Il comitato dei Nobel norvegese ha assegnato il premio per l’Economia 2018 al 50% a William D. Nordhaus e Paul M. Romer. Poiché l’opera dei due premiati ha a che fare con l’ecologia e con la crescita compatibile, ma anche con il progresso tecnologico, si nota la forte propensione dei media verso la prima problematica. Ecologia con tendenza al catastrofismo: Sarà una scelta del tutto spontanea e in buona fede?
Il Tg 3 – ci mancherebbe – annuncia bene, ma solo nei titoli, che il primo Nobel parla delle interrelazioni fra problema ecologico ed economia, mentre il secondo di interrelazioni fra progresso tecnologico ed economia, ovvio denominatore comune… Nell’illustrare i due pensieri nel dettaglio, si limita a parlare solo del primo tema: significativo, no?
Frattanto, è certo che la commissione del Nobel si è guardata bene dal premiare un altro economista liberale, che avrebbe dichiarato anche lui – come ben 5 Nobel precedenti – che questa UE è una strana bailamme e l’euro una patacca…
Nel corso del servizio si dà per scontato che il surriscaldamento del pianeta sia in atto, sia al momento irreversibile (si deduce dalla connotazione) e sia dovuto all’inizio dell’era industriale, perché datato da allora. Ripetiamo che non esiste una sola prova scientifica, né che sia in corso il surriscaldamento né che sia provocato dalle emissioni dell’era industriale, né che non sia naturalmente irreversibile. Anche perché questa prova è in pratica impossibile o tanto difficile da non poter nemmeno ipotizzarsi.
Quel che è certo, invece, è che esiste un grande interesse generalizzato a denunciare il pericolo del surriscaldamento, come del resto il rischio dell’esaurirsi delle risorse…
Noi diciamo che sono delle vere panzane! E c’è anche un risvolto più “comodo” per chi “lavorerà” ad evitare il surriscaldamento approntando opere d’ogni genere, materiali, morali e letterarie in tal senso: come non c’è alcuno strumento scientifico per comprovare il fenomeno, tanto meno ce ne sono che possano misurare gli effetti del lavoro svolto per evitarlo o limitarlo…
In realtà il primo Nobel, quello a sfondo più ecologico, non ha quei contenuti catastrofico pessimistici cui siamo avvezzi. Si preoccupa con una certa obiettività di prevedere e riequilibrare eventuali sorprese…
Così il secondo non esclude di esaminare i rischi di una crescita troppo veloce in senso della tecnologia e dell’automazione…
Molto più interessante, comunque, questo secondo approfondimento rispetto a quello del primo Nobel al 50%… –
Vediamo nel dettaglio…
William D. Nordhaus è stato premiato per i suoi studi sull’interrelazione tra i cambiamenti climatici e l’economia, Romer – che è stato capoeconomista e vicepresidente alla Banca mondiale fino a giugno 2018 – per gli studi sulla crescita endogena e le ricerche sulle politiche che incoraggiano l’innovazione e la crescita a lungo termine.
I due studiosi …hanno sviluppato metodi che affrontano alcune delle sfide fondamentali e più urgenti del nostro tempo: combinare la crescita sostenibile a lungo termine dell’economia globale con il benessere della popolazione del pianeta. Così ha spiegato la Royal Academy of Sciences di Stoccolma, annunciando la sua decisione. I vincitori condivideranno un premio da 9 milioni di corone, l’equivalente di circa 860 mila euro da dividere.
Paul M. Romer, nato nel 1955 a Denver (Colorado) è figlio dell’ex governatore dello Stato Roy. Prima degli impegni alla Banca mondiale è stato professore a Stanford, università californiana considerata in tutto il mondo la culla dell’innovazione. W.D. Nordhaus insegna invece a Yale, dove ha studiato, ed è nato nel 1941 ad Albuquerque (New Mexico). È stato consulente economico durante l’amministrazione Carter ed è autore di uno dei più diffusi manuali di economia, firmato a quattro mani con un altro premio Nobel per l’Economia, Paul Samuelson.
