Avvilita e calpestata, l’edilizia in Italia sopravvive per necessità di cose…. Già: dove abitare, dove lavorare? E il patrimonio sopravvive ai tempi d’ammortamento contribuendo alla crescita “spontanea” dell’economia. Ma come conservarlo, senza la manutenzione, rea difficile da un’Imu che si assomma all’Irpef?
I bizantinismi, affiancati dall’esosità fiscale, – ultima invenzione ‘incostituzionale’ l’Imu – caratterizzano, certamente, la realtà dell’edilizia italiana. Il settore sarebbe più che florido, addirittura sarebbe l’invidia del mondo (e un po’lo è lo stesso), vista la propensione nazionale per la proprietà immobiliare. Sembra, però, che tutto si faccia per rendere la situazione irta di difficoltà e di spese. Il risultato – come è ben noto – è quello di bloccare l’edilizia o di rallentarla fortemente, con grave nocumento per l’economia nazionale…
Così, lo Stato cerca di distruggere una colonna portante dell’economia italiana, ignorando che la ricchezza privata è patrimonio pubblico…
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di qualche giorno fa che mette in luce un ennesimo problema che la farraginosa normativa ha creato…
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L’Organizzazione Sindacale degli inquilini ANIA rappresentata dal Vice Segretario Nazionale Vicario Dr. Andrea Monteleone e dal Segretario Provinciale di Reggio Calabria Vincenzo Leotta hanno partecipato presso il Consiglio Regionale della Calabria ad un incontro con i rappresentanti dell’UPPI Geom. Vincenzo Alessio Battaglia e il Vice Presidente Nazionale Avv. Giovanni Violi, della FEDERPROPRIETA’ Avv. Domenico De Caridi, di CASA MIA con il Presidente Nazionale Cetty Moscatt, del CONIA con Giuseppe Basile e del Collegio dei Geometri con Giuseppe Baronetto, per affrontare il problema della Doppia Conformità che di fatto blocca la cessione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica ai suoi assegnatari.
L’eccesso di norme che regolamentano la Conformità Urbanistica degli immobili pubblici, nel tempo ha bloccato la loro cessione a favore degli stessi assegnatari che, dopo anche 20 e più anni, finalmente hanno l’opportunità di riscattarne la proprietà.
L’Art. 36 del DPR n. 380 del 2001 permette il rilascio del certificato di conformità urbanistica di una unità immobiliare ERP (Edilizia residenziale pubblica, ndr), ma per analogia anche di una unità immobiliare di edilizia privata, solo se l’intervento edile realizzato nell’unità in questione sia conforme alle normative presenti all’epoca della sua realizzazione ed anche all’epoca della presentazione della richiesta di rilascio della certificazione.
Così facendo, di fatto, per poter rendere vendibile un alloggio bisogna rilasciare una Doppia Certificazione di Conformità che ottiene la propria valenza dall’adeguamento a due normative urbanistiche esistenti in tempi e con regolamenti diversi.
Questa norma esplica una incongruità giuridica che rende di fatto impossibile la commercializzazione di tutti quegli alloggi che ad esempio nel tempo, abbiano subito un intervento edile come ad esempio la chiusura, anche con strutture precarie, di un balcone o di un piccolo terrazzo di collegamento.
L’attuale impostazione dell’Art. 36 blocca, quindi, il già asfittico mercato immobiliare non permettendo una rigenerazione urbana di interi quartieri.
Ragionando in termini di sviluppo urbano, economico e sociale è importante “governare” queste dinamiche permettendo agli enti gestori di alloggi pubblici di poter cedere le unità immobiliari ai loro assegnatati, avendo come riferimento solo la normativa vigente al momento della presentazione della richiesta della Certificazione di Conformità Urbanistica.
In alternativa si potrebbe richiedere una indennità risarcitoria che permetterebbe comunque lo sblocco delle compravendite immobiliari e il contestuale incasso di tributi a favore dello Stato.
Dopo un franco confronto tra tutte le OO.SS. presenti, vista l’importanza sociale ed economica del problema evidenziato si è raggiunto l’accordo di predisporre una proposta di riforma normativa da far pervenire al Governo Nazionale.
La Direzione Nazionale ANIA
Dr. Andrea Monteleone
(Ania, Associazione nazionale inquilini e assegnatari, ndr)
Nota: l’Imu è doppiamente contraria alla Costituzione. Questa all’art. 1 afferma che i cittadini devono contribuire alle spese dello stato in base al loro “reddito”. Non già alla loro ricchezza (potenziale).
Più avanti la Costituzione della Repubblica precisa che “imposte sul patrimonio” possono essere richieste pro tempore …per particolari necessità e calamità pubbliche. Infatti si discute anche di quanto sia giusta e corretta la tassa di successione, tipica imposta sul patrimonio, che costituisce un periodico prelievo dello stato sulla ricchezza nazionale… Il mondo musulmano non conosce niente del genere: la successione è gratuita…








