennello la battuta da caserma: “L’Ue ci tiene per i c.ni”

Germano Scargiali

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