‘Bello, ciao‘ Caro amico ti scrivo…
Cantare Bella ciao – non come faccio io, perché è genericamente valida – ma come fanno in giro, con tutta l’intenzione d’esaltare ancor oggi la cosiddetta guerra partigiana, è una grande offesa all’Italia, ma prima ancora al buon gusto e soprattutto alla memoria di anni assolutamente ‘da cancellare‘.
Ricorda anzitutto un momento in cui gli italiani si spararono fra loro…
I partigiani (parlo di racconti diretti di uno zio che era segretario comunale all’Urago d’Erba), mettevano al muro chiunque fosse stato anche semplicemente impiegato al comune sotto il fascismo. Non rispettavano le donne come gli jugoslavi alle foibe. Come minimo quelle ‘accusate di fascismo’ venivano rasate a zero. Le violentavano metodicamente proprio come quelli delle foibe.
E cantavano Bella ciao, se è vero che la cantavano e non la cantano quelli che partigiani non sono mai stati…
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Il fenomeno partigiano, frequente ovunque in tutte le guerre, non è mai da guardare di buon occhio.Chi fa guerra senza uniforme contro uomini in uniforme non è in linea di massima nel giusto. E le eccezioni – se ci sono – confermano la regola. Ovunque, anche contro gli italo tedeschi in Russia, dei ‘partigiani’ borghesi russi stavano in armi sotto la copertura di essere dei fiancheggiatori. In realtà ciò consentiva loro di operare anche atti criminali sotto copertura… Mio padre, tenente in Russia, mi raccontava che il solo colpo sparato di persona in orizzontale lo aveva rivolto con la pistola d’ordinanza ad un partigiano e sperava di averlo solo ferito ma non ucciso… Aveva combattuto in Russia e poi in Sicilia, non aveva neppure in antipatia gli alleati tedeschi che – mi diceva – aveva visto sempre cortesi e leali.

Sconfitto, dopo tanti sacrifici e il freddo patito nella steppa russa, papà parlava sempre bene di chi lo aveva mandato in guerra contando su una vittoria. Non si lamentava che l’esercito italiano fosse male armato e raccontava che il mortaio da 81 e la mitragliatrice Beretta erano tali da consentire un comportamento onorevole di fronte al fuoco nemico…
Non bastarono, però, neppure insieme ai panzer ed alle micidiali bombe a mano tedesche, a sconfiggere l’inverno russo e le armi americane sopraggiunte in supporto a quelle sovietiche. Italiani e tedeschi divisero fraternamente le postazioni e le trincee – celebrando le feste e pregando insieme – durante una lunga avanzata e giunsero fino alle porte di Kiev a Dniepropetrovsky, oltre il Dnieper, attraversato sotto il fuoco russo da terra e dall’aria. Poi fu l’inverno e gli aiuti militari americani (armamenti) rinforzarono l’esercito sovietico. Sia italiani che russi ebbero il tempo di esibirsi nelle ultime cariche di cavalleria della storia e si affrontarono spesso all’arma bianca. Mio padre, scapolo, ebbe il modo di amare teneramente per alcuni mesi una donna russa. Alcuni soldati sposarono quelle fidanzate e rimasero per sempre nelle kolchoz . La guerra non è come si dipinge. Ha momenti di convivenza ed è normale che parte degli ‘invasori’ fraternizzino con la gente del luogo. L’armata italiana in Jugoslavia e Grecia venne soprannominata armata ‘sagapò’, ‘ti amo’ in lingua greca.
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A salvare l’Italia settentrionale fu proprio – come diceva papà – la Repubblica di Salò, che dimostrò fedeltà ai tedeschi, evitando che questi facessero una indiscriminata carneficina con le potenti armi a loro disposizione e con la loro inflessibilità caratteriale…
Figurati che cosa potevano fare i partigiani di fronte ai tedeschi che avevano la mitragliatrice con cui ho sparato ancora io, la cosiddetta la ‘sega di Hitler’, che spara più del triplo di colpi al minuto di qualunque arma potessero avere i partigiani. Oppure che aiuto potevano dare agli anglo – canadesi – NZ – americani che avevano carri armati avveniristici e usavano a terra la mitragliatrice antiaerea Browning che colpiva gli aerei fino ad 8oo metri d’altezza con proiettili normali, perforanti e ‘bum bum’…
La Repubblica di Salò ebbe ‘la flemma civile’ di dare continuità al Festival di Venezia. Ha scritto una Costituzione repubblicana ancora studiata in tutto il mondo come ‘innovatrice’. Così come tutto il mondo studia il piano urbanistico dell’EUR. Questa è la realtà storica.
