sulla rete. Schifo? Consenso?
Il pensiero di San Massimiliano Kolbe
La pubblicazione d’immagini sulla rete di donne sorprese nella loro intimità, o realizzate col fotomontaggio, pubblicate senza alcun consenso anche dai loro rispettivi “uomini”, ha suscitato una valanga di commenti negativi ed è riecheggiata una parola, che non è elegante ma che esprime adeguatamente le giuste reazioni: SCHIFO. Su alcune piattaforme del web, ormai oscurate ma rimaste attive per lungo tempo, abbondavano inoltre commenti sessisti ed espressioni di odio di decine di migliaia di “utenti”; ma tale numero è appena la punta dell’iceberg! Altri siti e altri “utenti” sono ancora da scoprire.
La vicenda si commenta da sé, ma l’analisi delle cause rimane imbrigliata nel politicamente corretto. Si grida alla violazione della libertà della donna, della sua dignità calpestata, del suo corpo ridotto a carne da sesso deviato. Tutte cose vere, ma nessuno si chiede come una tale legione di maschi (uomini è parola che significa ben altro) sia arrivata a tanto. Non si nasce e non si diventa così improvvisamente. Quanta pornografia facilmente disponibile, fruita e apprezzata, c’è dietro? Quanti spettacoli e mode indecenti hanno lentamente condotto questi maschi a considerare qualunque donna carne da macello? Quanti inviti occulti ed espliciti ci sono in tante pubblicità? Quanti proclami di “libertà” (così i libertini chiamano il libertinaggio) hanno deresponsabilizzato, materializzato, imbestialito tanti rapporti di coppia? Da quanto tempo questa cultura “progressista e libertaria” degrada i maschi, soprattutto i più giovani? E quanto dei valori naturali e cristiani rimane nella cultura della nostra società a dare il giusto senso anche al sesso, evitando derive e perversioni? Tutto ciò avviene “casualmente”?
Così scriveva san Massimiliano Kolbe più di un secolo fa: “un’azione sistematica derivante da un principio della massoneria:” Distruggete qualsiasi religione, soprattutto quella cattolica”. … “noi non vinceremo la religione cattolica con il ragionamento, ma solo pervertendo i costumi”. E affogano le anime in una colluvie di letteratura e di arte volta a indebolire il senso morale: l’invasione di sudiciume morale scorre ovunque portata da un largo fiume. Le personalità si afflosciano, i focolari domestici vanno a pezzi, e la tristezza cresce assai nel fondo dei cuori insudiciati“ (SK 1328).
Questi interrogativi non sono posti dai politici indignati. Le risposte veritiere sarebbero inaccettabili per la cultura relativista nella quale siamo immersi, non seguirebbero le mode correnti e farebbero perdere voti. Allora si circoscrive con forza il problema alla negazione del CONSENSO, che rende illecite queste luride pratiche. Ma, se invece le donne fossero consenzienti, si salverebbe la loro dignità? E della dignità dell’uomo autore di simili scempi ci dovremmo preoccupare? E della “moralità pubblica” ormai ridotta a brandelli per dare spazio al capriccio dell’individuo?
Quella dell’individualismo dominante è una visione riduttiva che potrebbe forse attenuare alcuni effetti, ma lascerebbe inalterate le cause di simili orrori, e che non risponde comunque alle domande profonde e più autentiche dell’uomo, non solo sul sesso ma sulla sua stessa vita.
Diego Torre








