Il tema “Donne d’onore” è stato al centro del secondo incontro nell’ambito del ciclo di conferenze sotto forma di seminari all’Istituto Platone. L’evento è stato valido per il raggiungimento dei crediti formativi da parte degli studenti che hanno partecipato numerosi e ansiosi di ascoltare l’argomento dalla viva voce del noto magistrato Girolamo Alberto Di Pisa. Hanno collaborato alla manifestazione i Gruppi di Ricerca Ecologici (GRE) e l’Istituto Siciliano Studi Politici ed Economici (ISSPE).
L’argomento “Donne d’onore” è stato introdotto dal Preside dell’istituto Prof. Pierluigi Aurea che ha analizzato l’evolversi del fenomeno mafioso, che però ha conservato degli elementi essenziali nei rapporti con un certo sistema politico economico che tiene a mantenere il sottosviluppo al sud.
Il presidente dei GRE, Prof. Umberto Balistreri, ha sottolineato il fenomeno delle ecomafie, il loro sorgere e sviluppo.
La Prof. Clelia Cucco ha fatto leggere, a tre allievi, la prima parte della relazione del magistrato Di Pisa: “Donne d’onore, apporto e ruolo nella mafia” completata ed integrata dal magistrato sempre brillante.
E’ emerso subito che queste donne, in tacito accordo di sangue, gestiscono le attività mafiose e gli affari delle famiglie e sono loro che inveiscono contro lo stato e le forze dell’ordine, quando i rispettivi mariti vengono catturati dagli agenti di polizia. Queste donne comunicano in codice i messaggi dei loro boss e non con i “pizzini”. Come la sorella di Matteo Messina Denaro che ha svolto il ruolo di canale di collegamento usando anche la chat di Fb.
Queste donne riciclano il denaro sporco. Trasportano stupefacenti (una di queste è stata presa all’aeroporto Falcone-Borsellino con 3 kg. di droga anche se si era cosparsa di profumo Chanel n. 5). Ordinano anche uccisioni e stragi sempre in nome della cosca. Ma, nonostante tutto questo “potere”, non si deve pensare che i boss mafiosi abbiano attuato una politica di “pari opportunità”, quella parità tanto ambita dal genere femminile. Per loro quella donna ricopre esclusivamente un ruolo ausiliario. Però il ruolo della donna è sempre quello di trasmettere la cultura mafiosa in seno alla famiglia. Qualche volta peccano di ingenuità come quella moglie che parlava sulla tomba del marito dell’omicidio del consorte facendo involontariamente il nome dell’assassino. Il tutto era stato registrato da una microspia. Così si poté giungere all’arresto dell’omicida.
Altre volte le donne di mafia assumono un atteggiamento intransigente quando debbono prendere le distanze dai collaboratori di giustizia, dimostrando pubblico sdegno e bruciando gli abiti dei congiunti implicati nella confessione.
Queste donne vengono sempre da ambienti mafiosi ed oggi si infiltrano nelle istituzioni e spesse volte ricoprono il ruolo di reggente della cosca che ha ramificazioni in tutta Italia. Il magistrato ha sottolineato che quanto fino ad oggi è stato detto smentisce l’immagine della moglie, della madre o della sorella del mafioso come per anni c’è stata tramandata, Cioè quella di una donna silenziosa, che non vede quanto accada intorno a lei …
Il fenomeno senza dubbio ha avuto una evoluzione. Infatti abbiamo assistito alla metamorfosi nelle cariche. Molte donne hanno rivestito la carica di boss per esigenze contingenti: arresto o lutto. Quindi hanno assunto un preoccupante nuovo ruolo attivo e di rilievo.
Franco Pasanisi