“L’umanità – sostiene Nordhaus – sta giocano a dadi con l’ambiente naturale: iniettando nell’atmosfera gas e prodotti chimici che attaccano l’ozono, causando cambiamenti dell’uso del terreno su grande scala con le deforestazioni ed eliminando l’habitat naturale di svariate specie mentre ne crea di nuove, transgeniche in laboratorio, e accumula armi nucleari sufficienti per distruggere la civiltà umana”. Beh, il catastrofismo c’è… Quanto basta per piacere ai Tg e al 3 in specie… Per esempio, le armi nucleari sono state usate concretamente solo la prima volta in Giappone e sono passati oltre 70anni “di fuoco” per la politica mondiale, ma anche di …prudenza. Su questi temi, oltre all’interesse pesa, ovviamente, l’ideologia e la forma mentis ideologica nel ragionare.
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Se la campagna mondiale contro il surriscaldamento del pianeta dicesse il vero e fosse “onesta”, se vi fosse una “vera” emergenza,come i più dichiarano, perché non dovrebbe far riferimento all’energia nucleare? Questa è ad un passo, fra l’altro, del trasformarsi da fissione in fusione: inquinamento zero. Allora, credeteci,sarà “la rovina” delle speculazioni…
In ogni caso la reazione nucleare non produce CO2 perché non è una combustione. Quello delle scorie è un falso problema e la disgrazia così rara da non potersi paragonare a tanti altri rischi giornalieri… Infatti Kioto ammetteva e raccomandava il nucleare. Ma non se ne parla: si raccomanda l’energia alternativa con esclusivo riferimento ai pannelli solari e alle pale eoliche. E’ ridicolo, ma evidentemente “conviene” sul piano degli investimenti nel senso che i costi sono maggiori e con essi le possibilità di approfittamenti: l’interesse della classe politica e delle amministrazioni (contrariamente a quanto dichiarato) è investire di più e complicare la prassi.
Ma perché diciamo “ridicolo”? Perché i pannelli e pale eoliche producono poche centinaia di megawatt, mentre ne servono migliaia. Il paragone è 600 megawatt per la maggior centrale a pannelli “pensata” in Sicilia e i 6000 megawatt del Tifeo… Inoltre non producono energia negli orari dei “picchi di consumo: la sera e la mattina. Il vento col bel tempo “tira” solo dalle 12 alle 18. E la corrente per uso civile e industriale (alternata) non può essere accumulata…
Il mondo, invece, ha bisogno di crescenti quantità “esponenziali” di energia, perché l’energia è tutto: è cibo, è acqua, è calore, trasporti prima che luce, ma anche frescura, trasporti, luce… Chiedetelo ai contadini che vorrebbero tirare acqua dai pozzi profondi… Ma la corrente elettrica chi gliela paga?Anche a loro ne serve tanta. Vi ricorrono anche per riscaldare o refrigerare le serre…
Il problema delle scorie nucleari è un falso problema, assolutamente falso. Perché se le scorie emettono ancora radiazioni allora si troverà presto il modo di utilizzarle: le scorie possono essere immagazzinate, come avviene, in appositi depositi sotterranei. Bastano delle grotte…
L’utilizzo di sole e vento (presenti ad orario e la corrente alternata non si conserva in accumulatori) può solo garantire il prosieguo dell’utilizzo di petrolio e gas, perché non farà mai fronte ad un fabbisogno di cui il sistema non può fare a meno. Anzi, la richiesta di energia, come dicevamo, è in crescita esponenziale.
La teoria del surriscaldamento e del cambiamento climatico è il più grande imbroglio degli ultimi due secoli…
Ripetiamo che non esiste una sola prova scientifica che il cambiamento sia un fenomeno reale, che sia irreversibile e che sia influenzato dalle cosiddette …emissioni.
Tornado, cicloni, tifoni, trombe d’aria, frane per il maltempo si verificano da sempre: la storia e persino il ricordo degli anziani parla chiaro. Nulla avviene oggi “per la prima volta” neppure la prima da un secolo a questa parte…
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Interessante è anche l’opera di un altro economista di questi anni…
Il Nobel Joseph E. Stiglitz: “Il progresso tecnologico sia accompagnato da politiche di redistribuzione”, 2 gennaio 2018. “…Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e delle altre tecnologie in grado di sostituire il lavoro può avere un impatto indiscutibilmente positivo nelle economie ideali in cui i lavoratori sono assicurati contro gli effetti negativi dell’innovazione o laddove siano accompagnate dai giusti interventi di redistribuzione del reddito. In assenza di queste politiche, lo sviluppo di tali tecnologie non soltanto sortirebbe l’effetto di ridurre la quota del reddito nazionale appannaggio dei lavoratori, ma ne peggiorerebbe le condizioni di vita in termini assoluti”. Sono queste le conclusioni dell’ultimo lavoro del premio Nobel per l’Economia Joseph E. Stiglitz, realizzato a quattro mani con Anton Korinek, che analizza l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale e delle altre tecnologie che hanno un effetto di sostituzione sul mercato del lavoro, soffermandosi sulle loro implicazioni sullo sviluppo economico e la distribuzione del reddito.
