Rinnovabili e corruzione

Pale eoliche sulle nobili colline italiane: un inutile sfregio. “Che le rinnovabili da vento e sole possano concretamente contribuire all’enorme fabbisogno d’energia del mondo moderno è molto dubbio. Quel che è certo è che scatenano un enorme business per qualcuno (articolato a vari livelli).

Breve storia di “rinnovabili e corruzione”. Rileviamo e pubblichiamo da Il Giornale.it, a firma Mauro Indelicato, questo articolo che riproduciamo, con adattamenti minimi al nostro linguaggio e qualche nota di redazione. Speriamo sia gradito ai nostri lettori e serva a far luce sullo “strano mondo” delle cosiddette rinnovabili…

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Percorrendo l’autostrada A 29, quella (sola in Italia, priva di stazioni di servizio, ndr) che collega Palermo con il trapanese e inserita negli anni ’70 tra le opere volte a rilanciare il Belice, colpito dal terremoto del 1968, è possibile scorgere vere e proprie distese di pale bianche (le orribili “eoliche”, ndr).

Intere colline verdi in inverno e che in questo periodo appaiono con quel tanto di aridità che accompagna l’arrivo dell’estate, hanno nei propri rotondi pendii quelle grandi pale con quelle grandi eliche sorte come fughi negli ultimi anni (di utilità ed efficacia decisamente dubbie, ndr). La provincia di Trapani è quella dove si contano alcuni dei più importanti parchi eolici, non solo della Sicilia, ma dell’intero sud Italia.

Le (cosiddette) energie rinnovabili sono da almeno un decennio punto di scontro in seno all’opinione pubblica: da un lato chi parla di necessario sviluppo in senso ecologico, dall’altro chi denuncia un business sospetto in grado di deturpare i paesaggi. E contro il continuo sorgere delle pale eoliche tuona da diversi anni, ad esempio, il critico d’arte Vittorio Sgarbi che questa zona la conosce bene essendo stato sindaco di Salemi, uno dei comuni che si affaccia sulla A 29: “La vera mafia è nell’eolico”, tuona più volte l’attuale deputato quando proprio l’ente da lui amministrato viene sciolto per presunte infiltrazioni mafiose.

L’autostrada A 29 scorre poi lungo tutta la dorsale occidentale del trapanese, unendo dune dei più importanti centri della provincia: Alcamo e Castelvetrano. Quest’ultimo comune è tristemente noto per essere quello di Matteo Messina Denaro, il più importante boss latitante di cosa nostra. Ad Alcamo invece negli anni scorsi opera come elettricista un futuro imprenditore proprio dell’eolico: Vito Nicastri.

Il suo nome in questi giorni è al centro della cronaca per via della vicenda che riguarda l’ex parlamentare Paolo Arata, accusato di aver corrotto l’ex sottosegretario ai trasporti Siri in cambio di norme favorevoli all’eolico. Secondo gli inquirenti, Arata sarebbe socio occulto proprio di Vito Nicastri e la circostanza allerta gli uomini della Dia.

Questo perché l’imprenditore di Alcamo avrebbe rapporti con Matteo Messina Denaro, anzi secondo i magistrati è uno tra i più importanti finanziatori della sua latitanza, un anello importante della catena di protezione che nasconde la pluridecennale fuga del boss di Castelvetrano. Accuse pesanti, che coinvolgono in prima persona Nicastri ed il suo impero fondato sull’eolico.

Ma chi è veramente l’imprenditore adesso finito nell’occhio del ciclone? Come detto, le sue origini sono su un versante completamente opposto: fino a non molti anni fa, Nicastri faceva l’elettricista nella sua città natia. Poi è stato artefice di uno di quei miracoli siciliani rapidi tanto ad apparire quanto nel rimanere impigliati nelle sabbie mobili di inchieste e cattive gestioni. Nel giro di poco tempo l’elettricista di Alcamo, infatti, diventa il “Re dell’eolico”. Un boom che non passa inosservato anche all’estero, tanto che il Financial Times gli dedica un’intera pagina definendolo il “signore del vento”.

Su come e quando Vito Nicastri riesce ad accumulare un patrimonio così ampio ed a far crescere dal nulla o quasi un’azienda in un settore così delicato, in pochi inizialmente se ne curano. Poi però arrivano le prime grane con la giustizia: nel 2013 la Dia gli confisca un patrimonio da un miliardo e 300 milioni di Euro. Arturo De Felice, all’epoca direttore della Dia, spiega così quell’operazione: “È un modo per colpire al cuore l’aria grigia di cosa nostra”.

Per Nicastri nel 2013 si decide per l’obbligo di dimora ad Alcamo. Gli affari, però, secondo gli inquirenti non si sarebbero, allora, fermati. E si arriva, così, anche ai giorni nostri: come detto, Arata sarebbe socio occulto di Nicastri e i due avrebbero fatto affari sull’eolico.

Vito Nicastri attualmente è in galera con l’accusa di aver favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro, dovrà adesso spiegare agli inquirenti i vari contatti e difendersi dalle gravi accuse mosse contro di lui.

(Da Il Giornale.it a firma Mauro Indelicato)

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Nota

Le pale eoliche che vediamo producono meno potenza all’asse dei mulini del sale dello stagnone di Marsala (lì servono per travasare l’acqua da una vasca all’altra). Girano solo quando c’è il vento. Quindi solo eccezionalmente nei momenti del maggior picco di consumo, cioè al mattino e alla sera. Il vento giornaliero (brezza termica) soffia dalle 11 circa del mattino fino alle 18 del pomeriggio. La corrente alternata dev’essere prodotta “la momento”: non può essere immagazzinata in batterie. Se potesse esserlo, basterebbe conservare per il giorno la sovrapproduzione delle termoelettriche (le centrali, attualmente insopprimibili, più frequenti)  le cui fornaci la notte non possono essere spente. Quindi, l’imbroglio delle “pale eoliche” avviene in partenza in tutto il mondo. Si dice che il business che si forma attorno alle rinnovabili sia paragonabile a quello della droga. (G.S.)

Nota 2

Come abbiamo scritto più volte, energia ce ne vuole tanta e …il doppio ancora. L’energia si trasforma in tutto: cibo, acqua, trasporti, prodotti industriali, comodità di vita… Le sole fonti “serie” sono il nucleare (che non produce CO2 e fu raccomandato a Kioto), la geotermia e l’idrogeno. Sono già ampiamente a …portata di mano. Ma non si vuole risolvere il problema, sia per proteggere il “gran giro” del petrolio, sia soprattutto, perché attorno alla carenza gira un business mastodontico…

 

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