Pesca: Il “nemico” maggiore è a Bruxelles

La ricciola di 50 Kg pescata a Castellammare il 3.3.2017. La foto è stata da noi trovata dopo aver espresso il concetto di un mare popolato di pesci, fra cui è sempre possibile pescare i massimi di un’intera vita…

Nella guerra del pesce mazaresi protagonisti inascoltati…

Contro ogni speranza, la guerra del pesce non conosce armistizi, ma nuove battaglie. Nonostante l’azione meritoria del Distretto produttivo della Pesca di Mazara del Vallo, ora ampliatosi nel Coordinamento Filiera Ittica, che svolge col presidente Giovanni Tumbiolo un’ampia azione diplomatica in direzione dell’Africa e del Medioriente, coinvolgendo l’intero agro alimentare, la pesca siciliana viene tenuta sull’uscio delle stanze dei bottoni, a Roma e a Bruxelles. E, ovviamente, le cose non vanno meglio per il resto della pesca mediterranea, che è certamente meno rappresentata e meno attiva politicamente…

L’Unione europea applica al Mediterraneo regole mutuate da quelle della pesca atlantica. L’esempio principe riguarda la polemica sulla larghezza delle maglie della rete. Occorre ricordare che nel Mare Nostrum esistono quasi tutti i pesci oceanici, ma “in miniatura”. A volte la specie è somigliante: non merluzzi, ma solo naselli. Allargare le maglie della rete, come s’impone in oceano, significa dire alle barche di restare in porto. Si consideri che i costi, gasolio in testa, non consentono di “uscire” per pochi Kg di pescato…

Si parla di depauperamento e salvaguardia delle specie ittiche. Ma, se il problema esiste di certo per il pesce bianco, bentonico e stanziale, data anche l’esiguità delle scogliere sotto costa, esso non è altrettanto preoccupante per il pesce d’alto mare, quello pelagico, prevalentemente azzurro, ma anche molto richiesto dal mercato: tunnidi, pesci spada, palombi innanzi tutto; poi sgombri, spatole, savorelli, vope, acciughe, sarde, i troppo deprecati alacci continuano ad abbondare. Di questi ultimi di piccole dimensioni, infatti, le bancarelle abbondano a buon prezzo. Alcuni pelagici e semi pelagici, del resto, come il merluzzo e la ricciola sono pregiatissimi.

Ma le norme europee hanno diffuso i timori per il tonno, lo spada e la pregiata alalunga. Mentre le sarde vengono “protette” con la criminalizzazione della pesca del novellame (la neonata). Fatto sta che i nostri mari rigurgitano di sarde (vengono ributtate anche in mare per non ridurre il prezzo sotto l’euro al Kg, creando fra l’altro un bene rifugio per eccellenza). I tonni e i pesce spada in realtà non scarseggiano. Nonostante la pesca concessa a giapponesi, coreani, francesi e spagnoli, nonostante che i pescatori non europei non conoscono il concetto delle “quote tonno”, i grossi pelagici sono così numerosi che – si dice – rischiano di saltare dentro i porti. Anche qui, dopo anni di grande pesca e di timori, non c’è angolo o mercatino dove non troviate il vostro bravo pesce spada. O il tonno, pescato anche di frodo, con i rischi che ciò comporta…

La cultura antropologica non conosce la reale grandezza del mare moltiplicata per la sua profondità, né considera la prolificità dei pesci, che è ai massimi livelli naturali. Ma si studiò anche a scuola che gli uomini del 2000 avrebbero potuto non trovare “lo spazio per stare in piedi”!

Frattanto capita spesso che i pescatori di Porticello o Cefalù peschino oggi ad oltre 60 anni i più grandi tonni e pesce spada della loro vita. Lo stesso avviene per le ricciole: scrivevamo queste parole e abbiamo pescato su internet la ricciola che vedete quella nell’immagine, pescata a Castellammare giorni fa…

E’ difficile, però convincere la gente, la cui cultura è alimentata dalla teoria della scarsità e del depauperamento a 360 gradi, della realtà di una natura che ci fa ancora da madre, sorretta da una tecnologia che rende le vere carestie assolutamente impensabili… Affermare che pesce ce ne sia poco conviene, del resto, anche a chi localmente vuol sostenerne il prezzo, vedi i rossisti ed anche i dettaglianti. I soli “mazziati” sono i pescatori.

La sola cosa certa – la più certa – è, però, che impedire la pesca ai pescatori mediterranei favorisce l’arrivo in paesi come l’Italia, dove il pesce è richiestissimo, di miriadi di tonnellate di prodotto oceanico delle multinazionali!

Poi c’è il problema dei campi di pesca. Le motovedette dei paesi del Nord Africa, specie libici, nonostante i trattati di pace e cooperazione portati avanti dai mazaresi (specie in occasione del Blue sea land expo) vengono bloccati anche in acque internazionali che gli africani considerano territoriali unilateralmente. C’è dell’incredibile: con tutti i problemi che ha la Libia, possibile che funzionino così bene i pattugliamenti? Stendiamo un velo diplomatico…

La flotta frattanto invecchia e non arrivano i contributi per rinnovarla come si predica da tempo da parte del Distretto Pesca e dell’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo di Capo Granitola (Cnr): scafi meglio disegnati e più veloci, nuova tecnica del freddo…

Bruxelles ha vietato – dopo averla concessa in un primo tempo, tanto che tutti se n’erano attrezzati – l’uso della “ferrettara”, una piccola derivante. In pratica è una mini tonnara volante, molto utile per la pesca all’ala lunga ed altri tunnidi. In tal modo non resta alla “pesca artigianale” che l’uso degli ami (palangaro) e del tremaglio (o tramaglio), la storica rete da posa, la “rete sotto il faro” di Lucio Dalla (La mia casa era nel porto). Ma così si tratta di rastrellare il pesce bentonico, proprio quello che …non c’è più. O quasi, intendiamoci, perché può capitare di vedere dentici da 5 kg tirati in barca dai pescatori di Mondello o Isola. Insomma, sono più i denari che i pesci a mancare. Pagateli, se volete, e gettatevi il tempo dietro le spalle…

(Ge.Sca.)

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