Quando Mario Draghi è uscito dall’incontro col presidente della Repubblica Sergio Mattarella per leggere la ‘non breve’ lista di ministri del suo nuovo governo, la parola “sport” non è comparsa…
Dopo il mandato di Spadafora, in altri termini, il ministero dello Sport è sparito: dato il poco o nulla che si era visto c’era da aspettarselo. Ma ciò ha fatto torcere il naso a tanti appassionati: l’Italia ha un popolo di sportivi, di agonisti e di …spettatori (troppi forse). Non a tutti – però – non è piaciuto, non certo al Coni, che senza un ministro torna ad essere ‘il Ministero’.
In realtà, l’assenza di un dicastero, che fa rumore nel ‘disastrato mondo dello sport italiano’, è stata una sorta di tradizione. Negativa, certo.
Se escludiamo la breve parentesi di Josefa Idem, e quella intangibile di Piero Gnudi sotto il Governo Monti (aveva anche altre competenze), nella storia ci sono stati solo tre veri ministri dello Sport: Giovanna Melandri, Luca Lotti e appunto Vincenzo Spadafora. Vogliamo aggiungere Giancarlo Giorgetti, perché recente e perché ha esercitato a fondo la sua delega da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio? E sia!
In ogni caso, l’assenza di un Ministero non può stupire. E’ soltanto una scelta in controtendenza rispetto agli ultimi tre governi precedenti, che avevano dato un forte peso politico alla materia. Ma in Italia mancano, sia un ministero del turismo, sia ‘udite-udite’ un ministero della Marina che c’era stato per oltre un secolo: solo sottosegretariati. E dire che siamo la nazione del turismo e del mare e che al Ministero della Marina (oggi parte di quello dei Trasporti) s’era pensato ad un Ministero del Mare, per la salute ed anche la valorizzazione di questo bene prezioso che circonda il territorio nazionale, quasi fosse un’isola.
In un “toto-ministri” era stato pronosticato Andrea Abodi, un “tecnico” (ex presidente della Serie B, ora a capo dell’Istituto del Credito Sportivo) con conoscenze politiche, a destra e pure nel Pd, che poi ‘dirottato’ verso altre mete maggiori secondo il ‘gusto politico nazionale’: non è che ai partiti facesse gola più di tanto lo sport. Mah! E dire che non mancano né soldi né potere…
C’era chi pensava allo stesso Giorgetti e che si riprendesse la delega, ma anche il leghista è …volato via.
Sembra proprio che nessuno abbia rivendicato ‘la casella’… Lo sport non è sembrato abbastanza ghiotto (è triste) nel corso delle trattative fra i tanti partiti della maggioranza. Povero sport: non è una novità! Sembra che in Italia chi fa sport non faccia politica e viceversa. Almeno di regola
Questo non vuol dire che nessuno avrà ‘la delega’ allo Sport. E’ stata assegnata al secondo giro, quello dei sottosegretari, dopo la fiducia: si parlava Roberto Garofoli, ma è finita ‘altrove’, certamente in meglio: comunque alla fine della solita ‘telenovela politica’…
Per questo la stiamo raccontando proprio come ‘una storia’. Ci si chiedeva inizialmente di che partito: sembrava possibile che per la regola dell’alternanza la palla passasse a Pd o Italia Viva, ma c’erano malumori nel M5S, come lasciava intendere il deputato Valente. Anche senza un dicastero, la scelta di questa carica non sarebbe marginale… Ha fatto anche capire quanto il governo vorrà occuparsi direttamente di sport e quale sarà la linea.
Dopo la riforma iniziata con Giorgetti e rimasta a metà con Spadafora, il sistema sportivo è ancora alla ricerca di se stesso. Tra Coni, la società Sport e Salute e il nuovo Dipartimento di Palazzo Chigi c’erano fin troppi interlocutori. Per questo al Foro Italico hanno quasi festeggiato ascoltando la lista di Draghi: storicamente, quando non c’è un ministro, è il Coni che diventa un Ministero. Così Giovanni Malagò tornerebbe ad essere il n.1 incontrastato dello sport italiano. Ancor di più se fosse riuscito ad ottenere una figura gradita come sottosegretario, magari grazie alla mediazione di Gianni Letta, che è già stato determinante nella discussa scelta dei tre ministri di Forza Italia. D’altra parte nemmeno Sport e Salute si lamenta, anzi: la società diretta da Vito Cozzoli di recente era nel mirino del ministro Spadafora, che la utilizzava come semplice braccio operativo. Adesso aspira a recuperare terreno e autonomia.
