
Magistratura e legge tra imparzialità e interpretazione

Quest’anno è toccata alla città di Palermo l’organizzazione del 36° Congresso Nazionale della Magistratura con due prestigiose sedi per l’accoglienza: il Teatro Massimo, gentilmente concesso dal Sovrintendente del Teatro Massimo Marco Betta, e il Marina Convention Center. Complessivamente sono stati più di mille i magistrati presenti a Palermo.
Il titolo scelto: “Magistratura e legge tra imparzialità e interpretazione” è un tema antico, ma non per questo privo di attualità. Infatti, la stretta connessione con la sostanza del giudizio è il motivo della loro perenne attualità che, di recente, si sta manifestando ulteriormente, a causa di una crisi intorno al senso della funzione giudiziaria, al posto che le spetta rispetto agli altri Poteri dello Stato.
Alla funzione giudiziale si fa spesso rilevare di invadere campi non propri, di attribuirsi spazi attinenti alla Politica, soprattutto nei casi in cui questa non è riuscita a fare sintesi tra posizioni contrapposte.
Ritorna allora, come monito, il richiamo della soggezione dei giudici, dei magistrati tutti, alla legge.
Se la legge è l’atto tipico di chi esercita la sovranità in forza del consenso elettorale, ogni provvedimento percepito come svilimento dell’autorità della legge è, per ciò, inteso come alterazione dell’asse portante della nostra democrazia, la separazione tra i poteri dello Stato.
Il passo, poi, verso l’idea che la Magistratura, ampliando gli spazi della interpretazione, in funzione di una maggiore libertà decisoria, perda il carattere della imparzialità è breve.
All’idea che l’interpretazione non sia più irreggimentata nella e dalla legge corrisponde la convinzione che questa situazione sia al
contempo la causa e l’effetto di uno scolorimento della imparzialità.
Il magistrato è visto come attore desideroso di immergersi nel conflitto politico, di prendere parte nel contrasto di opposte visioni e opzioni di valori, per privilegiare quella a cui si sente più vicino per formazione e cultura personale.
Di fronte a questo scenario, che si fa a volte burrascoso, i magistrati – che riconoscono per intero il significato di garanzia del principio di soggezione soltanto alla legge, e che hanno saputo cogliere i corollari racchiusi in quel “soltanto” che limita e rende esclusivo il rapporto di soggezione – devono rinnovare una riflessione sulle categorie fondamentali del loro ruolo e della loro identità professionale.
Al riguardo, perciò, il Congresso contribuisce a far chiarezza, a far sì che la Magistratura non sia sempre più nell’angolo, stretta tra l’accusa di protagonismo politico e di imprevedibilità delle sue decisioni – e si faccia, invece, interlocutore credibile.
Del resto, l’importanza di un dibattito congressuale su questo tema cresce nel momento di annunciate imminenti riforme costituzionali. Di fatto, la separazione delle carriere tra giudici e magistrati del pubblico ministero occuperà il dibattito pubblico sulla giustizia anche nei mesi a venire, recando con sé un sostanziale mutamento dell’attuale assetto costituzionale. In realtà, non verrà affrontato soltanto il tema della separazione delle carriere, ma molto di più, nella prospettiva di un complessivo ridimensionamento del giudiziario.
Va, inoltre, osservato che tanti cambiamenti epocali sono ormai tra noi: l’intelligenza artificiale ci proietta verso scenari prossimi e incerti per la Giurisdizione, affascinanti ma bisognosi di essere saggiamente governati.
Il Congresso si pone l’obiettivo di orientare lo sguardo della magistratura associata su questo versante, per non essere colti di sorpresa, per provare a non subire ma a co-gestire i grandi cambiamenti.
Un’ovazione ha accolto Sergio Mattarella al suo arrivo al Teatro Massimo, un’ulteriore dimostrazione della stima e dell’apprezzamento di cui il presidente della Repubblica italiana gode nella sua città come nel resto del Paese. Non è mancato all’appuntamento neppure il ministro della Giustizia Carlo Nordio, accolto da un caloroso applauso. Oltre al presidente del Senato Ignazio La Russa, al Congresso hanno preso parte le massime autorità cittadine e regionali, tra cui: il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno, il Presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani e il Presidente Ges ANM Palermo Giuseppe Tango.
Il Presidente dell’ANM, Giuseppe Santalucia, nella sua relazione, ha sviluppato il tema proposto non nascondendosi le difficoltà della Magistratura italiana, impegnata a raggiungere un difficile equilibrio tra imparzialità del giudice e interpretazione della legge.
