“Ricordiamo Paolo Borsellino attraverso la ricerca della verità”
“Parlate di Mafia”: FdI a Palermo, dal palco del San Paolo Palace, esorta i cittadini a non avere paura di combattere questo grave fenomeno criminale. Secondo Kelany: “Su mafia e appalti un quadro inquietante”



Una presenza massiccia di deputati e senatori di FdI ha partecipato alle manifestazioni organizzate per commemorare l’eroico magistrato Paolo Borsellino nel trentaquattresimo anniversario dalla morte e, soprattutto, per affermare che il suo impegno contro la mafia non avrà mai fine. Questo, infatti, è il senso del titolo: “Parlate di mafia. La ricerca della verità sulle stragi del ‘92”, scelto per l’iniziativa promossa dai gruppi parlamentari di Camera e Senato di Fratelli d’Italia, in collaborazione con l’Ufficio Studi, che si è tenuta domenica 19 luglio, a Palermo presso l’Hotel San Paolo Palace. Nel corso dei lavori, sono state ricordate le vittime della Strage di via D’Amelio, il giudice Borsellino e i poliziotti Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Emanuela Loi e Claudio Traina.
Sul filone “Mafia e appalti” la Commissione Antimafia sta indagando ormai da tempo. “Siamo quasi giunti a collazionare il grande lavoro svolto a seguito delle audizioni del procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, che ha disegnato un quadro che ha dell’inquietante”, ha spiegato la deputata Sara Klany, membro della Commissione Antimafia e componente dell’Ufficio studi di FdI, che ha introdotto i lavori del convegno.
“Parlare di mafia è ancora doveroso e necessario”- ha detto –
“Per troppo tempo si è volutamente omesso di verificare giudiziariamente l’importanza del filone mafia e appalti, che è ormai acclarato essere tra le concause della morte del giudice Borsellino e con ogni probabilità anche del giudice Falcone” chiarendo perché, dopo più di trent’anni dalla morte dei due giudici, indagare sulla mafia è ancora necessario.”
L’impegno del governo contro la criminalità organizzata
“Su mafia e appalti un quadro inquietante” Kelany ha, infatti, ricordato l’impegno e la determinazione del governo Meloni contro la criminalità organizzata. La battaglia, per esempio, a difesa del 41 bis, quando c’erano spinte che cercavano di metterlo in discussione. Ma” – ha avvertito la deputata – governo e maggioranza sanno bene che la mafia non si sconfigge con la sola repressione, serve anche e soprattutto una grande battaglia in senso culturale, e dunque serve parlare di mafia, come chiedeva di fare Borsellino, per scardinare quel velo di omertà e insabbiamento che purtroppo ancora resiste e avviluppa il fenomeno”.
L’impossibilità di audire Scarpinato
“In Commissione – ha ricordato Kelany – abbiamo il giudice Scarpinato, attualmente senatore M5S, che fu tra coloro che sottoscrissero la richiesta di archiviazione del dossier mafia e appalti, sei giorni prima della strage di via D’Amelio. Ma non ci dà la possibilità di ascoltarlo, perché come membro della Commissione non può essere audito. Quindi, sì, c’è ancora un grandissimo bisogno di parlare di mafia e di farlo a tutti i livelli e contro ogni reticenza”.
La maratona oratoria “Parlate di mafia”
Dopo l’intervento introduttivo di Kelany, è stato proiettato il video inedito Quel covo di vipere, che riassume il dossier mafia e appalti e che riprende le stesse parole di Borsellino. Sono poi seguiti gli interventi di saluto del capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan, del capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami, dei deputati Giovanni Donzelli, Francesco Filini e Luca Sbardella e della responsabile della segreteria politica di FdI Arianna Meloni.
La maratona oratoria, introdotta dal senatore Raoul Russo e coordinata dalla deputata Carolina Varchi ha, poi visto gli interventi di Antonio Di Pietro e dei giornalisti Bruno Vespa, Daniele Capezzone, Salvo Sottile, Antonino Monteleone, Francesco Storace, Pietro Sansonetti, Alessandro Sallusti.
