Prosegue il “così è se vi pare” dell’Italia in Libia. Sta bene Roma con Al Serraj, l’uomo dell’Onu – politically correct – o avrebbe fatto bene a passare con Haftar, l’uomo forte gradito a Putin, con il quale è passata a sorpresa la Francia, non allineandosi, né all’Occidente, né alla propria tradizionale atteggiamento? Secondo noi Macron è un pupo – uno dei tanti – secondo la regola generale: governi…allineati e coperti.
A volte, però, francamente non sembra, anzi sembrerebbe addirittura che personaggi come Obama o come Salvini e Di Maio governino sul serio. Di certo hanno spazi di manovra, possono “giocare” alla politica. L’importante, come per Crocetta in Sicilia, è che passi il Muos o, magari, che il “mare si spirtusi” e che si scavino – con il beneplacito di un governo Pd che non dovrebbe farlo, ma …lui può – i pozzi a mare sotto la Sicilia…
Al termine di un’altra giornata di scontri in Libia, giungeva ai primi di settembre l’accordo per un cessate il fuoco sotto l’egida dell’Onu. Lo ha comunicato in un tweet la Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil). L’accordo è stato firmato all’incontro convocato dall’inviato speciale Ghassan Salamè. Gli obiettivi dell’intesa sono di “…mettere fine a tutte le ostilità, proteggere i civili, salvaguardare la proprietà pubblica e privata”, oltre alla riapertura dell’aeroporto di Mitiga.
Secondo quanto riferito dal ministero della Salute, il bilancio delle vittime, in poco più una settimana a sud di Tripoli, è stato di 61 persone uccise, 159 feriti e 12 dispersi. Tra le vittime, secondo le Nazioni Unite, almeno 19 sono civili.
Successivamente, scrive il sito Alwasat, “un incendio è divampato nell’ambasciata degli Stati Uniti… Le cause sono finora sconosciute”. Risulta che almeno 500 profughi siano fuggiti da un centro di detenzione situato sulla strada dell’aeroporto, dove oggi sono ripresi gli scontri tra le milizie.
Il cessate il fuoco annunciato dall’Onu non è entrato in vigore, secondo quanto riferito dal sito Alwasat dai servizi di emergenza, che sono ancora in attesa del via libera per entrare nei luoghi degli scontri. Anche l’aeroporto della capitale non ha avuto per tre giorni istruzioni di far riprendere il traffico aereo. Secondo il ministero dell’Interno la situazione della sicurezza nella capitale è comunque in continuo miglioramento.
Il governo italiano ha frattanto deciso di stanziare più fondi per ridurre …i flussi. Proprio sulla Libia e sui migranti si è tenuto un vertice a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte e i ministri Matteo Salvini, Enzo Moavero Milanesi ed Elisabetta Trenta. Il governo ha fatto sapere, in una nota al termine dell’incontro, che continua a mettere a punto la Conferenza sulla Libia che si terrà in Italia a novembre.
“Sono stati definiti alcuni dettagli” sull’appuntamento. “Il governo – si legge nel testo – resta molto concentrato nel seguire gli sviluppi in atto in Libia nell’auspicio di un superamento delle attuali tensioni”.
Quanto ai migranti, “anche in vista del vertice dei Capi di Stato e di governo del 20 settembre a Salisburgo – si legge nella nota – la priorità dell’Italia resta quella di ottenere più fondi nel bilancio dell’Unione europea, rispetto a quelli attualmente previsti, per gli interventi di sviluppo socio-economico nei Paesi da cui partono i migranti. L’obiettivo è creare le condizioni per ridurre le partenze”.
Moavero, ministro degli Esteri italiani ha parlato nel corso di una telefonata con Al Serraj. Per il ministro degli Esteri Moavero sono “molto positive” le prime notizie arrivate da Tripoli sul raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco. Lo sottolinea in una nota la Farnesina. Moavero “ha confermato la solidarietà e il sostegno italiano al popolo libico e alle sue istituzioni in questa fase di grave difficoltà”. Il ministro ha inoltre confermato “ai presidenti delle Commissioni parlamentari degli Affari Esteri di Camera e Senato di essere immediatamente a disposizione del Parlamento per riferire sull’insieme della situazione in Libia”.
