Da sempre una vera Rashomon, la guerra in Siria: ciascuno – nessuno escluso – la racconta a modo proprio… Ci è sembrata pertanto, abbastanza interessante questa email contenente una chiarificazione sintetica da parte del Ce.S.I. (Centro studi internazionali) sulle “Conseguenze dell’abbattimento del primo caccia israeliano da parte della contraerei siriana”. Essa ci fornisce l’occasione per fare un po’ di chiarimento, mentre il mondo “perbene” spera e prega realmente perché la guerra a Damasco, Aleppo e la Siria volga definitivamente a termine. Il che, contrariamente ai desideri ed agli appetiti di molti, può avvenire solo con il consolidamento dell’osteggiato potere di Assad. Ciò che è avvenuto dimostra solo che Assad avesse, con poche colpe proprie, certamente molti nemici vicini e lontani… Fra i primi la Turchia e l’Isis, fra gli altri gli Usa…

Ecco, più appresso, il comunicato con qualche nostra nota di redazione che speriamo serva a chiarire la realtà dell’infuocato scacchiere, che vede la Siria trasformata in un autentico campo di battaglia, con le conseguenti inumane sofferenze che ne continuano a conseguire per la popolazione: un popolo un tempo felice, il più colto, probabilmente, nell’intero mondo musulmano e formato dai più “aperti al mondo libero” fra i seguaci dell’Islam: Costituiscono una delle comunità più antiche e misteriose del mondo, quella degli Alawiti, che alimenta il potere della famiglia Assad, che ha combattuto senza tregua e senza arrendersi per difendere il proprio regime e sta pagando, assieme a tutto il suo popolo un prezzo altissimo nella guerra (definita artatamente “guerra civile”) che insanguina l’intero territorio. In realtà non è una guerra civile, ma fomentata da forze internazionali: non è difficile, secondo noi, capire da quali, da chi e perché…
Gli Alauiti, o Alawiti, ossia i seguaci della Alawiyya (Arabo ﻋﻠﻮﻴـة ʿAlawiyya), altrimenti detti Nusayri, sono un gruppo religioso vicino-orientale, diffusi principalmente in Siria. Sono legati agli Sciiti, i più aperti, fra le due principali sette musulmane, nei confronti dell’Occidente e dei Cristiani… Gli Alauiti non vanno confusi con gli Aleviti, gruppo presente in Turchia. Alauita è Baššār al-Asad, presidente siriano dal 2000, così come, prima di lui, suo padre Ashid al-Asad …
Teologicamente gli alauiti odierni sostengono di essere sciiti “duodecimani”, ma tradizionalmente sono stati indicati nella realtà musulmana come “estremisti” (ghulāt) e considerati, addirittura, al di fuori dell’Islam dalla corrente principale dei musulmani (quella sunnita), a causa della loro quasi deificazione di ʿAlī b. Abī Tālib.
La riconquista di Ghouta, centro abitato non lontano da Damasco, poco più che un sobborgo, quindi fortemente strategico, è adesso l’obiettivo a breve dei siriani di Assad: sarebbe quasi la vittoria completa contro i ribelli dell’Isis segretamente appoggiati dagli Usa – decisi a liberarsi ad ogni costo di Assad – ma soprattutto dai Turchi, che rimproverano ad Assad anche gli appoggi ai Curdi, oltre che la fedeltà all’Iran.
La “guerra” anti Assad è per il momento sostenuta sul campo soprattutto da Israele, che lo fa apertamente e non c’è da stupirsi che voglia bombardare Ghouta, dove resistono “i ribelli” anti Assad… Responsabile delle sofferenze della popolazione e “dei bambini” è – pertanto – Israele che va a bombardare in …casa d’altri. Chiaro?

Il termine ribelli – poiché gli interessi strategici ed economici nello scacchiere sono evidentemente fortissimi – viene usato spesso a sproposito anche dai media occidentali e da quelli italiani, che – come di consueto – non si capisce bene se meramente “copiano” dalla stampa americana o sono parte in causa… Cioè non si sa più chi lo faccia per interesse e chi per mero plagio: l’uniformarsi alla main stream per essere “in”… Ci limitiamo a dire: “che schifo!”
Talvolta vengono definiti “ribelli” i siriani, ma con l’aria di giustificarli …perché ritenuti contrari ad Assad. Quasi che questa fosse “la regola” contro un premier oppressore: la verità è che “i ribelli” della stessa Siria contro Assad sono sempre stati e sono tuttora (se pure ne esistono più) soltanto i rappresentanti dell’immancabile partito avverso (dove non c’è un’opposizione?) e che gli attacchi a Damasco sono sostanzialmente provenuti dall’estero…
I siriani – lo ripetiamo – erano un popolo felice. Sono, assieme ed ancor più dei tunisini, i più evoluti e colti fra i musulmani, eredi – fra l’altro – di un regno millenario e tolleranti nei confronti dei cristiani che sono anche numerosi fra loro stessi, nel loro popolo… Durante questa lunghissima guerra, però, i cristiani – detti con spregio nazareni – sono stati oggetto di persecuzioni selvagge. Per esempio ad Aleppo…
Un evidentissimo “colmo”: della lunga durata della guerra e delle sofferenze dei siriani viene incolpato dalla main stream mediatica solo Assad, per aver – esclusivamente – resistito ad un tentativo dall’esterno: quello di cacciarlo dalla Siria o – se preferite – rubargliela…
La Siria insiste su un lungo tratto di costa in una posizione fra le più strategiche di tutto il Medioriente in Mediterraneo e si piazza al centro di quell’area che fa da cuscinetto fra paesi come Turchia e Iran, che poi guardano da una parte al Mediterraneo e dall’altra alla realtà del Golfo Persico: la sua posizione è, dunque, fondamentale – anche per il semplice passaggio di gasdotti ed oleodotti – e questo è il motivo della sua attuale infelicità da imputare agli “appetiti” della politica internazionale…
C’era l’intento di creare un nuovo “stato cuscinetto” in territorio siriano, concedendolo persino all’Isis. Tale stato, con scandalo sentito o simulato della comunità internazionale, era di fatto già nato: era il territorio dell’Isis. Un territorio che, peraltro, non si è mai voluto concedere ai Curdi, che pure sono un “vero popolo”, storicamente allocati in un territorio fra ben 3 stati… Si consideri, inoltre, che risulta come Abu Bakr al-Baghdadi, capo di quello indicato come il “Sedicente stato Islamico“, faccia parte di una delle più potenti logge massoniche del mondo…

