Si commemora Paolo Borsellino, magistrato, eroe palermitano dell’antimafia. Oggi manifestazioni e stasera marcia di cui cui saranno gran parte gli amici dell’allora Alleanza Nazionale e – prima ancora – del MSI. Per quel colore politico Borsellino simpatizzò da sempre, ne fece parte e, da ragazzo, fece anche volantinaggio assieme a coloro che poi proseguirono l’attività in politica…
Ma non è questo che vogliamo dire. Ciò che ci sconcerta è che, anche i commentatori più competenti e persino gli addetti ai lavori, si limitino ad indicare – prudentemente di certo – solo due parti in causa nel problema: la mafia propriamente detta e lo Stato o parti deviate di esso: Per prima cosa, ad esser chiari, occorre definire che stato significa governo in carica: chi dispone dei pezzi dello stato e chi, comunque, ne è responsabile? Perché in questo caso “Lo Stato” si spersonalizza in questo modo?
Ma il peggio è che vengano taciuti gli altri protagonisti certamente in campo. Non vogliamo dire il talvolta nominato, sia pur genericamente, “governo”. Senza, però, indicare che era “di sinistra”. Vogliamo dire: potere finanziario, cioè bancario e magistratura.
Che vuol dire potere finanziario? Il senso è elementare: il momento più delicato dell’attività criminosa, estremamente produttiva di lucro, è quello del “riciclaggio”. Il problema più importante è come utilizzare tanto denaro senza dare nell’occhio? Come conservarlo in attesa che venga il momento di “ripulirlo”. E dove se non in banca? Dove se non nei paradisi fiscali, alcuni dei quali neppure tanto lontani dai confini nazionali? I “poli” su cui indagare non sono due ma certamente almeno tre…Inoltre la “vera mafia” non è quella dei gangster e i politici non “comandano” poi quanto si vuol dire… La vera mafia è quella che condiziona la vita, le scelte, il lavoro di ogni giorno molto prima di uccidere fisicamente qualcuno… Essa “limita” o persino uccide moralmente gli uomini (e le donne) liberi e “per bene” con mano silenziosa ma non per questo impercettibile…

Falcone e Borsellino (distinguere fra i due assassinii è come far differenza fra due bicchieri d’acqua riempiti allo stesso rubinetto, ma il secondo è “penalmente” più grave) non si sarebbero fermati, né al livello dei “Corleonesi”, né al livello politico… Avrebbero affondato il bisturi anche in quella massoneria di cui allora si parlava troppo poco, ma che oggi viene indicata come il cemento dell’intero (e vero) fenomeno mafioso: il suo strato superiore e magmatico, che controlla tutto ciò che fa risaputamente denaro (anche stipendi e facile profitto), incluso il mondo bancario. Questo è il motivo di base dell’imbattibilità della mafia. Un concetto più vasto è che “la mafia serve” a tante cose: un vero guaio di carattere planetario. Tutto il resto fa parte del’articolato contorno del complesso fenomeno. Ciò, per inciso, spiega tanti accadimenti di questi ultimi anni: i silenzi, gli impasse delle indagini, i delitti impuntiti, la persecuzione di”buoni ” (Contrada, Mori…), anziché dei cattivi…
Noi stessi notiamo ogni giorno che vi sono scelte – legate all’interesse economico più grande ed anche meno grande – cui “non si può” dir di no. Perché passano sopra le teste delle persone …normali: “…non puoi neanche aprire una discussione”, a rischio di cadere personalmente nel grottesco, nel ridicolo. La “gente qualunque” trova posto e si barcamena nella realtà dell’economia e del lavoro, anche non male, purché …border line. In tale realtà complessa, la domanda è: quale verità chiedere sulla morte violenta di due giudici che volevano fare il proprio dovere come Falcone e Borsellino? Erano due uomini onesti e, come tali, avevano, forse, deciso di…non capire il mondo, di non capirne una parte, quella che non ammettevano…

Come si vede, le finzioni e ipocrisia appartengono all’evidenza di ciò che cade sotto i nostri occhi. Fanno parte della superficie stessa del problema. Esercitarsi in approfondimenti misteriosi e caleidoscopici o, peggio, perdersi nei problemi delle false dichiarazioni di Spatuzza ed altre amenità da fiction Tv o, addirittura, da cortile, è assolutamente vano…
Germano Scargiali