Le conclusioni di Colosimo, sono state precedute dalle parole del senatore Salvo Sallemi, Vice Presidente Fdl Senato e componente della Commissione antimafia che ha dichiarato: “Voglio anche io invitare Scarpinato a presentarsi in audizione. Voglio ricordare quella famosa telefonata del giudice Borsellino al procuratore Giammanco, avvenuta alle 7 di quella mattina. Eravamo a poche ore da via D’Amelio. Come è possibile che il dottor Borsellino che era un fuoriclasse in quei 57 giorni non venne preso in considerazione dai suoi colleghi?”
Per Arianna Meloni: “Nessuna appropriazione della figura di Borsellino. Noi arriveremo a una verità sulla Strage, …”
Infine, è intervenuta Chiara Colosimo, Presidente della Commissione Antimafia: “Grazie alla stampa libera. Grazie ai nuovi pilastri della mia vita, hanno i nomi e i volti dei familiari delle vittime della mafia. Tutto si sono messi insieme a me alla ricerca della verità. Questa non è una storia di oggi, ha radici profonde e hanno il volto di alcuni che sono ancora qui in questa sala. Tutte quelle magliette che accompagneranno questa sera le fiaccole. Questa è una storia in controtendenza nei fatti e nel merito. Io ho difeso la storia di una comunità politica di cui mi onoro di appartenere. Siamo qui che abbiamo scavato, ascoltato e studiato, abbiamo decretato e desecreteremo documenti che ancora qualcuno voleva tenere nascosti. In una sentenza della Borsellino Quater scritta dall’attuale Presidente della Corte d’appello di Palermo c’è scritto che via D’Amelio è il più grande depistaggio della storia d’Italia. Abbiamo fatto una scelta precisa, di partire da lì. Noi arriveremo a scoprire ciò che è successo in quei 57 giorni. Si mi aspettavo le polemiche e le divisioni. Io ho visto il “Nido di vipere” nella Commissione che presiedo. Quando abbiamo iniziato non sapevo che cosa facessero alla procura di Caltanissetta. Vedete qualcuno era così preoccupato che ha iniziato a tramare ancora prima che io venissi eletta. Il problema era che gli uomini e le donne di Giorgia Meloni andassero a fondo. Ad ascoltare alcuni sarei Mori con la gonna. Anche qui vi svelo un segreto, non ho mai parlato con il generale Mori al telefono perché io credo nella libertà dell’inchiesta che sto portando avanti. Io non anticiperò il lavoro che andremo a fare nella relazione. Ci sono cose che amo del giudice Borsellino, ovvero il rispetto delle Istituzioni e quindi non svelerò nulla. Io di Paolo Borsellino amo il rigore morale, ma soprattutto la capacità di fare parlare sempre i fatti. Certamente difenderò le Istituzioni che presiedo e lo farò a qualsiasi costo. Non credo che a Palermo ci sia bisogno di spiegare chi era Pio La Torre: ebbe la relazione di minoranza. Vincenzo Scarantino non era considerato all’altezza di interloquire con Cosa nostra e qualcuno ci ha creduto, anche esimi magistrati e uno di questi era certamente Nino Di Matteo. C’era una cosa che non si sapeva a Palermo e ora acclarata in Sentenza ovvero che la trattativa Stato e Mafia c’era. Permettermi di dire chi ha l’onta della verità. Vi chiedo di fare una cosa con me perché adesso ci mettiamo sulla via e andiamo a piedi da qui a via Cilea. Io sono una privilegiata, ovvero ho avuto l’opportunità di vedere lo studio del dottor Borsellino. Quello che mi ha colpito sono tutti i Faldoni sul tavolo pieno di ritagli di giornale con scritto sopra F. Esiste qualcosa più della misurazione ovvero il legame che esisteva tra Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Quella storia che ho il privilegio di conoscere grazie ai familiari del giudice Borsellino, documenti mai entrati nelle aule giudiziarie e mentre leggo ho iniziato a dubitare anche di me stessa perché di fronte a un servizio così alto ci si può chiedere solo se si è all’altezza di quello che si sta facendo.”
Foto di Angelo Modesto