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Ecco – adesso – il comunicato sull’ultimo evento saliente.
…Lo scorso 10 febbraio (2018), per la prima volta dallo scoppio del conflitto siriano, la difesa aerea di Damasco è riuscita ad abbattere un caccia F-16 israeliano che stava compiendo un raid in Siria in risposta allo sconfinamento di un drone di fattura iraniana, che era stato intercettato poco prima nello spazio aereo del Golan. Fin da gennaio 2013, Israele ha compiuto decine di operazioni aeree in Siria, allo scopo di colpire obiettivi di Hezbollah (che per propri interessi combattono in parallelo con Assad) e dell’Iran, tra cui convogli di rifornimenti diretti verso il Libano, depositi nell’aeroporto Mezzeh di Damasco, altre infrastrutture militari che, secondo l’intelligence di Tel Aviv, erano nella disponibilità dei Pasdaran iraniani (con la Siria, ndr) e dei miliziani del Partito di Dio (sempre gli Hezbollah, ndr), ma, soprattutto, ha iniziato anche a colpire la nascente struttura iraniana per la produzione di armi in territorio siriano.

Come le operazioni precedenti, l’ultimo raid è stato indirizzato contro la base aerea T4 di Tiyas, vicino a Palmira, da dove era partito un drone. Rispetto al passato, però, in questa occasione la contraerea siriana non solo è entrata in azione, ma ha dato una risposta molto più massiccia, lanciando contemporaneamente 20 missili contraerei di varia tipologia. L’abbattimento del caccia israeliano ha indotto Tel Aviv ad un’azione di rappresaglia durante la quale sono state colpite almeno tre batterie della difesa aerea di Damasco e altre quattro strutture di comando e controllo utilizzate dall’Iran. Benché limitata, la reazione israeliana ha rischiato di dare il via a una pericolosa escalation e trasformare lo strisciante confronto con Hezbollah e l’Iran in un conflitto aperto.
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E’ appena il caso di notare che, data l’infida posizione americana (sotto Obama l’America è andata pedissequamente contro Assad in aiuto dell’Isis, pur negandolo e adesso Trump si trova in grandi difficoltà a fare del tutto macchina indietro, come probabilmente vorrebbe…) e la recente strizzata d’occhio dello stesso Putin (che tanto aveva fatto per Assad) nei confronti di Netanyahu, deciso a non inimicarsi troppo Israele, non resta al premier di Damasco che confermare la storica amicizia con Teheran, cui lo legano rapporti di politica internazionale a livello della regione mediorientale…
Resta da chiedersi che cosa sarebbe accaduto al Mediterraneo ed all’Europa, se si fosse dato spazio a governi vicini alla logica dell’Isis in Siria, come anche in Egitto: non esitiamo a dire che le conseguenze sarebbero state persino peggiori della defenestrazione di Gheddafi dalla Libia. Il solo risultato sarebbe stato nei confronti della politica europea la totale destabilizzazione di quei territori che avrebbero quasi cessato di essere delle vere e proprie nazioni da accogliere nella comunità internazionale…
Fino ad oggi il “giornale unico” tende ad accusare Assad come “il colpevole” del massacro, perché sgancia bombe di continuo su Ghouta. Ma chiedetevi: perché i nemici non se ne vanno dalla sua terra? E sappiamo bene come si comportino gli occupanti con il popolo e i bimbi, giungendo a chiuderli in gabbie… Fatto sta che Assad, quando arriva, come ad Aleppo viene accolto da ali di folla plaudente!
Bashar Hafiz al-Asad conferma la propria intima forza, che lo porterà – con tutta probabilità – a liberarsi da chi lo ha avversato e giungerà alla vittoria finale. La Siria tornerà libera.
Germano Scargiali








