Una grande “magra figura” bastona Orlando e la sua sindacatura in tema di Ztl. In altri tempi ciò avrebbe portato verso dignitose dimissioni, ma la faccia tosta del sindaco ha già superato altre prove…
Contro l’evidente dissenso cittadino, di esercenti, liberi professionisti, lavoratori autonomi e albergatori, Orlando ha tenuto duro. Lo stesso aveva fatto per la chiusura dello spazio anteriore al Palazzo reale, dove, fra lui e il presidente Ardizzone è circolata la battuta: “vedete, basta volerlo”. Ma, aggiungiamo noi, anche essere degli incoscienti.
Forse, prima di pedonalizzare quella gran piazza che ospita la Villa Bonanno e termina con la Polizia e la sede arcivescovile, si sarebbe dovuta trasferire l’Assemblea regionale, ma sta lì da prima della Magna Charta libertatum. Perché quello è tuttora, anzitutto, un posto di lavoro. O no?
Noi le chiamiamo le “leggi dei picciriddi”, come quelle che non tengono conto delle conseguenze collaterali, dei risvolti umani, antropologici, logistici, civili di un’innovazione. Sempre che sia tale. In una città che non può lavorare, perché i cittadini non possono circolare, in cui si esce in coppia per scampare alle multe, in cui i medici non riescono a raggiungere i pazienti, le ambulanze i moribondi… In cui i furgoni non riescono a consegnare i mattoni a chi cerca di restaurare il centro storico, mancano soprattutto le vie verticali al mare. E la gestione Orlando che fa? Le chiude stabilmente o pro tempore – o meglio sine die – le strozza piazzandoci dentro una linea di un tram di tipo ferroviario. E il tram passa anche dalla circonvallazione che attende da decenni e decenni di essere “doppiata” da una pedemontana. Siamo alla follia nuda e cruda.
Anche il Tar, che riceve un ricorso dei comitati civici, sollecitato dalle pittoresche reazioni di alcuni consiglieri comunali dell’opposizione come Figuccia, Scoma e Tantillo, ma anche da ex fedelissimi come Nadia Spallitta, deve bloccare le famigerate Ztl, che non si reggono sotto nessun profilo. Anche perché il sindaco non ha nascosto che ha deciso il tutto per far soldi che servono a finanziare il tram: fine incompatibile. E chi il canone richiesto l’ha già pagato? Sempre sia lodato!
Siamo alla comica finale, ma Orlando fa il serio, nell’accusare a più riprese i palermitani di arretratezza culturale. Lui, che ha posto il veto ai parcheggi verticali, che funzionano in tutto il mondo, che offre mezzi pubblici da barzelletta gestiti da un azienda in eterno passivo e in cronico ritardo alle fermate, si appella alla lontana Europa: “Quando finalmente i palermitani vorranno sentirsi più europei?”
Ma quando – basta rispondere – Orlando e altri italiani si renderanno conto che l’Italia e Palermo potrebbero pensare con la propria testa e insegnare agli europei a fare, invece, di meglio? Il complesso provincialistico di inferiorità è una brutta malattia, forse la peggiore, caro Leoluca! O no?