Il cosiddetto movimento partigiano – un’accozzaglia di ex socialisti messi da parte perché imbelli, di giovinastri sbandati, di veri e propri disertori coscienti di esserlo, è stato un’infausta pagina del ‘proverbiale’ voltafaccismo italiano, che ha rappresentato – cioè – il peggior volto degli italiani, che in quell’occasione hanno sparato ad altri italiani fedeli ad un giuramento, sopravvissuti ai commilitoni morti eroicamente in Russia, in Africa, per terra, per mare e per aria, per difendere – assieme ai tedeschi – l’Europa dall’America.
L’Europa aveva sperimentato per prima la radiofonia, il nucleare, gli elettrotreni etc.
La cosiddetta era fascista ci ha lasciato l’Eni, l’Iri, la Montecatini, la Fincantieri prima ancora della Fiat, dell’Alfa Romeo, della Lancia e della sua filiazione: la Ferrari…
Essere stati anti socialisti e anti partigiani, a scuola, nel giornalismo etc è stato un gran lusso. Assecondare la cultura dei vincitori come fa questo storico è stato un lasciapassare prezioso, nel mondo della politica, della cultura, dello spettacolo. Il contrario – pensare liberamente – è stato un lusso pagato a caro prezzo.
La massoneria cattiva, facci caso, si professa di sinistra: sono i ‘comunisti con la pancia piena’, i ‘radical chic in Italia, i bourgeois bohemiens in Francia: è, come si dice a Palermo, ‘il sazio che non crede a chi è digiuno’…
Non chiedermi di sopportarli con noncuranza. Perché si battono il petto e guai a poterti classificare ‘non di sinistra’. Ma mi chiedo quale sinistra sia mai la loro. Ma vorrebbero insegnarmi la morale che io detesto…
Io credo ai miei parenti di Palermo e Roma: tutti fascisti tranne lo snob: il pur caro zio Franco che era anche ‘laziale’. Le due nonne avevano l’anello di ferro perché quello d’oro lo avevano donato all’Italia per difendersi dallo straniero e ambedue non mi dissero di essere state forzate, come invece raccontano gli storici come questo…
Io credo ai racconti dei bersaglieri e dei carristi, il cui motto è ‘mancò la fortuna non il valore’. El Alamein è chiamata ‘una sconfitta che vale più d’una vittoria’. porto con onore e rispetto i gradi di tenente di complemento dei Bersaglieri, con le cui piume, assieme alla divisione paracadutisti Folgore i nostri padri combatterono a Giarabub, Tobruk ed El Alamein. La mia compagnia allievi ufficiali si chiamava Bir El Gobbi, località del deserto libico dove gli italiani avevano conseguito una vittoria prima della malaugurata morte di Italo Balbo.
I Lagunari cantano ancora ‘Dalmazia, Dalmazia, che m’importa se si muore’ con il motivo fascista. I bersaglieri cantano e l’ho cantata cento volte lecitamente anch’io: “All’armi, all’armi, all’armi bersaglieri…” al posto di all’armi e siam fascisti. C’è sempre chi ricorda la ‘vera storia’ e glorifica chi lo merita. L’esercito italiano canta ancora così come prima di quella che fu comunque una cocente e dannosa sconfitta…
Prima o poi si andrà al voto, ma non è detto che la volontà degli italiani non venga ancora una volta tradita da chi riesce a mandare a Roma un governo non eletto. Per questo val la pena di prendere coscienza e di battersi! Anche perché non avviene solo in Italia ma è un pericoloso andazzo planetario…
Scusami, ma ho giurato con le piume sul cappello – sarà una stronzata – fedeltà ad un Italia che non è quella che vedo.
Le destre sono sempre state europeiste – ci mancherebbe – ma questa Europa è lo scempio acefalo dell’anti politica e dell’anticultura. Chi parla della comune cultura europea all’Ue? A parte tutto in una cosa sono bravi: la malafede che giunge fino all’autolesionismo.
