Unione monetaria europea: avanti tutta, quasi indietro. Risaneremo l’Europatacca?

Che l’Euro sia criticato, anche aspramente, che sia definito “una patacca” dai cinque più grande economisti del mondo, che stia sullo stomaco a tantissimi cittadini europei non è un mistero.

Consultate il pensiero dei 4 Premi Nobel Paul Krugman, Milton Friedman, Joseph Stigliz, Amartya Sen: la deduzione elemntare è che “siamo vivi” proprio grazie al sommerso e al nero e chi non paga le tasse mantiene in circolo denaro prezioso che alimenta l’economia reale. Sia chiaro che per definizione stessa: Nell’Economia reale ci sono le “proprietà”, quali: le fabbriche, i terreni, gli immobili, le merci, la produzione, gli impianti e tutto ciò che riguarda la produzione di beni e di servizi nel senso più generale. Se non si capisce questo, non è possibile valutare anche sommariamente il danno che un fisco come quello italiano e una politica come quella finanziaria europea provoca alla società e, per conseguenza, paradossalmente a se stessa. Perché il problema è che non esiste – e così sarebbe anche giusto che fosse – un’economia (produzione con bilancio finale a valore aggiunto) separata dalla finanza (politica monetaria e finanziamento).

Ma qualcosa di positivo si può intravedere: chi credesse che “nelle alte sfere Ue” regni sovrana la soddisfazione, si sbaglierebbe…

Nel luglio 2016 era stato già un membro del comitato esecutivo della Bce, Benoît Cœuré, a levare un grido di dolo: “Così l’Ue non funziona bene – aveva dichiarato a Le Monde – i singoli stati pensano ai propri interessi e non a quelli comuni”.

Si dirà che questo sia il minimo che si possa affermare, ma l’uomo politico aveva sottolineato come fosse inefficiente il meccanismo decisionale che governa la zona Euro: “…si basa su un principio intergovernativo che non è più appropriato”.

Mario Draghi però, è stato – non da solo – più preciso. Ha ripetutamente messo in evidenza la necessità di un ministro del Tesoro unico che rappresenti i 19 paesi dell’eurozona che adottano l’euro. E c’è chi spera che l’accelerazione impressa dalla Germania e dalla Francia possa portare dei risultati concreti.

Il tema può dirsi sul tappeto a Bruxelles, ma viene affrontato con la lentezza tipica dell’Ue. Giurassica? Certo non degna della fantascienza…

Potrebbero occuparsene l’Eurogruppo e l’Ecofin e a questo punto non è da escludere che i ministri delle Finanze dei 19 Stati possano cogliere l’occasione per discutere il problema. L’unione fiscale è infatti un polo d’attenzione tipico, sempre presente nel sottofondo, un leit motiv della storia comunitaria: nell’ormai lontano 1989 si discuteva delle stesse necessità, ma, a complicare la partita, si sono frapposti “interessi particolari politici” dei singoli paesi. Un ministro delle Finanze europeo al Tesoro, alle Finanze, più semplicemente al buon funzionamento del regime dell’Euro, comporta anche una cessione di sovranità su questioni che possono essere ritenute anche “di importanza strategica” dai singoli governi. Un guaio non facilmente aggirabile…

Si deve tener presente che i contrasti non riguardano di regola mere posizioni di principio, blocchi concettuali e simili. Dietro i contrasti si muovono interessi – politici e non solo – che ricordano quelli di cui si diceva qualche secolo fa caratterizzavano l’atteggiamento dei re di Spagna e di Austria: il solo punto in cui fossero d’accordo era che “ambedue volevano la Francia”.

Ma i problemi monetari non sono uno scherzo in Europa. Al contrario, sono al centro di tutto, il motivo primo di discussione e del contendere. Perché quest’Europa – purtroppo – è, al momento, eminentemente monetaria…

La parola d’ordine, nel trambusto europeo, adesso, è: coraggio. La Commissione europea presenta le idee elaborate sul futuro dell’Unione economica e monetaria ed esorta gli Stati membri a mostrare “il coraggio necessario” per tradurle in pratica. Condivisione dei rischi e del debito, Super ministro del Tesoro per la zona Euro, Fondo monetario europeo: il collegio dei commissari ha pubblicato di recente un testo “non vincolante” di 40 pagine che ripercorre la storia economica dell’Ue e della zona Euro e che, soprattutto, tenta di tracciarne il futuro.

Nelle intenzioni della Commissione c’è un sistema più omogeneo e semplificato, da ottenere attraverso un nuovo assetto istituzionale che ridisegna le proprie funzioni e quelle degli Stati membri, crea nuove figure, e istituisce nuovi strumenti per la stabilità. Tra questi gli European Safe Assets, concepiti per mutualizzare il debito.

