E’ proprio così: il governo dei divieti, lo stato delle multe, nemico della nazione (i cives) si scatena prontamente in tempo di coronavirus… Lo stato persecutore non perde l’occasione per scatenarsi contro i cittadini, per privarli di altre libertà, per negare fiducia alla comune intelligenza e dignità degli italiani, per dare sfogo alla propria ignoranza in materia di sanità, medicina, virus…
Per i media, seminatori di panico, a propria volta è una sorta di…invito a nozze. Schiaffa il Coronavirus in prima pagina e in testa ai notiziari. Così da sfuggire ai ..reali problemi. A quelli più spinosi, dal caro dei trasporti interni, alla continua discriminazione economica nei confronti del sud, del flebile comportamento da yesman nei confronti dell’UE, delle sorti dell’acciaieria di Taranto, della disoccupazione, degli esodati, dei cassintegrati, dei ranghi dell’amministrazione sguarniti, degli ospedali a corto di personale e di strumentazioni, nell’Italia che langue dalle Alpi a Lampedusa…
Lo stato in Italia sa soprattutto vietare. O, forse, sa soltanto vietare. A volte questi divieti e questi asfissianti controlli hanno un risvolto utile e positivo -vedi la maggio genuinità dei prodotti alimentari – ma nel complesso rendono il ‘paese’ asfittico, in ritardo con i tempi, prossimo alla decrescita (infelice). Vietare non costa niente. Basta mettere nero su bianco una norma, un decreto, un’ordinanza… Anzi, un divieto, se sancito con multe e contravvenzioni, rende anche parecchio. I comuni, disperati, quasi tutti al limite del default, per l’insensata amministrazione, includono una cifra crescente nel bilancio preventivo alla voce ‘ricavi dalle multe‘.
Ed eccoci in tempi di epidemia…
Multati i giovani atleti e atlete che, per tenersi in forma, fanno la corsetta, anche se solo attorno al palazzo ed alle sette del mattino con la città deserta.Ve lo assicuriamo: siamo stati testimoni oculari: li accostano con la ‘pantera’ e li verbalizzano.
Lo abbiamo detto: è il festival dell’ignoranza e dell’incultura governativa…
Vietate le spiagge, vietati i lungomari. Un bagnante che faceva la prima nuotatina dell’anno, profittano del primo sole, è stato multato ‘salatamente’.
A Grado (Gorizia) la polizia locale ha multato una anziana signora che era andata a fare la spesa ben undici volte in un giorno: le avevano contate, così hanno dichiarato i poliziotti… L’hanno sanzionata con una contravvenzione di 280 euro (se pagata entro 30 giorni, altrimenti aumenterà a 400 euro). E’ accaduto sabato scorso nel centro della ridente cittadina di Grado, come racconta il quotidiano Il Piccolo questa mattina in edicola.
Secondo il quotidiano del luogo la donna era stata notata dai vigili nell’arco della stessa giornata in strada, dove era uscita per fare di volta in volta piccoli acquisti alimentari. Dopo averla incontrata un paio di volte, per la verità, l’avevano ammonita bonariamente a restare a casa. All’undicesima volta hanno deciso di sanzionarla. La domanda sorge spontanea: ‘Ma non ne hanno altro da fare?’
Lo sdegno più assoluto – da ex podisti a Palermoparla – lo esprimiamo per l’autentica persecuzione cui sono sottoposti gli sportivi.
Ecco alcune ‘storie’: Italia ultimi giorni…
Se non stessimo vivendo dei giorni tremendi per i devastanti effetti del coronavirus, si potrebbe dire che le vicende che vedono coinvolte le forze dell’ordine e i runners siano una sorta di sfida fra guardie e ladri.
Limitazione, comunque, che, oltre al fatto di dover correre vicino a palazzi sovraffollati, quasi mai permette ai runners veri e propri di svolgere allenamenti prolungati e di adeguata intensità. I runners cercano di sfuggire in tutti i modi a questa situazione. Anche giocando con le leggi dell’orologio…
C’è chi corre all’alba dalle 4 alle 6 del mattino, quando tutti dormono ancora. Chi dalle 13 all 14, quando la gente è a pranzo e le guardie ‘nicchiano’. Oppure col buio della notte, dopo le 21 quando si cena e si sta a casa. Anche i controlli in quei momenti scemano vistosamente. Il sabato sera, infine, sappiamo bene che le città si trasformano in giungle in cui vige solo il diritto naturale che spesso coincide con la legge del più forte.
Due casi opposti.
C’è chi cerca di defilarsi in campagna o nei boschi, per correre lontano dai ‘pericoli’. Che invece possono materializzarsi all’improvviso, come è successo alla maratoneta Giulia Sommi di Vigevano una settimana fa. Classe 1987, un personale di 2h 47′ sulla maratona.
Giulia (domenica scorsa) si era allontanata in macchina dalla sua abitazione. Di 4 chilometri, raggiungendo una zona boschiva ad ovest di Vigevano. Poi, parcheggiata l’auto in una stradina vicino all’ingresso del bosco, era partita per una corsa di 15 chilometri. Al ritorno la sgradita sorpresa di trovare la polizia accanto all’auto. Colta in flagrante, le è stata affibbiata una multa di 503 euro.
Ma Giulia ha adesso acquistato un tapis roulant: meglio che niente. E’difficile stoppare un vero atleta…
Ancor più esemplare è l’episodio che ha coinvolto, giovedì mattina, la ventenne Bianca Seregni, atleta nazionale di triathlon nonché campionessa mondiale ed europea di aquathlon. Al termine di una seduta di fartlek effettuata nei pressi della sua abitazione, zona stadio di San Siro, Bianca è stata fermata da una pattuglia della polizia che le ha intimato di tornare subito a casa se non voleva essere multata.
Inutili le proteste della ragazza, che sosteneva di poter correre vicino alla propria abitazione esibendo anche la certificazione della Fitri di essere atleta di interesse internazionale. Niente da fare. Con i poliziotti che le ribadivano che dal 1 aprile nessuno può più allenarsi. Neanche gli atleti di alto livello.
In questo caso dimostrando però di non conoscere bene i decreti. A) Perché vicino a casa si può continuare a correre. B) Perché agli atleti top è stato vietato di allenarsi da soli o in gruppo ma solo per quanto riguarda gli impianti sportivi. C) Perché comunque lo stesso decreto partiva da sabato 4 aprile.
Insomma, ce n’è per tutti i gusti. Teniamoci stretti,applicando una delle più note massime di Edoardo De Filippo: “ha da passà a nuttata!” E non solo quella della pandemia…
Scaramacai
Nota
Nella didascalia alla foto in alto non abbiamo precisato che la graziosa Giulia Sommi è atleta di interesse azzurro. Perché rivendichiamo il diritto di tutti a poter correre liberamente all’aperto -se lo desideri – anche in tempi di coronavirus, purché isolatamente. Il che significa che nelle mattinate, in zone poco frequentate il diritto di una corsetta da soli è sacra, fa bene e non danneggia nessuno.
Basta una conoscenza a livello liceale della natura dei virus e dei batteri per capire che all’aperto, già alla distanza di 2 metri o anche qualcosa in meno, il contagio sia impossibile. E non certo per un’opinione! Ma dove i nostri governanti hanno frequentato il liceo?