Governare il cambiamento
I due economisti insistono, giustamente, su un punto: anche da un mero punto di vista economico, perché l’evoluzione tecnologica dispieghi al meglio i suoi effetti sulla società è fondamentale prestare sostegno a chi resta indietro.
“L’intelligenza artificiale e gli altri cambiamenti tecnologici richiedono significativi adeguamenti, e anche laddove gli individui o l’economia in generale siano in grado di adattarsi ai cambiamenti più lenti, ciò potrebbe non essere altrettanto vero in caso di cambiamenti veloci. Anzitutto tecnologici, ma anche a causa di imperfezioni del mercato dei capitali. In tali situazioni, infatti, i risultati possono essere “Pareto inferiori”(Vilfredo Pareto è il più grande economista italiano del periodo classico,allievo ideale di Maffeo Pantaleoni: il rigore in momenti di ristagno economico è da imbecilli”ndr).
Più la società è disposta a sostenere i momenti di transizione e a fornire sostegno a coloro che “restano indietro”, più veloce sarà il ritmo dell’innovazione che la società potrà sostenere, garantendo comunque miglioramenti “paretiani”. Una società che non sia disposta ad impegnarsi in tali azioni dovrà aspettarsi resistenza all’innovazione, con conseguenze di incertezza politica ed economica ”.
La storia degli ultimi secoli, ma in specie quella dall’inizio dell’uso del motore, ci insegna che non si può fermare né l’automazione, né, oggi, l’elettronica. Esse comportano apparente disoccupazione ma è un fenomeno frizionale cui – in una società libera – segue puntualmente un avanzamento generalizzato del benessere…
Il ruolo della redistribuzione
In questo scenario la tassazione non avrebbe effetti distorsivi, ma al contrario gioverebbe all’economia nel suo complesso. “L’effetto della redistribuzione – spiegano gli economisti – è agevolato dal fatto che le variazioni del prezzo dei fattori che determinano il prezzo della produzione hanno effetti positivi anche su altri fattori complementari, consentendo di raggiungere dei miglioramenti paretiani”. In altre parole, generano un miglioramento complessivo del benessere collettivo.
“Se invece si pongono limiti alla redistribuzione, il calcolo peggiora e non è più possibile garantire un miglioramento paretiano (basato sul libero gioco della domanda e dell’offerta, ndr). Ciò genererebbe una resistenza da parte dei losers (i perdenti, ndr) che ne subiscono gli effetti negativi. Per questo è opportuno che si adottino il più possibile almeno delle politiche di secondo livello, ivi comprese modifiche alle normative sulla proprietà intellettuale, per massimizzare la probabilità che l’Intelligenza Artificiale (e il progresso tecnologico in generale) generi un miglioramento paretiano”.
Saranno la tecnologia e la crescita i temi vincenti del futuro che aspetta il mondo. La tecnologia ha già mostrato di esser in grado di approntare i rimedi ai suoi stessi eccessi, agli errori, ai suoi stessi limiti… Lo farà di più in futuro Il problema sarà la distribuzione del benessere (si produrranno -come già avviene – sempre più beni e servizi d’ogni genere, anche in eccesso ndr), ma il problema sarà anche la capacità di adeguare le strutture materiali e morali all’avvento di sempre maggior benessere legato al consumismo. Questo più che un fenomeno, con relativi pregi e difetti, è una fase fisiologica del sistema: è insopprimibile, ma deve (o dovrebbe) comportare di certo adeguamenti notevoli nei modi, cioè nel costume e nella morale dell’individuo e della società…
(Testo raccolto e commentato da Germano Scargiali)