I tempi? Avanti tutta quasi indietro: comunque non prima del 2025. Sempre che gli Stati seguano la Commissione in questa riflessione, lungo il …cammino. L’esecutivo comunitario sa che purtroppo “non ci sarà mai una visione unica o un approccio da ‘uno per tutti’ su come andare avanti”, e allora prova ad agevolare il compito su questioni ritenute, almeno a Bruxelles, non più rinviabili. Insomma: meglio di niente.

L’ obiettivo specifico è “semplificazione e convergenza”. Ciò comporta fusione di cariche e competenze, completamento di unione bancaria e potenziamento del Fondo salva-Stati Esm. Le proposte contenute nel documento hanno una valenza politica, ma una portata squisitamente pratica.

Pierre Moscovici, il commissario per gli Affari economici, ha affermato chiaramente la propria idea: non si può avere un’Europa a due velocità con un’area Euro anch’essa a due velocità… Semmai, questo è ciò che si vuole evitare e rappresenta la ragione alla base del documento della Commissione.

“Il nostro obiettivo – ha affermato Moscovici – è la convergenza della zona Euro. Senza di essa, la sua percezione diventa negativa e il meccanismo non può ben funzionare”.

C’è, anche, un obiettivo entro il 2019. E qui, dunque, per le abitudini, si …corre. “Adesso che c’è la ripresa dobbiamo consolidare l’area Euro, non possiamo aspettare un’altra crisi- ha ammonito decisamente il commissario per l’Euro, Valdis Dombrovskis”.

E ne è nata quindi una roadmap: meno di dieci anni per trasformare l’Europa di oggi, individuate tre aree dove intervenire. Il completamento dell’unione finanziaria, il raggiungimento di un’Unione economica più integrata, il rafforzamento delle istituzioni dell’Eurozona.

Completamento dell’unione finanziaria significa terminare il lavoro di realizzazione dell’Unione bancaria. La scadenza s’intende fissata per 2019. Si tratta di definire una strategia comune contro i crediti deteriorati (i prestiti che le banche fanno fatica a farsi restituire, problema che riguarda da vicino anche l’Italia), varo dello schema di garanzia sui depositi bancari, misure di riduzione del rischio. Solo il resto è da fare tutto entro il 2025.

Come procedere? Le funzioni di presidente permanente dell’Eurogruppo e di membro della Commissione responsabile dell’Unione economica (attualmente Valdis Dombrovskis) potrebbero essere fuse, dando al presidente dell’Eurogruppo un seggio in Commissione e la possibilità per l’esecutivo comunitario di avere maggiori poteri di controllo delle attività, che resterebbero comunque ai rappresentanti degli Stati. Il progetto si lega a quello della creazione di un ministero del Tesoro dell’area Euro, che – è incredibile – ancora non c’è.

Questa nuova figura andrebbe posta sotto la responsabilità di un ministro delle Finanze dell’Ue, che potrebbe essere …anche presidente dell’Ecofin (l’insieme di tutti i ministri economici dei membri Ue, ndr) e non solo dell’Eurogruppo (i ministri economici dei Paesi con l’Euro). Il documento parla di un ministro del Tesoro, ma i servizi della Commissione specificano che il nome della figura suggerita potrebbe anche essere un altro, onde non dare l’idea che tratti di un sostituto dei ministri dei singoli Stati.

Tornano gli Eurobond? Pare di sì, ma ma con altro nome. La Commissione propone la possibilità di istituire strumenti di stabilità finanziaria comuni. Adesso dovrebbero chiamarsi European Safe Assets, vale a dire beni rifugio europei, sulla falsa riga degli strumenti del Tesoro federale degli Stati Uniti, richiamati espressamente nel reflection paper. Si tratta di una riforma del mercato dei titoli obbligazionari europei. L’esecutivo ritiene, infatti, che l’attuale struttura del mercato delle obbligazioni sovrane e la grande esposizione delle banche al loro sistema nazionale abbiano “amplificato la volatilità del mercato”, influenzando la stabilità dell’intero mercato finanziario. In effetti può risultare certo opportuna una risorsa europea sicura, denominata in euro e abbastanza significativa per diventare il punto di riferimento per i mercati finanziari…

Ma, anche l’idea di uno Fondo monetario europeo deve essere oggetto del dibattito e considerata quale opzione possibile e fattibile per il rafforzamento dell’Eurozona. Nelle intenzioni della Commissione, il nuovo Fme va costruito a partire dal fondo salva stati Esm, divenuto oggi un elemento centrale nella gestione delle crisi dell’area Euro. A tal fine l’Esm, che non è attualmente un’istituzione comunitaria prevista dai trattati, dovrà essere integrato nel quadro legislativo europeo. E’ un altro lavoro in più da compiere, ma il reflection paper della Commissione è aperto alla possibilità di modificare i trattati, se e dove necessario. Lo farà? Diamo tempo al tempo. Trattasi sempre di …politica e burocrazia.

Economicus

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