Il Festival si avvia alla conclusione e spara le sue ultime cartucce. Alle 15 di giovedì 29 giugno apre i battenti la Casa del Cinema, per presentare la Prima Europea di LITTLE RICHARD: I AM EVERYTHING, un bel film, piacevole anche perché molto musicale, sulla vita del famoso cantante americano, per la regia di Lisa Cortès e con le testimonianze di Tom Jones, Paul McCartney e Nile Rodjers. Attraverso le immagini di repertorio e le varie testimonianze, ripercorre la vita e la carriera del cantautore, pianista e attore statunitense e ci guida alla scoperta della sua vita, complicata e contraddittoria. Afro americano e queer, nato in una famiglia molto religiosa, fece fatica a conciliare la sua identità con la sua fede. Ma la sua grandezza fu l’aver regalato al mondo musicale il Rock and Roll, che si affermò durante gli oltre 60 anni della sua carriera. Chi non ricorda il suo cavallo di battaglia “Tutti i frutti”(1955), rivisitato da Elvis Priestley e in Italia da Adriano Celentano? Ed oggi è sigla di una rubrica televisiva. E tuttavia non fu mai premiato. “Non mi hanno mai dato un Grammy” si lamentava, “e sono l’architetto del Rock and Roll”. Solo nel 1986 fu inserito nella “Rock and Roll Hall of Fame” e dal 2006, è fra i grandi, nella Hall of Fame dell’Apollo Theater.

Ma il momento clou della giornata è al Teatro Antico, dove si proietta l’anteprima italiana de I PEGGIORI GIORNI, un classico della “commedia agrodolce”, all’italiana, diviso in quattro capitoli, una sorta di sequel de I MIGLIORI GIORNI, che uscì nelle sale all’inizio di gennaio. Diviso in altrettanti capitoli e firmato, anche questo, da Edoardo Leo, e da Massimiliano Bruno, maestro del genere – chi non ricorda PERFETTI SCONOSCIUTI? – Qui sono attori oltre che registi, e si dividono i compiti. In comune i due film hanno anche la presenza di Anna Foglietta e Renato Carpentieri. I capitoli sono Natale, il Primo Maggio, Ferragosto e Halloween. Prima della proiezione, salgono sul palcoscenico i direttori artistici, i registi e gli interpreti, per la consueta chiacchierata – che a volte si prolunga un po’troppo – affidata quest’anno ad Elvira Terranova, caposervizio dell’Agenzia Adnkronos. E a sorpresa, ad Edoardo Leo si consegna il Taormina Arte Award per la regia, con una bella motivazione, dove si loda la sua carriera di successi lunga trent’anni, come regista, ma anche come attore.
Riassumiamo ora, in breve, ciascuno dei capitoli, con una premessa: se pensate che nei giorni di festa la famiglia sia il luogo ideale per trascorrere piacevolmente la giornata, il film con ironia ed amarezza, vi risponde di no.
Episodio 1- Natale
E’ l’unico che mantiene la stessa festività del film precedente, riproponendo un vero e proprio sequel. I tre fratelli interpretati da Bruno, Leo e Anna Foglietta, si ritrovano esattamente un anno dopo per celebrare la festività insieme al padre, ormai vedovo (Renato Carpentieri). Grande però è la meraviglia quando il padre, senza alcun indugio, chiede loro di decidere chi dovrà dargli un rene, di cui ha un urgente bisogno, pena una morte imminente e sicura. Apriti cielo. Si apre uno sgradevole dibattito che rovinerà il precario equilibrio della famiglia già disfunzionale. Difficile anche per gli spettatori decider chi fra le parti si comporta peggio. Il dibattito è aperto.
Episodio 2 – Primo maggio Festa dei lavoratori. Battaglia all’ultimo sangue tra un imprenditore in bancarotta (Fabrizio Bentivoglio) e un ex operaio (Giuseppe Battiston) che reclama ancora la buonuscita che non gli è mai stata pagata. Il primo dichiara di essere deciso a suicidarsi, l’altro resiste alla tentazione di farlo fuori, che gli costerebbe una pesante condanna. Mattatori assoluti sono i due bravi attori che parlano un dialetto che da risalto ai dialoghi, dove si scontrano vivacemente, ma trovano alla lunga un comune denominatore: sono entrambi dei vinti, vittime di una società capitalista, dove nessuno è al sicuro.
Episodio 3 – Ferragosto
Si scava ancora nella stretta attualità. Bersaglio adesso è il rapporto tra le famiglie e l’attenzione che prestano ai figli. Da una parte una coppia di raffinati intellettuali scava nella stretta attualità, contrapponendo due coppie di genitori composte dai raffinati intellettuali di successo (Neri Marcorè e Anna Ferzetti), dall’altra una coppia di rozzi parvenue, (RickyMemphis e Claudia Pandolfi). Devono chiarire quello che è avvenuto tra i loro figli adolescenti, durante quella notte di festa. Si scopriranno pregi e difetti dei genitori, convinti di fare il loro bene, ma incapaci di stabilire con loro un dialogo necessario. Anche qui la materia invita gli spettatori con figli, al dibattito e alla riflessione.
Episodio 4 – Halloween
A sorpresa scende in campo Rocco Papaleo, disoccupato entrato in depressione dopo la morte della moglie. Il caso vuole che incontri Giovanni Storti, ricco magnate detto “lo schiavista”. I due hanno un passato conflittuale nel quale l’uno ha giocato all’altro un brutto tiro, ed ora questi gliela vuole far pagare. Lo costringe quindi, approfittando della festa, a rispolverare il suo mestiere di mago e illusionista, a beneficio dei giovani invitati. Lui tentenna, poi si convince. E, a sorpresa, viene molto applaudito, la vittoria è sua.
Quale giudizio esprimere? L’episodio finale che completa il dittico è scelto con cura. C’è un po’ di poesia nella disperazione. E una fioca speranza che la felicità possa arrivare dopo i nostri “giorni peggiori”. Anche qui, come nel primo, c’è molta retorica e citazioni ad effetto, e sebbene, per la sceneggiatura i due registi abbiano chiesto la collaborazione di tre esperti del mestiere, si va spesso sopra le righe. Si poteva fare di meglio. E tuttavia, il film, ben diretto e ben recitato, intrattiene e coinvolge. E ci regala un ritratto meditato e veritiero degli italiani nel mondo d’oggi, barricati dietro egoismo e opportunismo o, nel migliore dei casi, del tutto indifferenti. Una menzione meritano anche le musiche di Maurizio Fillardo e Gianluca Misiti.
Poche parole per il secondo ed ultimo film della serata. Il titolo è DIVINITY, la regia di Eddie Alcàzar. A produrlo Steven Soderbergh. E’un film di fantascienza che ha il solo merito di un’audace sperimentazione, e l’esplorazione di territori visivi sconosciuti. Il nome è quello di un siero rivoluzionario che dovrebbe assicurare l’immortalità. Se ne impossessano però i due figli dello scienziato, che lo trasformano a fini commerciali, rendendolo pericoloso. A combatterli arriva una coppia di extraterrestri, forse fratelli anche loro, che si impossessano di siero e macchinari, rubandoli a colui che ne è custode e responsabile, imprigionandolo e propinandogli un veleno che, poco alla volta lo trasforma in un mostro. Pochi e insignificanti i dialoghi, molti gli scontri che distruggono cose e persone. Nessun senso o messaggio che lo renda interessante.
Eliana L. Napoli