Comunque da liberale rispetto Voltaire (che forse non lo disse mai): ‘la penso in un certo modo ma lotterei fino alla morte perché tutti ‘possano’ dire il contrario’. Ma devono farlo con dignità. Cioè non – come fanno – sostenendo ‘loro’ di ‘dettarmi il verbo divino’.
Germano Scargiali
Nota
L’IRI – acronimo di Istituto per la Ricostruzione Industriale – è stato un ente pubblico italiano con funzioni di politica industriale.
Istituito nel 1933, durante il fascismo, nel dopoguerra allargò progressivamente i suoi settori di intervento e divenne il fulcro dell’intervento pubblico nell’economia italiana. Nel 1980 l’IRI era un gruppo di circa 1 000 società con più di 500 000 dipendenti. È stato a suo tempo una delle più grandi aziende non petrolifere al di fuori degli Stati Uniti d’America. Sovrintendeva – ancora per tutti gli anni della ricostruzione post bellica – a tutta l’industria nazionale, automobilistica, meccanica, metallurgica, petrolifera navale, aerospaziale, alimentare etc.
Nel 1980 l’IRI era un gruppo di circa 1 000 società con più di 500 mila dipendenti. È stato a suo tempo una delle più grandi aziende non petrolifere al di fuori degli Stati Uniti d’America. Nel 1992 chiudeva l’anno con 75 912 miliardi di lire di fatturato. Ancora nel 1993 l’IRI si trovava al settimo posto nella classifica delle maggiori società del mondo per fatturato, con 67,5 miliardi di dollari di vendite.
L’amministrazione repubblicana – dopo essere stato la colonna portante della ricostruzione e del miracolo economico – è ‘riuscita’ a portarlo in perdita, provocandone la chiusura a fine millennio.
Quasi tutti gli ospedali italiani, vanto della medicina nazionale nel mondo (Spallanzani, San Camillo, Bambin Gesù etc) – ma ‘dalle Alpi alla Sicilia’ – sono ancora ‘strettamente’ quelli costruiti nell’era fascista. Sono sati arricchiti solo di qualche nuovo plesso. Ciò dimostra la lungimiranza accanto all’impegno sociale e civile dell’epoca.
Questa non è ‘apologia’. Questa è la storia, questi sono i dati e sono verificabili nella realtà e persino sul terreno!
Nota 2
La frase è attribuita a Voltaire, ma la prima a scriverla – nella forma “Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo” – fu Heveòlyn Betarice Hall, saggista conosciuta con lo pseudonimo di Stephen G. de Tallentyre .
Nota 3.
Cefalonia viene celebrata come un momento eroico da parte italiana. I fatti, però, furono questi: nell’isola presidiata da italiani e tedeschi, dopo il ritiro dalla guerra e l’offerta di alleanza agli ‘anglo americani’, i tedeschi – convissuti per lungo tempo in grande amicizia con gli italiani – consentirono loro la partenza con l’onore della armi.
Dalla truppa italiana, però, con le armi in pugno ancor cariche per onorevole concessione tedesca, durante l’esodo, partirono colpi di fucile che colpirono a morte un paio di ufficiali tedeschi (a sparare furono due cretini, ovviamente comunisti). Fu solo allora che i tedeschi reagirono e fecero molti morti. Né da parte italiana – esattamente come alle Fosse ardeatine – si presentò chi nell’ombra aveva sparato. Di più: i sopravvissuti – prigionieri – furono imbarcati e poi rimpatriati nel rispetto della convenzione di Ginevra. Questi erano i tedeschi, questi furono coloro che li odiarono.
C’è da meravigliarsi che, dopo qualche anno, i tedeschi tornassero Italia col sorriso. Negli anni ’50 mio papà commerciava prodotti tedeschi. Venne un ispettore con la moglie. Furono lieti di pranzare a casa nostra. Apprezzarono il cibo e lodarono l’insalata russa preparata da mamma. Rimasero a lungo nella massima cordialità. Gli uomini intelligenti difficilmente coltivano l’odio e serbano il rancore…
Questa è storia. La storia in cui credo. La raccontino altrimenti a chi non l’ha vissuta!








