italiana o islamica?
Il 2 giugno dovrebbe essere un giorno importante per l’Italia, un giorno in cui celebriamo la rinascita di un popolo uscito da una guerra devastante e con essa il ritorno alla pace, agli affetti, al lavoro.
Invece, questa pace, a fatica conquistata, oggi torna ad essere minacciata dai vari conflitti accesi in tante parti del mondo.
80 anni fa il popolo italiano esprimeva il proprio voto, sceglieva la Repubblica (o almeno così si racconta, perché c’è chi non è d’accordo con questa asserzione), ma anche se – va detto – avesse vinto la Monarchia ci sarebbe stato comunque, nel Paese, un percorso democratico e non autoritario.
Per la prima volta le donne italiane potevano esprimere il proprio voto e alcune di loro arrivavano addirittura a far parte della Costituente.
Iniziava una nuova fase storica, nasceva una Costituzione che garantiva pieni diritti alle donne, libertà in politica nonché in campo religioso e di opinione: insomma, una Costituzione che dichiarava di voler combattere ogni tipo di discriminazione.
Da quel lontano 1946 ben ottant’anni sono passati, per l’Italia, tra gravi crisi e successi insperati, attraversando, nel frattempo, varie congiunture, gli anni di piombo, le Brigate rosse, l’assassinio di Aldo Moro, la lotta alla mafia, tangentopoli, l’ascesa della Lega nord, la discesa in campo di Silvio Berlusconi, la nascita dell’euro e la crisi della UE, la globalizzazione, la fine del bipolarismo in campo internazionale e il passaggio al multipolarismo.
E ora? Quale futuro aspetta una nazione ancora viva, ma zoppicante sotto il peso di troppe difficoltà?
L’immagine di un Paese festante per i successi finora raggiunti non corrisponde, purtroppo, alla realtà delle cose. Ci piacerebbe unirci al coro di chi li loda, ma crediamo che occorra prendere consapevolezza del fatto che solo una svolta decisa e significativa potrà ridare un futuro all’Italia perché le criticità sono palesi e non possiamo nascondere la polvere sotto il tappeto.
Sono i fatti a parlare. L’emigrazione di tanti giovani, colti e capaci, è già un segnale evidente della mancata soluzione di alcuni tra i problemi più gravi del Paese: scarse opportunità, tasse pesanti, servizi scadenti o inesistenti.
Poi c’è la Questione meridionale. A dispetto dei vari decenni trascorsi, dall’Unità ad oggi, di passi avanti se ne sono visti pochi: le infrastrutture sono ancora carenti, i finanziamenti insufficienti, le chiacchere molte e i fatti pochi.
A questo quadro già abbastanza negativo, vanno aggiunti altri fatti estremamente preoccupanti: a fronte del continuo degrado delle città emerge sempre più il fenomeno di una criminalità aggressiva e senza freni. Anche qui, dobbiamo costatare un contrasto, da parte dello Stato, alquanto insufficiente.
Al riguardo, però, va detto che, da parte dell’opposizione, non si è vista alcuna collaborazione, ma solo critiche improduttive, anzi, da questa sono arrivate soltanto esortazioni all’immigrazione illegale, all’accoglienza indiscriminata e via discorrendo.
A qualcuno sembra, infatti, che i problemi dell’immigrazione si possano risolvere continuando ad usare proprio quelle ricette che, finora, si è dimostrato non funzionare.
Per finire, ci sembra che i valori fondanti la nazione italiana siano oggi in pericolo: religione, cultura e famiglia sono messe in discussione non per favorire il progresso o la modernità, ma per privare della libertà il popolo italiano, un popolo che può vantare secoli, anzi millenni, di cultura, di arte, di civiltà e se ha le sue colpe o i suoi difetti non per questo deve accettare le imposizioni o le regole di chi non lo rispetta, non lo stima e non lo ama.
Se un Islam colto, democratico, rispettoso dei nostri valori si vuole incontrare con l’Occidente ben venga, altrimenti ognuno resti a casa propria a seguire le proprie regole.
Lydia Gaziano Scargiali