In attesa di vedere dove finisse la delega, i vertici dello sport italiano non sembravano neppure disperati per l’assenza di un ministero: sono avvezzi a tutto…
La novità poteva certamente non essere una brutta notizia, il settore sportivo se l’è cavata per anni senza la politica. Anzi si diceva fosse un bene… Il rischio, però, è quello di finire all’angolo: senza un rappresentante di peso a Palazzo Chigi che reclami gli interessi dello sport, specie con la grande occasione del Recovery Fund all’orizzonte, l’interrogativo sorge spontaneo…
Il criticato Spadafora era riuscito comunque a portare centinaia di milioni per il settore (su come siano stati spesi le opinioni invece sono discordanti, visto che sono finiti tutti nei bonus ai collaboratori durante l’epidemia e negli impianti del controverso piano Sport e periferie).
Senza un ministro – ci si chiede – il governo Draghi si ricorderà dello Sport?
LA LUNGA STORIA DELLA DESIGNAZIONE DEL SOTTOSGRETARIO
la corsa all poltrona riasta presso il governo in fatto di sport nazionale. parte dunque dalla assenza di un Ministero dello sport, comunque, quando c’èstato, un ‘mini – ministero’ purtroppo. Perché è vero quel che si dice al Coni – ripetendo lo slogan vero quanto astratto – che sport e politica confliggono, ma poi la politica – quella indesiderata – c’è comunque e si finisce per non mettere mai a fuoco lo sport per tutti, lo sport come salute pubblica fisica e morale…
Si era fatta avanti un’ex olimpica di scherma, due ori olimpici, cinque titoli mondiali, due titoli europei: si chiama Diana Bianchedi. Nel borsino delle migliori donne che il Paese avrebbe offerto a Draghi – proprio lei, la formidabile campionessa di scherma – anche unvissuto nell’orhanizzazione…

Se così fosse stato si sarebbe giunti da una parte al top dell’interesse sportivo, mandando una protagonista, persona giuta al posto giusto, ma anche al top della ‘fantastica’ scalata al potere decisionale di Giovanni Malagò che col Coni è avvezo a governare – di fatto e di diritto – lo Stato parallelo delle passioni sportive – praticanti e spettatori, dilettanti e professionisti: un vero panorama – e anche il correlato ‘pacchetto’ di impieghi, consulenze e lavori pubblici che l’appuntamento olimpico del 2026 a Milano e Cortina rende ancora più ‘tondo’ e riconoscibile.
La Bianchedi, eccellente fiorettista, ha mostrato negli anni anche una indubitabile capacità manageriale al punto che proprio Malagò l’ha messa sotto contratto selezionandola per dare corso alle candidature italiane per le Olimpiadi. Prima Roma e poi Cortina. Tre anni (2017-2019) e 426.294 euro di compenso fatturati a Coni servizi, il braccio operativo della super holding sportiva. E Diana ha prima combattuto come una leonessa per fare il bis storico di Roma città olimpica, ma poi – sfumata ogni chance per il diniego di Virginia Raggi e di tutto il mondo grillino quell’aurea candidatura – ha rimediato un altro ‘gol’, trasferendo a Milano e Cortina l’impegno, la dedizione e la considerazione del Cio.
Perciò si sono consumati whatsapp e incontri, biglietti, bigliettini, ambasciate, proposte… Lo sport, un pozzo in cui i soldi circolano e come, si contano e si distribuiscono. Il potere – a questo punto – si azzanna, e crea spesso il teatro di sanguinose battaglie ed anche …un bello spettacolo intorno a due segnali al governo di Roma. Un doppio segnale…
Il primo lo ha lanciato lo stesso Giovanni Malagò, presidente del Coni, al termine della Giunta Nazionale. Il ‘problema’ è la scelta del sottosegretario, cui sarà affidata la delega allo sport, quella che una volta era nelle mani di Giorgetti, oggi ministro dello sviluppo economico.
