Diciotti o diciannove? Morandi? Ma chi il cantante? Ma no! Il pittore?

La nave Diciotti non ha niente a che fare con Don Ciotti…

Il “bombardamento” di stupidate e il banale cortile sono pane quotidiano per i nostri media. Purtroppo non si sa da dove iniziare, ma prendiamo il via dalla “Diciotti“. La nave bloccata a Catania da M. Salvini come ministro dell’interno e vicepresidente del Consiglio. A parte l’assurdità dell’incriminazione, praticamente immediata, per un atto politico nell’ambito del potere esecutivo: Qualcosa di appena similare risale, forse, solo al processo di Norimberga…

Ma la “Nave Diciotti” diviene subito il “mostro in prima pagina“. Se ne ripete il nome senza altre precisazioni e, per giorni, mezza Italia pensa sia una nave di Don Ciotti… Ma poi diviene “la Diciotti” e basta. Non ci risulta che la Tv abbia mai spiegato perché Diciotti. Chi fosse Diciotti…

Contro l’incultura congenita dei telegiornali vi diremo in breve quanto segue, dopo aver cercato un po’ su Google.

Ubaldo Diciotti (Lucca, 23 dicembre 1878 – Roma, 4 giugno 1963), valoroso personaggio da cui deriva il nome delle piccola nave, è stato un generale italiano, medaglia d’argento al valore della Marina. Dopo aver superato il biennio di matematica alla “Normale” di Pisa, nel 1901 entrò in accademia dove si distinse per personalità e cultura. Nel 1919, al termine della Prima guerra mondiale, fu chiamato, con il grado di maggiore, a far parte della commissione italiana, guidata dall’ammiraglio Francesco Mazzinghi, per l’attuazione delle incombenze in materia di aspetti marittimi e portuali scaturenti dall’armistizio concesso all’Austria-Ungheria. Nella sua carriera assunse gli incarichi di Comandante in seconda nei porti di Chioggia e Trieste e di Comandante nei porti di Molfetta, Barletta, Sebenico, Ancona, Livorno e Napoli. Nel 1930 venne inviato negli Stati Uniti d’America, nell’ambito di uno scambio di esperienze e di studio, dove partecipò a pianificare la riorganizzazione del porto di New York. Tornato in Patria, applicò le teorie sperimentate negli Stati Uniti all’ampliamento del porto di Sampierdarena, all’epoca in fase di allestimento. Fu comandante della capitaneria di Livorno dal 1932 al 1936 come colonnello di porto. Promosso Maggiore Generale di Porto nel 1937, sebbene prossimo al congedo per limiti di età, venne incaricato nel 1939 come Commissario Straordinario e Comandante del Porto di Tripoli. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale costrinse Diciotti a operare in condizioni di estrema difficoltà, a causa dell’assoluta necessità di mantenere efficienti i porti della Tripolitania per garantire i rifornimenti alle truppe impegnate su quel fronte, nonostante i continui bombardamenti degli Alleati. Per la sua opera gli venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor di Marina.

Richiamato in Italia nel marzo 1941, fu inserito nella milizia ausiliaria, ma venne poi richiamato in servizio attivo nel dicembre di quello stesso anno, in virtù della sua esperienza, pur essendo fuori età. Infine venne destinato alla Direzione generale della Marina mercantile, dove rimase fino al 14 settembre 1943, data in cui terminò definitivamente il servizio attivo. Con il suo nome sono state battezzate due unità della Guardia Costiera.

Già, ma che cos’è esattamente la Guardia Costiera? Quanti italiani sanno rispondere esattamente a questa domanda? In che rapporto sta con la Marina Militare Italiana? Nessuno coglie l’occasione per spiegarlo, ma non ci dilunghiamo: gli italiani ignoranti sono di tutto (di musica, di vino, della loro storia, cioè di tutto il meglio che hanno, ed anche di mare). E tali devono rimanere…

E che cos’è la nave Ubaldo Diciotti?

Bene, su una testata amante del mare, ve lo diciamo proprio… La Diciotti è un pattugliatore, poco più grande di un comune dragamine, ma è sempre un piccolo capolavoro della nostra cantieristica. Questa cantieristica non è seconda a nessuno nel mondo in fatto di qualità…  La Diciotti appartiene alla “Classe Dattilo” o classe 940. E’ una classe di Navi della Guardia Costiera, costituita da due unità del tipo OPV (Off-shore Patrol Vessel, pattugliatore d’altura nel linguaggio Nato) utilizzate nelle missioni d’altura a lungo raggio. Le due unità, estremamente versatili, possono effettuare il coordinamento di mezzi aeronavali in missioni complesse e dare supporto logistico in attività di protezione civile. Ecco che si presta al trasporto dei migranti… Tali navi sono state costruite nel Sud Italia, nel cantiere navale di Castellammare di Stabia (fondato a suo tempo dai Borboni che avevano la più grande marina del Mediterraneo dopo quella inglese e la prima a vapore condotta da equipaggio italiano) il 9 gennaio 2013.

Alle bufale dei media, sia aggiungono le fac news e la fac foto: questa era del ponte di Genova o di un ponte abbandonato?
Sono più le bufale dei media o le fac news e la fac foto? Questa era del ponte di Genova o di un ponte abbandonato? Attento cittadino, attento!