Antonella Meniconi, docente dell’Università “La Sapienza” di Roma, ha parlato dell’evoluzione della magistratura italiana in età repubblicana, fornendone un profilo storico.
Dell’indipendenza dei magistrati nell’attuale contesto sociopolitico hanno discusso, con Giacinto Pinto, caporedattore Cronaca di Rai1, i Rappresentanti dei Gruppi associativi.
Nella giornata di sabato si è parlato di Magistratura e legge tra imparzialità e interpretazione, ne hanno coordinato le sessioni di lavoro e la Tavola rotonda: Gec e Cdc, Matteo Frasca, Presidente Corte di Appello di Palermo, Lia Sava, Procuratore generale Corte di Appello di Palermo, Dario Greco, Presidente Consiglio ordine forense di Palermo.
Del tema “Governare la complessità: giurisdizione, Costituzione,
prevedibilità, imparzialità” hanno trattato:
Michele Ainis, emerito Università Roma Tre
P. Paolo Benanti, Pontificia Università Gregoriana di Roma
Mauro Orlandi, Università Luiss Guido Carli
Geminello Preterossi, Università di Salerno
Presso il Marina Convention Center la mattina di domenica
Hanno coordinato le sessioni la Gec e il Cdc, si è avuta
L’Illustrazione del Segretario Generale ANM Salvatore Casciaro, quindi lachiusura dei lavori Congressuali
Le parole di Renato Schifani: “L’imparzialità del magistrato, e quindi non solo quella del giudice, non è soltanto un principio, che diviene dovere puntuale inerente la singola posizione istituzionale, ma è soprattutto un imprescindibile valore etico”, ha detto il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, nel suo intervento. Un “valore immanente per la figura del magistrato nell’esercizio della giurisdizione che si estende alla proiezione esterna, all’immagine di imparzialità, la cosiddetta neutralità dell’apparenza, che è garanzia di imparzialità per chi è giudicato e che si intreccia con l’esercizio di diritti e libertà fondamentali”.
“Questo richiede ad ogni magistrato di impegnarsi a superare i pregiudizi culturali che lo possono condizionare e ad assicurare e garantire la sua immagine di imparzialità – ha proseguito Schifani – L’essere imparziale va così declinato in relazione al concreto processo, mentre l’apparire imparziale costituisce, piuttosto, un
valore immanente alla posizione istituzionale del magistrato, indispensabile per legittimare, presso la pubblica opinione, l’esercizio della giurisdizione come funzione sovrana: l’essere magistrato implica, sotto tale profilo ed in termini sostanziali, una
immagine pubblica di imparzialità”.
Le parole di Roberto Lagalla
“È oggi doveroso confermare fiducia nella magistratura e compiere ogni comune e solidale sforzo affinché essa possa continuare ad assicurare, auspicabilmente in tempi ragionevoli, equità di giudizio, garantendo a tutti i cittadini parità di
trattamento e rispetto della persona, in un contesto di auspicabile valorizzazione della interpretazione umanistica e simpatetica del diritto”. “Mi piace quindi ringraziare, in questa sede – ha aggiunto -, gli uffici giudiziari del distretto di Palermo per le molte azioni che, anche insieme all’amministrazione comunale, si stanno ponendo in essere per concorrere al contrasto della violenza di
genere ed al superamento delle fragilità sociali – ha aggiunto – così venendo incontro alle esigenze di quanti, in difficoltà, attendono dalla giurisdizione e dalla pubblica amministrazione risposte in grado di rafforzare e legittimare il percorso di legalità di questa città e dell’intero territorio metropolitano”.
La ‘denuncia’ dell’associazione
“Si coglie in più occasioni una spinta alla ridefinizione in senso restrittivo dei confini entro cui la giurisdizione può esprimersi e può far uso degli strumenti propri del suo agire. L’idea sottesa a più critiche è che progressivamente essa abbia accresciuto il proprio ruolo, finendo con l’essere, invece che fattore di stabilizzazione e di ordinata risoluzione dei conflitti, causa o concausa di quella instabilità e precarietà di necessari equilibri che segnano la società nel tempo presente”. Lo ha detto il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, durante i lavori.
“Il progetto di separazione delle carriere – ha aggiunto -, portato avanti con ostinazione pur dopo che la separazione delle funzioni è stata dilatata all’estremo, reca con sé il germe dell’indebolimento della giurisdizione, almeno quella penale”.
Lydia Gaziano Scargiali
Foto di Angelo Modesto








