Un villaggio del Trentino, la guerra, l’amore fra tradizioni e cambiamento
RECENSIONE Vermiglio. Regia e Sceneggiatura Maura Delpero Con Sara Serraiocco, Tommaso Ragno, Giuseppe De Domenico Origine Francia, Belgio, Italia 2024
Opera seconda di Maura Delpero, dopo un debutto promettente, con “Maternal” nel 2019, il suo “Vermiglio”, a Venezia 81, conquista il Premio Speciale della Giuria. Ma c’è di più: il film è stato scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2025! La storia si svolge alla fine della II guerra mondiale, a Vermiglio, un villaggio di montagna del Trentino Alto Adige, zona di frontiera. Proprio quello dove nacque il padre della Delpero, di cui lei ci regala subito un ritratto, quasi un omaggio. E ci immerge in un mondo sospeso fra passato e presente, fra tradizione e innovazione, raccontandone gioie e dolori, fatiche e speranze. Non solo i pregi però, anche i difetti. Maestro di scuola, Cesare Graziadei (un eccellente Tommaso Ragno) è una figura dominante, la sua famiglia numerosa è al centro dell’attenzione: cinque figli, tra maschi e femmine, tra piccoli e grandi, più un neonato. E i due piccoli Flavio e Giovanni, che non ce l’hanno fatta. Lui è severo, mai tirannico, sceglie, con grande serietà, chi ha le doti necessarie per andar avanti nello studio, niente privilegi per i propri figli. Le donne però, volere o no, sono le più sottomesse, e tuttavia non se la passano male. Sullo sfondo la guerra, che rimane volutamente fuori campo. Forse perché fa troppa paura. Che dire della scelta di far parlare tutti in dialetto? Con sottotitoli naturalmente. Erano tempi in cui l’italiano, per molti era ancora una lingua sconosciuta. Intanto giunge in paese Pietro (Giuseppe De Domenico) un soldato siciliano, disertore. Se ne innamora Lucia Graziadei (Martina Scrinzi). Saranno guai, per lei soprattutto. Fermiamoci qui, il resto lo scopriranno gli spettatori. Ma quali i pregi di un film che, alla sua prima settimana, sta andando bene anche al botteghino? Delpero ha saputo tenere egregiamente le fila di una storia complessa, un microcosmo sospeso fra tradizione e cambiamento. E lo fa con intelligenza e consapevolezza: sua è anche la sceneggiatura. Gira inoltre con mano sicura, e dirige al meglio l’intero cast. Ma il vero miracolo è quello di far sentire gli spettatori parte di quel mondo, nel bene e nel male.
Eliana L. Napoli








