Elezioni in Molise: la politica fibrilla

Seggi aperti dalle 7 in Molise per eleggere il nuovo presidente e consiglio regionale. Alle 12 l’affluenza è del 15,17% , con 50.247 votanti sui 331mila aventi diritto, di cui 78mila residenti all’estero. Alle scorse elezioni politiche del 4 marzo, alla stessa ora, aveva votato il 17,88%. Alla fine andarono alle urne in 182mila con una percentuale del 71,62% dei 254mila aventi diritto. Nel 2013 il dato finale dell’affluenza fu del 61,63%. Alle 12 aveva votato il 9,71% degli aventi diritto, ma in quella occasione i seggi rimasero aperti domenica e lunedì. Stavolta invece si vota in un solo giorno: i seggi allestiti nelle 394 dei 136 Comuni della regione chiuderanno alle 23.

Nello stallo della politica, il voto di oggi nella piccola regione del Molise diventa un test per sondare le ripercussioni che il balletto Di Maio- Salvivi ha sulla pubblica opinione. La presenza di tutti i rappresentanti dei partiti, nella fase della campagna elettorale, ha mostrato chiaramente come ognuno vuole trarre profitto da questa chiamata alle urne. Di Maio spera di conquistare questo piccolo lembo di terra per posizionarvi una poltrona a 5 Stelle e per gridare con più voce la sua richiesta di fare il premier. Salvini tenta di scorporarsi dal centrodestra, strappando qualche punto in più, con il pensiero fisso per ciò che accadrà il 29 in Friuli. E’ proprio nelle elezioni di questa regione che intende trionfare e diventare leader adulto, lasciando la fase di dipendenza da FI, per manovrare con libertà la partita con Di Maio sul nuovo governo. Anche i   Dem sono in trepida attesa per i risultati di stanotte per vedere se la corsa verso il baratro si è arrestata, sperando di guadagnare qualche chance per entrare nelle olimpiadi di questi giorni. Il Quirinale è pure in attesa che qualche evento esterno al teatrino politico – in questo caso le elezioni in Molise – possa fare pendere l’ago della bilancia verso un soluzione ad opzione unica.

E gli italiani che fanno? Certo non sono in fibrillazione come i capi dei loro i partiti ma si sono rotti di assistere al ping pong tra il Pentastallato e il rappresentante del Carroccio, anche perché la politica non è un campionato di calcio dove ognuno partecipa con piacere, come se fosse il CT della squadra nazionale.

La settimana che inizia dovrebbe essere quindi quella decisiva per un stringere i tempi sulla crisi; speriamo di uscirne prima che il Paese vada in frantumi.

Pippo Algozino

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