Dalle mani in tasca di Roberto Fico durante l’inno nazionale ed oltre alle mille scemenze di sempre sui due martiri più famosi della mafia, sugli attentati e sulla mafia stessa, è’ difficile andare con ordine: arriva anche quest’anno a palermo la Nave della legalità. Molti, molti parenti dei tanti – tanti morti per mafia dimenticati e non dimenticati, però, vedi caso, non partecipano. C’è una logica: le vittime delle stragi di Stato, rifiutano le commemorazioni di Stato…

Demagogia vuole, però, che gli uomini della scorta siano messi alla pari con chi obiettivi veri e propri dei due “attentatoni”. E’ un “bon ton” inaccettabile. Pur riconoscendo che è sempre eroica la morte “nell’esercizio delle pubbliche funzioni” o, comunque, del proprio lavoro, resta il fatto che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono morti per un motivo preciso: qualcuno ha capito che non si sarebbero fermati nello svolgere le indagini sul malaffare, ma avrebbero continuato fino ai livelli superiori, coinvolgendo persone delle istituzioni e persino della magistratura stessa, se fosse stato il caso. E sappiamo che lo era…
La Mafia, ripetiamo ancora una volta, non è una piramide la cui punta è rappresentata dai Riina, dai Provenzano, dai Matteo Messina Denaro… Questi amano anche – paradossalmente – fare i gigioni in proposito… C’è un’organizzazione che vanta (perché sì, se ne vanta, quando capita) di avere presenze ovunque e, in particolare, anche e soprattutto nelle istituzioni. E’ quella che mette le mani – e cerca di monopolizzarle – su tutte le occasioni e situazioni di lucro e di lavoro… Se non vi riesce del tutto, ciò avviene, sia per i disaccordi interni, sia per la mancanza di inventiva e fantasia dei suoi adepti. D’altronde, se sei veramente “intelligente”, non sei un criminale, né un mafioso. Non fai parte di quelle stantie e polverose accolite di chiaro stampo precostruito, che ricevono ordini non si sa da dove, si scambiano favori raccomandazioni e simili, pronti alle note nefandezze e soprattutto a calpestare il prossimo…
Non si vede, finora, un “trend” antimafia “serio” da nessuna parte. E’ inutile che lo dichiarano: fanno solo sorridere… Purtroppo. I personaggi antimafia sono pochi e rari. Lo provano le ultime parole di Rita Atria prima del suicidio: morto Borsellini non resta più nessuno!
Viva Giovanni falcone e Paolo Borsellino, che hanno perso la vita, sapendo di rischiare, per un preciso motivo, con un limpido ideale!

La “collaborazione esterna” è quella ella “mafia che uccide”. La vera mafia, invece, non prende il fucile, ma condanna la società e le persone alla totale o parziale morte civile. Spesso – quando serve – usa la mafia che uccide come, facendosene uno strumento, per poi bruciarne i responsabili quando lo ritiene, servendosi delle stesse istituzioni!
Fa ridere che dicano che richiedere denaro sotto la copertura della religione e per la festa del santo o della Madonna del quartiere sia una novità: una …deriva addirittura, un cambiar pelle da parte di una mafia all’angolo. Ah! Ah! Ah!
Ma chi non sa, a Palermo, che la festa rionale, specie nei rioni popolari. è la migliore occasione per chiedere soldi da parte dei “malandrini” (così dicono, quando, proprio, li devono nominare, i malantrina). E spesso nei rioni più caldi la festa si ripete due volte, per speciali necessità dell’annata…
Addirittura, come talvolta abbiamo pubblicato, a Palermo non si è mai usata la parola pizzo (forse napoletana, certamente giornalistica): si chiama “lampa”. Si ringrazia con un viva San Giuseppe o con un viva Palermo e Santa Rosalia! Si chiedono i soldi per tenere accesa la lampada degli altarini votivi di ciascuna strada, ciascun rione…
Già, a Palermo si paga “a lampa” non si è mai pagato il pizzo! Se non sui giornali, la Tv e per bocca deì boy scout in vena della buona azione quotidiana. Con tutto il rispetto per i tanti giovani che la buona azione quotidiana la fanno sul serio e, magari, la ripetono volte…
Scaramacai








