Perché dire NO: Vogliamo Cambiare? Sì ma in meglio!

Ormai ci siamo! Dopo almeno 8 mesi di bombardamento mediatico, nelle piazze e nelle segreterie di partito e non. Siamo alla spunta sulla scheda del referendum. Si o no? Siamo tutti consapevoli della stanchezza generale e non vogliamo ulteriormente tediare chi legge dopo la personalizzazione altalenante che il premier ha costantemente attribuito agli italiani in base alle variabili aspettative di voto che i sondaggi proponevano. Costante si è però mantenuto il cancan di TV (di stato all’unisono), aziende, donne e uomini di spettacolo, politici europei e d’oltreoceano che sono stati o stanno per essere sconfessati dai loro elettori.

Ma siamo al dunque. Non che il tema non fosse importante: modificare la Costituzione italiana la cornice entro la quale vive e si confronta la nostra nazione è enormemente importante; ma forse, proprio per il suo ruolo e la sua universalità, si sarebbe dovuto fare in modo che la legge fosse stata più condivisa e proposta ai cittadini in momenti meno travagliati dal punto di vista economico e sociale. Ma poiché così è accaduto, andiamo al sodo.

Risparmio? Ridicolo. 58 milioni di euro (secondo la ragioneria dello Stato) è il ricavo che viene da una fantomatica abolizione del Senato che rimane con tutta la sua impalcatura e costi per infrastrutture e personale per essere sostituito da rappresentanti non eletti direttamente dai cittadini. Il numero di deputati rimarrà di 630, lasciando così una Camera pletorica con le stesse altissime indennità. Se si fosse cercato il risparmio si sarebbe potuta approvare e non rinviare in commissione la legge presentata alla Camera dei deputati dal M5S il 26 ottobre scorso e che, con la semplice riduzione degli stipendi ai parlamentari avrebbe consentito un risparmio di ben 87 milioni di euro.

Semplificazione? Direi complicazione poiché alcune prerogative legislative restano al Senato che certamente, in quanto portatore di altri interessi e con un’elezione di membri regionali sfalsata dalla nazionale, entrerà in competizione/confusione con la Camera. E poi mancano i decreti attuativi che dalle precedenti esperienze impiegano decenni per essere varati. Aumenteranno le procedure legislative e la divisione per materie causerà conflitti di attribuzione.

Abolizione del Senato? NO! Il nuovo Senato sarà composto da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica per 7 anni. In buona sostanza un “dopolavoro” per sindaci e consiglieri regionali, gli stessi degli scandali degli anni passati, che acquisteranno tutti di punto in binco l’immunità parlamentare…

La nuova legge creerebbe squilibri anche nella rappresentanza democratica e proporzionale delle regioni.

Bisogna abolire un sistema basato sul bicameralismo perfetto per rendere più veloce ed efficace l’iter legislativo? Benissimo, facciamolo. Aboliamo il Senato! Sono presenti già altri organismi istituzionali oggi utilizzati a torto poco o nulla – come la Conferenza Stato Regioni – che, riveduti e corretti, potrebbero rappresentare gli interessi di regioni e comuni.

CNEL? Resteranno sempre in piedi i costi del personale. E poi ne avremmo approfittato per farne un organismo dove professioni e mestieri potessero operare e far sentire la voce dei cittadini agli organi legislativi. In piena trasparenza! E invece continueremo ad avere a lavoro le lobby e i portatori d’interessi più o meno ambigui che operano in modo occulto e clientelare.

In definitiva una riforma raffazzonata, confusionaria e frutto di compromessi all’interno di una sola parte politica. Uno specchietto per le allodole e gli allocchi alla ricerca di mero consenso elettorale.

La costituzione dopo tanti anni andava aggiornata? Certamente! Ma in questa riforma, ripeto timida e raffazzonata, manca:

Il vincolo di mandato, cioè una clausola antiribaltone per gli eletti. Vera vergogna della politica italiana.

L’elezione diretta del premier per dotare la nostra nazione di un governo forte è responsabile.