“Dev’essere – ha commentato Malagò fiornendo il secondo segnale – una persona competente. Nomi ne leggiamo tantissimi, aspettiamo…Mi pare che questa legislatura abbia più o meno due anni davanti. Se arriva una persona che non conosce la materia, non bastano competenze di alto livello in altri settori. E fra meno dicinque mesi siamo a Tokyo, fra meno di undici a Pechino poi ci sono Milano-Cortina e la situazione del Coni”.
Frattanto, le associazioni degli atleti e delle atlete (calciatori, pallavolisti, giocatori basket,rugbisti e ciclisti) hanno inviato al presidente del Consiglio, Mario Draghi, una comunicazione congiunta in merito alla tanto attesa “Riforma dello Sport”, esprimendo …profonda preoccupazione.
Infine, il 12 marzo giunge la notizia della decisione, che già qualcuno prannunziava: niente Bianchedi, ma si resta nella scherma. Non una candidata di ‘alto gradimento’, ma quella più gradita a Draghi, in fuinione ‘anti – Coni’…
Valentina Vezzali è il nuovo sottosegretario allo Sport. Mario Draghi compie un’altra scelta “tecnica” e la main stream lo vanta compatta: …per un ruolo strategico del suo governo affidando l’incarico, che fu del politico pentastellato Vincenzo Spadafora, ad una olimpionica schermitrice pluridecorata (ma ce n’era già un’altra…), una superesperta dello sport vissuto e praticato. Una scelta che riceve il plauso di tutti partiti, anche se non cancella le polemiche sul ruolo del Coni presieduto da Giovanni Malagò che, in un contestato decreto legge, si vede sottratta la gestione economica delle federazioni sportive a favore di Sport e salute (alla cui guida il governo precedente ha posto Vito Cozzoli) per concretizzare la sua autonomia sostanzialmente nella parte organizzativa delle questioni olimpiche e delle manifestazioni in genere.
Era un provvedimento tanto contestato, figlio dell’ultimo governo Conte, da costringere l’attuale Esecutivo a porre la fiducia al Senato per farlo approvare. Lo scontro sul ruolo e i poteri del Coni vede protagonisti, nella polemica politica, soprattutto Italia Viva e Forza Italia che hanno chiesto a gran voce di cambiare i contenuti del provvedimento, ampliando l’autonomia del Comitato Olimpico.
“…Una manovra dilatoria – spiegano i partiti contrari all’iniziativa, Fi-Iv – che avrebbe allungato di molto i tempi, rischiando seriamente la decadenza del provvedimento…”
‘Tutto per bene’, come sempre. Pirandello è dietro l’angholo, ma la storia passata e presente ci spiega quanto sia difficile ‘qui’ distingerne ‘i buoni’ dai ‘cattivi’…
Se sia amleticamente un bene aver un Comitato Olinpico che (a diffrerenza che di regola all’estero, dove si occupa di olimpiadi) si occupi letteralemnte di tuitto lo sport.
Oppre se ‘sarebbe’un bene avere un ministero che si ocupasse dello sport da un punto vista socio civile (pratica sportiva, salute, dilettantismo verio…) ma non lo ha mai fatto.
Se, se, se, se: ci sono tanti se nello sport italiano. Sarebbe un bene cancellarne qualcuno. almeno iniziare…
Germano Scargiali
Nota
Ovviamente, la Vezzali, grande campionessa che tutti amiamo, è migliore del solito ministro che la politica sceglie fra i ‘politici’ e per motivi tuttora ‘partitici’. Le storie che si ‘leggono’ dietro – però – non piacciono. Lo sport italiano è fortenente sclerotizzato. Il problema degli impianti, della relativa gestione e del loro affidamento è mastodontico, termine benadatto perché ‘giurassico‘. La scelta della Vezzali rispetto alla Bianchedi sembra dipenda dai retroscena di notabilati precostituiti.







