Politica economia e finanza: così è se vi pare.

Questi abbiamo… Qualcuno li tiene su e dobbiamo in qualche modo “tifare” per loro. E’ l’Italia del momento. Ce la insultano abbastanza dall’estero. Con tante bufale che girano, può darsi che non tutti i torti siano i loro.

Troppi “motivi d’allarme”: Rai news 24 avrà detto “allarme” almeno venti volte in dieci minuti. Già, allarme e motivi d’allarme… Come se gli italiani – i meridionali in particolare – non sapessero o credessero fermamente che – da oltre 70 anni –  cambi poco, nel bene e nel male, nella loro vita reale, qualunque sia la buona o la cattiva notizia…

Gli italiani, alacri, lavorano con l’abnegazione di sempre, mettono persino da parte quello che possono (è stato reso loro quasi impossibile, anche se ne hanno da conservare) e operano”border line”, mentre qualcuno li  richiama – come fosse la panacea – a quelle “regole” che, se seguite alla lettera,  avrebbero già ridotto “lo Stivale“, senza sopra tacchi e con le suole sfondate…

Sarà qualunquismo, ma tant’è: ci sono più contraddizioni in quel che si sente dire su economia e finanza in questo momento che… Completate voi la frase con qualche vecchio proverbio…

Come si può dire che distribuire denaro, metterlo in circolo, sia una manovra recessiva? E’ ovvio che, comunque, coloro che lo riceveranno, proprio perché poveri, correranno a spenderlo e contribuiranno ad un certa ripresa…

La critica che non sentiamo muovere (forse siamo sordi) è che tale denaro dovrebbe essere distribuito in modo differente da un’elargizione dallo smaccato tono demagogico come il…reddito di cittadinanza. Già la scelta semantica: dopo aver ridotto stabilmente i cives sudditi, la “cittadinanza”,cioè l’essere cives, basterebbe a percepire un reddito… Mah! Non è certo cosa nuova. Lo fanno altrove, si andrà verso questa soluzione: il problema è, invece, il come. Lo vedremo subito…

Piuttosto, si dovrebbe e così sarà in una società futura o futuribile, trovare il modo di attingere alla sovrapproduzione di tutto, che è insita nel mondo tecnologico. Non già – com’è caro alla mente ideologizzata della sinistra storica – tirare la coperta da un’altra parte: la”coperta” non è quella, non è anelastica, si arricchisce di nuove maglie, c’è la crescita insita nel sistema, che soprattutto si manifesta da decenni nella sovrapproduzione dei beni materiali e servizi d’ogni genere. Molti dei quali restano invenduti o inutilizzati.

Chiariamo: un’elargizione a “chi non può comprare”, cioè consumare, sarà, ovviamente, sempre più fisiologico in un mondo in cui per produrre, anche più del necessario, basta l’opera di pochi “bravi”, mentre i meno bravi dovrebbero trovarsi un “da fare”…

Andiamo, però, con ordine: i provvedimenti “opportuni” dovrebbero toccare alcuni punti, anche precisi e ben noti da tempo, della previdenza, quali la cassa integrazione e la scala mobile: La prima è ancora ristretta nel tempo e nell’importo, la seconda è malauguratamente scomparsa. E dire che era solo un “adeguamento a posteriori” al mutare del costo della vita e al mutare …dei tempi. Vogliamo – quanto meno – dire che, se la crescita è fisiologica al sistema, perché mai devono restar fermi stipendi e pensioni? Ovvio, no? Più che ovvio!

La politica del muso duro all’UE, a tutto favore di minor rigore (fiscale e finanziario)sarebbe -addirittura -recessiva perché…non bisogna dispiacere all’Europa. Ma che cosa ha mai a che fare tutto ciò con l’economia reale? Dobbiamo,dunque, citare per l’ennesima volta Maffeo Pantaleoni, padre degli economisti italiani, maestro ideale di Vilfredo Pareto? Questi afferma, come sta scritto sul suo francobollo commemorativo: “è da imbecilli imporre il rigore in momenti di recessione economica”. Lo aveva capito attorno al 1910, ma era un uomo eccezionale, brillante, femminista ante litteram etc…

Si continua a parlare dell’economia italiana e delle nazioni, come se si parlasse dell’economia familiare. Non è la stessa cosa, tutt’altro… L’economia di una nazione si interseca con la politica che può mediare accordi a copertura dei problemi finanziari che la famiglia non si sogna nemmeno. Ne abbiamo parlato nella rubrica di economia,distinguendo fra bilancio familiare, il più debole, bilancio aziendale, già molto più forte e nazionale,più forte ancora. Sempre che la politica si sappia fare…

Si continua a parlare di deficit, quindi di debito pubblico, senza fornirne l’analisi: come è composto questo debito? A chi l’Italia deve queste cifre che la farebbero povera?

Si continuano a confondere le casse dello stato con la cassa del cittadino, delle famiglie, le tasche dell’individuo. L’errore proviene dall’ideologia statalista: ripetiamo che per un motivo perfettamente tecnico lo stato non coincide con la nazione, soprattutto nei fatti. Tanto meno con i cittadini presi per famiglia o per individui. Al contrario è in una continua posizione creditoria e debitoria. E’ di solito in posizione di “controparte”…. Ovvio, o no? C’era nelle prime pagine dei libri di economia e finanza. Si vede che le hanno strappate…

Come si può parlare e “trinciare” giudizi se non si chiariscono questi concetti di base, non se ne parla mai, nonostante i fiumi di parole che si sprecano in quello che sarebbe …l’esame della situazione economica. Ma che differenza c’è fra economia e finanza? Qual’è il ruolo di ciascuna materia? Quanti lo sanno? In quanti ne< hanno chiari i concetti?

Non è difficile capire come sia comodo in questo modo poter “sparare” qualunque “idea”, contrabbandare qualunque illazione…

Viva, insomma, il modo di informare. Ma: attenti, però. Di motivi di allarme ce ne sono sempre. Non manca, insomma, per bestemmiare, anche se le cose contrarie non vengono…

In ogni caso, anche se non lo vorremmo,anche se i politici non sono che marionette dentro un teatrino comandato da dietro le quinte, stare dalla parte del trio Conti, Salvini, Di Maio è un must. O dovremmo essere dalla parte di quell’Europa che non perde occasione per insultare l’Italia e per imporle condizioni poco comprensibili seno orrende: dalla pesca in Mediterraneo (dove ci impediscono di pescare i tonni che sono tanti da battere la testa uno sull’altro) al fisco etc..

Scaramacai

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