In compenso c’è. La riforma restringe le possibilità di partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche.

DICIAMO NO perché questa legge è pasticciata e piena di compromessi. L’hanno svuotata dei contenuti concreti che avrebbero potuto fare veramente voltare pagina al nostro Paese. È soltanto uno specchietto per le allodole finalizzato a mero consenso. Diciamo no perché, come dimostrato da diversi documenti, per vario verso da J. P. Morgan e Tony Blair, favorisce gli ispiratori della mondializzazione economica, finanziaria. M anche la delocalizzazione ed immigrazione di massa che è poi una nuova forma di schiavitù. È un attacco alla famiglia, allo stato ed al lavoro. È frutto di quel clero politico postmoderno che ha creato una nuova classe di comunicatori espressione delle élite finanziarie e che parla in modo dispregiativo della politica e della paideia, utilizzando termini di scherno nei confronti della rappresentanza popolare. Misconoscendone il loro malessere e tentando di marginalizzare il popolo nella categoria assunta negativa del populismo e della xenofobia. È l’aggressione delle élite finanziarie contro la politica. Elite che nascono e si alimentano a Maastricht e in Europa per la spoliticizzazione delle nazioni e la creazione di “governi tecnici“.

Si perde così il primato della politica sull’economia, si riducono gli spazi democratici di rappresentanza, i diritti diventano merci ed i doveri sono asserviti al politicante di turno. È la via che porta alla supremazia del mercantilismo con distruzione del mondo etico-borghese. JP Morgan e Bruxelles decideranno, Roma eseguirà ancor di più.

È Il blaterato e millantato “cambiamento a tutti costi” che non è la soluzione ai problemi dei contadini. Ed allora? Chiudiamo questo capitolo ed andiamo ad un’assemblea costituente che possa definire una nuova costituzione condivisa, efficace e popolare.

Guido Francesco Guida

Nota: E’ più che evidente che questa riforma sia un altro passo indietro per la democrazia, un incredibile e inammissibile adeguarsi ad una tendenza mondiale che tende di recente a sostituire il vecchio principio della nomina a quello dell’elezione democratica. Il mondo aveva relegato nella soffitta ottocentesca i Re per grazia di Dio… Oggi c’è una marcia indietro e non si fa più nemmeno riferimento al Cielo. Bensì a volontà mega lobbistiche cablo trasmesse ai poteri minori, i quali rispondono con dispacci alla Garibaldi: secchi, spesso taciti, obbedisco!

A questo, ai Renzi che sono al potere con tali logiche a politiche, i popoli devono assolutamente rispondere no ogni qual volta ce ne sia la possibilità. Viceversa, prima o poi, occorrerà la forza della piazza di marca rivoluzionaria. Oltre tutto, certi ceti politici non hanno capito che la gente, ormai, vota “al contrario di come dice …il giornale unico”. Dietro il coro compatto, c’è la solita “sola”. Non hanno capito che “certi sponsor” affossano la causa con il loro sì. E’ il caso di Obama: la gente si accorge che mai – neppure al tempo in cui in Italia la DC facenva da scudo anti Urss, al tempo della guerra fredda – un presidente usa “si era permesso” di dire agli italiani come dovessero votare…

Quando Berlusconi, ma sì il …cattivo per eccellenza, voleva riformare la costituzione, chioamando “più popolo” a decidere – per esempio con l’elezione diretta del capo dello stato e/o del premier – si inneggiò – non siamo, non siate di corta memoria – alla nostra Costituzione come la poiù bella del mondo”. E’ un po’ vero. Ma si scomodò Roberto Benigni, il giullare di corte, il segretario comico dell’opinione dominante… Scusate se scomodiamo il parere del Foscolo sul Monti di liceale memoria, per chi al liceo studiava. Cambiare? Ma  farlo in meglio? Sinceramente non è queso il caso! E non ci vuol molto a capirlo. C’eravamo stancati di dittature: non vi pare? (D.)

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