Ci si chiede il perché molti fanno differenza fra Ratzinger e Bergoglio, preferendo drasticamente il primo… Al lume di una conoscenza teologica di un certa chiarezza – ma anche di una buona cultura catechistica – nessun commento dovrebbe essere necessario.
Ecco un aspetto. Bergoglio parla di unità (vedi caso titolo di una festa e di un giornale) come potesse trattarsi di un obiettivo a breve. Voler “afferrare” l’unità in tempi brevi significa compiere il peccato originale: “un gesto – mordi e fuggi – e sei uguale a Dio”. La virtù, in tempi storici, consiste – invece – non già nel mirare all’unità, bensì nell’accettare e gestire la molteplicità…
Si pensi a come Gesù affronti l’ambiente circostante… Non guarisce certo – neanche lui – tutti i ciechi del mondo. E neppure interi “gruppi” i sofferenti. Affronta caso per caso… Ecco che quando indichiamo “il prossimo”, come colui che dobbiamo amare genericamente, diciamo qualcosa che proviene come etimo dalla parola vicino: il “the next” dell’inglese… Ma questo è solo un esempio, pur fulgido…
Non vogliate lasciare fuorviare il discorso, che è più chiaro di quanto non sembri: l’unità è solo in Dio e chi la intravede per intuito in un attimo fugace vive come in un lampo un momento di santificazione e di felicità assoluta: come vedesse il Paradiso. Pochissimi ci riescono: probabilmente, a volte, i santi…
Anche per questo il cattolicesimo “ha i santi”: perché distingue una fede discreta o buona da una fede “santificante”.
Realizzare l’unità significa giungere al traguardo della Storia. Sarebbe in pratica finito il mondo. Cerchiamo dispiegare perché… Sarebbe giunto già il momento in cui il caleidoscopio del cosmo fornirà alla ragione umana la spiegazione di tutto: ciò è possibile dopo la morte ovvero – per l’appunto – lo sarà quando sarà giunta la fine “morale” del mondo per l’umanità, come insieme di esseri provvisti della conoscenza e della ragione.
S’intende: sempre che abbiamo fede e siamo cattolici, apostolici, romani e correttamente ecumenici… Nel senso che la nostra non è religione di popolo ma …del mondo. Anche perciò nessun altro Dio, se non quello esattamente configurato come quello di Abramo e Mosè, illustrato da Gesù, vi trova spazio alcuno. L’ecumene è ogni parte del mondo dove vi sia una casa: ecumené in greco è,appunto, la casa. E’ un principio bellissimo: il nostro Dio vuole entrare in ogni casa per portare collaborazione, quindi pace, carità, misericordia, tolleranza e con l’apostolato occorre far sì che avvenga
Primo comandamento: “Non avrai altro Dio all’infuori di Me!” Se spostiamo una sola delle pedine di questa fede contenuta dei Vecchio e Nuovo Testamento siamo fuori dal …gioco.
Germano Scargiali
P.S. Ma ve lo immaginate un nostro prete che non sia cattolico?






