Un convegno organizzato da La Sicilia di Catania al Marina Yachting di Palermo per promuovere in Sicilia la risorsa mare

Il mare, una grande risorsa di cui l’Italia e, in particolare, la Sicilia hanno sempre abbondato grazie a madre natura, non ha purtroppo goduto, in passato, della considerazione che gli sarebbe spettata. Altri paesi, invece, come ad esempio l’Inghilterra, vi basano le proprie fortune già da vari secoli.
Negli ultimi anni, però, sembra che finalmente qualcosa stia cambiando e ciò è dovuto a un insieme di fattori intervenuti quasi contemporaneamente. Se ne è parlato al Marina Yachting di Palermo nel corso di un convegno organizzato dal quotidiano La Sicilia di Catania, condotto e moderato dal redattore Michele Guccione.
Molte le presenze dell’ambito istituzionale: il ministro del Mare Nello Musumeci, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il deputato Carolina Varchi e il presidente della Camera di Commercio di Palermo Alessandro Albanese.
Gli studi di Adriano Giannola (Svimez), oltre a confermare la strategicità dei porti siciliani, mostrano apprezzamento per la creazione di un Ministero del Mare ad hoc, affidato a Nello Musumeci, ma temono che la divisione delle deleghe tra tre diversi dicasteri possa, di fatto, rendere più difficile un approccio unitario al problema.
Intanto, il traffico marittimo mondiale est-ovest, grazie al formidabile sviluppo economico cinese, si è notevolmente intensificato, superando quello più tradizionale della direttiva sud-nord. Innumerevoli container attraversano costantemente il mediterraneo, divenuto sempre più centrale per i traffici marittimi.
I porti del nord Europa, come Rotterdam, mantengono la loro importanza, ma, in prospettiva, si prevede soprattutto la crescita dei porti mediterranei, se si considera il notevole aumento degli scambi commerciali da parte dei paesi mediorientali e africani.
Così, alle navi container, oggi, conviene scaricare le merci nei porti più vicini, evitando di percorrere tragitti più lunghi, e quindi più costosi, verso il nord Europa. Infatti, attualmente, per ovviare alla carenza di porti attrezzati, le merci vengono scaricate su navi più piccole. Se si considera anche la recente crisi di Suez, con le gravi conseguenze che ha prodotto, si può capire quale importanza rivestano oggi i porti funzionali all’imbarco e sbarco dei container, soprattutto se in Sicilia e nel sud Italia. Una volta, al sud, c’era solo Gioia Tauro, ma risulta ormai insufficiente: occorre dotare delle infrastrutture necessarie altri porti come Taranto, Augusta, Termini Imerese…
Infatti, un ruolo importante ora potrebbero giocarlo i porti del meridione perché più facilmente raggiungibili rispetto a quelli più a nord come Genova e Trieste.
In un panorama ancora incerto è stata, però, notata l’interessante iniziativa di Antonio Pandolfo, un imprenditore che, ad Augusta, ha aperto un terminal che sta già dando lavoro a cento addetti.
Secondo Alessandro Panaro, Head of Med&Energy del centro studi Srm di Napoli, collegato a Intesa San Paolo, per lo sviluppo della Sicilia occorre, fondamentalmente, la realizzazione della sostenibilità e digitalizzazione dei porti insieme alla promozione degli insediamenti produttivi, tramite lo strumento della Zes unica del Sud. Del resto, secondo Srm, la Sicilia ha già un sistema marittimo forte con tre Autorità di Sistema portuale che insieme movimentano 73 milioni di tonnellate di merci e oltre 27 milioni di passeggeri. Il settore Ro-Ro (trasporto mezzi gommati) movimenta il 24% del traffico nazionale, quindi nel settore container la Sicilia potrebbe avere un ruolo importante.
Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, riguardo al trasporto intermodale, ha parlato delle tante opere (stradali e ferroviarie già avviate o concluse) che renderanno presto molto più efficiente la dorsale Trapani-Termini Imerese.
Nel corso del convegno non si è parlato solo di grande portualità, ma sono stati affrontati anche vari temi che vanno dalla portualità turistica alla pesca.
Di alcune problematiche del settore trasporto passeggeri ha parlato Edoardo Bonanno, amministratore delegato di Caronte&Tourist, soprattutto per quanto riguarda la transizione energetica, mentre per la nautica da diporto il presidente dell’Assonautica di Palermo e vicepresidente nazionale, Andrea Ciulla, ha evidenziato il grande apporto del settore nei confronti della crescita del Pil e dell’occupazione.
Giampaolo Miceli, coordinatore Cna balneari Sicilia, riguardo alle problematiche inerenti la Bolkestein, oltre a sottolineare il notevole apporto dato dai balneari al comparto turistico, ha fatto notare come il settore interessi circa 100000 famiglie in Italia che, al riguardo, chiedono soprattutto certezze.
Un importante contributo alla discussione si è avuto, poi, dalla preside dell’istituto Nautico di Catania Duca degli Abruzzi Brigida Morsellino che, parlando della necessità di una formazione adeguata che consenta ai giovani di entrare facilmente nel mondo del lavoro e di trovarvi trattamenti adeguati e di soddisfazione, ha fatto notare come la scuola da lei diretta offra oggi agli allievi la possibilità di specializzarsi nelle discipline più richieste dalle Compagnie di navigazione e dal settore marittimo in genere.
Della Pesca ha parlato, invece, Alberto Pulizzi, dirigente generale dipartimento generale Pesca, che a fronte delle notevoli difficoltà del settore, sottolinea anche gli interventi della Regione siciliana a favore della marineria mediante finanziamenti a fondo perduto e a favore dell’ittiturismo.
Il convegno si è chiuso col dialogo tra il direttore responsabile de La Sicilia di Catania Antonello Piraneo e il ministro del Mare Nello Musumeci e le conclusioni affidate al coordinatore de La Sicilia Domenico Ciancio Sanfilippo.
Il ministro Musumeci, tra le tante questioni inerenti al mare, ha sottolineato soprattutto l’importanza del Piano Mattei che il suo dicastero sta coordinando insieme al Cipe. Si tratta di 17 punti che vanno realizzati, in vari step, lungo la durata di 20 anni.
Per concludere il mare offre, indubbiamente, molteplici opportunità agli imprenditori, ma occorre dare certezze a chi intende investire: oltre agli eventuali finanziamenti occorrono, infatti, normative chiare e un fisco non punitivo.
Lydia Gaziano Scargiali
Foto di Angelo Modesto