Lasciateci dire, però, anche due parole sul fatidico “Ponte“. Trattasi, ovviamente del “Ponte Morandi” che sui media ha usurpato il titolo di “ponte per eccellenza” a quello sullo Stretto. Per eccellenza, ma non meno famigerato. E, mentre la Sicilia si batte per l’insularità che non aveva ancora ottenuto, ma non per il Ponte sullo Stretto che sarebbe il suo vero diritto nel terzo millennio, il ponte Morandi diviene un altro “mostro in prima pagina“… Non vale che, senza una miriade di questi ponti (su questo fu partorito persino un bimbo e miriadi di persone e merci hanno viaggiato), tutti in funzione dalle Alpi alla Sicilia, l’Italia e gli italiani non sarebbero quello che sono. Perché, diciamolo, restiamo sempre luogo di immigrazione, solo per eccezione di emigrazione. E …di cervelli.

Alla quercia caduta accetta accetta, l’Ingegner Morandi diventa il “cretino del momento” per tutta Italia. Morandi, Morandi, Morandi finisce per contaminare anche la dignità di Gianni Morandi o quella del pittore… Ma quello non è il Ponte Morandi! E’ un ponte italiano come tanti altri, che “qualcuno” non ha sottoposto a manutenzione. Parlate con un ingegnere qualunque! Già, perché il “povero Morandi l’aveva detto che il ponte andava soggetto a manutenzione. Tutti i ponti come quello vanno manutenuti. E non ci fu certo dolo nel non sovradimensionarlo. Era l’uso di allora, di assottigliare i ponti. “Quelli antichi”, che resistono ai secoli erano costruiti con un sovradimensionamento abnorme. Si sa, in fatto di costruzioni in genere, che a sovradimensionare non ci vuol niente. Il difficile è progettare bene, cioè con un opportuno sovradimensionamento. Infine, c’è l’obbligo della manutenzione, quello che non è stato ottemperato.

Ma questa è vera. una scena da film. Le prime macchine che son riuscite a salvarsi sul trafficatissimo ponte. Il traffico - come fu a lungo sulla PA-CT - non trova attualmente un decente by pass.
Ma questa è vera. Una scena da film. Le prime macchine che son riuscite a salvarsi sul trafficatissimo ponte. Il traffico – come fu a lungo sulla PA-CT – non trova attualmente un decente by pass.

Adesso, è tempo di ricostruzione. Anche qui: ridere o piangere? Adesso la Tv vuol trasformare gli italiani in maestri “pontefici” (già, la parola viene da lì). Questo sì. Non importa che non sapessero (per il 99%) che ci fosse alcunché d’interessante a Matera finché non divenne Capitale europea della cultura. Sembra che il nuovo ponte dobbiamo inventarlo e che ciascuno possa dire la propria… Sembra anche che debbano costruire il primo ponte della storia. Opportuna eco fa la Tv al ministro competente: il prossimo sarà perfetto. Già, dice lo Stato italiano e la Tv gli fa eco: “non lo faccio più, non lo faccio più, non lo faccio più”. State tranquilli, da domani in Italia ponti non ne crolleranno mai più! Parola di Conte, Salvini e Di Maio. In alternativa, lo farà il PD.

Credeteci, possiamo dormire tra due guanciali… 

Scaramacai

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In questi giorni una giornalista del Tg Uno ci ha aggiornato sulla stampa americana parlando del New York Time senza la esse… Poi ha parlato di un “rìport” con una pessima erre inglese, un corretto suono di i, ma l’accento sbagliato nella pronunzia. Poverina: si sforzava di pronunziare in inglese… Come ha detto, sia pur con molto ritardo, Milena Gabanelli, si dice ripòrt e non rèport. Si potrebbe, con buona volontà italianizzare in rèport (abbiamo indicato l’accento tonico ovunque per chiarire la pronunzia, ndr) ma mai rìport che  non è né inglese, né italiano, cioè, con molta evidenza, non è un’accettabile italianizzazione (che è sempre meglio evitare, specie in Tv).

Un tempo  non si poteva diventare neppure impiegato di fila in Italia senza sapere un po’ di latino e di una lingua straniera. Ma i giornalisti Tv… Il latino ormai si studia in Germania e in Russia e le lingue straniere in Italia restano un personale optional…

Ma lasciamo l’inglese, perché qualcuno lo conosce… Non parliamo del francese perché è caduto nel classico dimenticatoio, ma tutti dovrebbero saper pronunziare almeno Champs Elisées : siamo ben lungi. Povera cultura italiana! che differenza sostanziale c’è fra un Chianti e un Nero d’Avola? Badate che i francesi lo sanno…

Ma, in fatto di lingue straniere, il bello viene con lo spagnolo, che non è un’italiano storpiato, è la seconda lingua parlata nel mondo ed è tanto alla moda. Da anni i telecronisti Rai vanno al Gran premio di Spagna (F1) a Jerez de la Frontera. Ci fosse uno che chiede – magari al …tassinaro – come si pronunzi il nome della città dove si trova al momento e va a …fare la telecronaca. Ignoranti sì, ma anche – scusate – cretini… (Sc.)

 

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