Una Francia, quanto meno bifronte, ha espresso il proprio sostegno alle mediazioni dell’Onu… Frattanto, a proposito delle accuse lanciate da Salvini di avere interessi personali in Libia, il ministro degli esteri francese risponde: “Gli sforzi della Francia non sono diretti contro nessuno, certamente non contro l’Italia, di cui sosteniamo l’iniziativa di organizzare una nuova conferenza su questo dossier importante per i due Paesi”.
“Il ministro degli esteri francese – ha dichiarato Luigi Di Maio su twitter – ha affermato di sostenere l’Italia… Bene. Se anche Macron la pensa come lui, aprano i porti anche loro”.
Poco prima, a proposito della crisi in Libia aveva chiarito: “la sola cosa che non vogliamo ripetere è quanto fatto nel 2011, Cioè esportare democrazia con bombe e giustificare interventi militari”. Poi la recriminazione: “se la Libia versa in queste condizioni, è perché in questi anni si sono usati quegli atteggiamenti, non solo da parte dell’Italia ma anche da chi è più ostile di noi in quella regione. Ciò sta causando non pochi danni”.
“Il sol modo per risolvere la questione libica – continua Di Maio – è di convocare, non appena possibile, la conferenza di pace di cui parliamo da mesi e che è stata oggetto della discussione tra Trump e Conte in visita a Washington fine luglio”.
“L’Italia – ha sostenuto invece Matteo Salvini sempre su twitter – deve farsi protagonista del processo di stabilizzazione del Mediterraneo. Le incursioni di altri che hanno interessi economici non devono prevalere sul bene comune, che è la pace. Anche io sono disponibile a correre qualche rischio e a tornare presto in Libia”.
“La Libia è senza dubbio il nuovo pericolo per l’Europa – ha dichiarato frattanto Rita Katz, direttrice del ‘Site’, il gruppo che monitora il radicalismo islamico sul web, in risposta a una domanda sulla situazione attuale nel Paese nordafricano – perché l’anno scorso l’Isis non esisteva più in Libia e aveva zero operazioni suicide. Quest’anno ce ne sono già state una dozzina in tutta il Paese”. La Katz ha aggiunto che… “alcuni dei combattenti di Iraq e Siria sono stati in grado di tornare”.
Il tema ha fornito all’ex premier Matteo Renzi lo spunto per attaccare il Governo: “Quello che sta accadendo in Libia – ha scritto Renzi su Facebook – è purtroppo molto pericoloso, anche per l’Italia. Ma è anche l’esempio più chiaro di quel che significhi governare pensando ai ‘Mi piace’ su Facebook e non alla Politica, con la p maiuscola”.
E ancora: “I nostri ministri – ha ribadito Renzi – fanno dirette sui social dalla spiaggia e poi sequestrano navi italiane con qualche povero migrante a bordo. Pensano solo al consenso immediato e l’opinione pubblica, sembra al momento. Nel frattempo, però, sono privi di una visione, non toccano palla su nessun dossier geopolitico importante e quando ci sono problemi in Libia attaccano Macron, tanto per cambiare”.
“Non è più possibile, almeno al momento – ha scritto in una nota Michele Marsiglia, presidente della FederPetroli Italia – continuare a trattare per proseguire gli investimenti e le attività economiche petrolifere in Libia. La situazione non è più controllabile, principalmente per incontri e meeting a Tripoli. Da circa un anno abbiamo iniziato una fase di recupero economico per le aziende che sono rimaste danneggiate dal mancato incasso delle attività svolte su alcuni giacimenti. Dal 2011 l’effetto domino ha creato una fase di criticità alle aziende che hanno contribuito alla realizzazione di infrastrutture per l’estrazione di olio e gas…” “Definiamo la nostra operatività di massima allerta – conclude Marsiglia – e non possiamo esporre a rischio le risorse umane italiane e le nostre aziende di settore”.
Un tema rovente, dunque, sul quale la posizione dell’Italia è tutt’altro che chiara, né può dirsi che sia la migliore. Il gioco è doppio e triplo:si fa la guerra all’Isis e si aiuta, poi pavidamente ci si allinea all’Onu, da tempo l’ente più inutile in campo internazionale, un carrozzone di cui l’Italia dovrebbe essere esperta… Già, in tal modo, l’Italia, che mantiene in Libia pozzi di petrolio e gas, ma vanta anche una posizione di stima e prestigio, che risale persino …all’era coloniale, sta già rimettendoci di tasca…
Germano Scargiali
(Testi vari raccolti,ordinati e commentati)






