…Ma Sanremo è Sanremo? Lo è più? Il telecomando schiaccia il tasto 1 e, con la Città dei fiori, entrano in contatto 10 milioni 86 mila spettatori Tv. C’è con uno share del 49.5 per cento e un picco di ascolto registrato alle 21.46 con 15 milioni 662 mila per l’esibizione di Andrea e Matteo Bocelli. Sono questi i numeri che hanno caratterizzato la prima serata del Festival di Sanremo 2019. Ascolti buoni ma in calo rispetto all’anno scorso quando la prima puntata registrò 11.603.000 telespettatori il 52,1% di share.
Ce l’avevano messa tutta per pubblicizzare anche stavolta l’evento, comunque fra i più attesi di quest’inverno in Tv. Ma questo Sanremo è stato sostanzialmente un flop.
Iniziamo dall’epilogo: Ascolti quarta serata Sanremo 2019: 9,5 milioni di spettatori e il 46,1% di share (5 punti in meno rispetto al 2018)
Nessun “rimbalzo” per la serata dei duetti, la quarta del Festival di Sanremo 2019. Gli ascolti sono rimasti piuttosto stabili rispetto a giovedì, con un aumento di oltre 100.000 spettatori ma uno share leggermente più basso (-0,6 punti di share).
In media la serata conclusiva ha ottenuto 9.552.000 spettatori con il 46,1% di share, in calo di circa 600.000 spettatori e 5 punti di share rispetto allo scorso anno, quando la quarta serata era stata seguita da 10.108.000 spettatori e il 51,1% di share, un dato record dal 2000 in poi. Un ascolto enorme anche perché lo scorso anno la quarta serata terminò all’1:26, oltre mezz’ora dopo la chiusura di quest’anno…
In dettaglio, la prima parte della penultima serata – dalle 21:24 alle 23:39 – ha conquistato 11.170.000 spettatori con il 45,5% di share (leggero calo in share, ma ascolti più alti rispetto a giovedì), mentre la seconda parte – dalle 23:44 alle 24:51 – ha ottenuto 6.215.000 telespettatori e il 48,6% di share (calo di quasi 10 punti di share rispetto alla seconda parte dell’anno scorso).
L’anteprima denominata Sanremo Start – esclusa dalla media totale della serata – ha avuto 9.941.000 telespettatori e il 37% di share.
Per fasce d’età, si è registrato un calo generalizzato nelle varie fasce d’età, seppur meno evidente tra i giovani adulti e più forte negli over 45. Lo share più alto si registra ancora una volta nella fascia 15-24 anni dove si sfiora il 50%.
L’età media è stata di 54 anni, è rimasta stabile rispetto allo scorso anno.
L’Italia, nel complesso, dimentica d’essere la terra del belcanto, quella che ha dettato la stessa nomenclatura musicale – vogliamo dire il vocabolario – che ruota attorno al pentagramma, agli spartiti, ma soprattutto alla nascita dell’opera lirica, con i primi lirici napoletani fino a Paisiello e Leoncavallo, nel settecento anche con Vivaldi e poi con i geni di Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Vincenzo Bellini, Umberto Giordano, Pietro Mascagni…
Da lì agli autori “leggeri”, ma si fa per dire, della tradizione napoletana, fino agli autori di colonne sonore come Ennio Morricone, Nicola Piovani, Nino Rota, Stelvio Cipriani. Nella musica –ad ogni livello – l’Italia ha detato legge: è la patria di Toscanini e Stradivari…
L’Italia non dovrebbe tradire la propria storia. Invece, i tempi di Domenico Modugno, della stessa Cinquetti, di Mina, Milva, Iva Zanicchi, Dorelli e della Vanoni sono nient’altro che un ricordo? Per non parlare della vecchia guardia o non correre all’originalità complessiva di Lucio Battisti, Fabrizio De André, Lucio Dalla, Edoardo Bennato, Rino Gaetano…
I cantanti italiani non cantano più? Toto Cotugno canta in Germania, Laura Pausini resta a casa… Impera il rep e chi sa cantare o è assente o, come Arisa, viene messo all’angolo…
Spazio a canzoni blasfeme. L’anno scorso il vincitore piaceva ai bambini perché non capivano che metteva alla berlina l’occidentalis karma a tutto favore del karma “vero”: quello orientale. Budda prima di Cristo… Quest’anno spazio a canzoni che inneggiano alla droga come quella di Achille Lauro (la Rolls Royce è una droga) o all’originalità ad ogni costo: dopo la miss Italia nera, il vincitore arabo.
Alla Faccia del Festival della Canzone Italiana!
Germano Scargiali
(Dati ufficiali da internet)
Il Festival del cattivo gusto
Il Festival, mandato in mondo visione, dovrebbe assolvere a dei compiti ben precisi. Mostrare il volto di una Italia, culla del bel canto e dell’eleganza. Da qualche anno bentornati gli smoking, anche se interpretati spesso in modo “troppo” stravagante. Sono mancati anche i grandi abiti da sera e le toilette di una grande figura femminile escluso il positivo breack di Michelle Hunziker, che ha illuminato per un po’ con la propria presenza il palcoscenico e gli schermi televisivi.
Carina, eclettica, spiritosa Virginia Raffaele: bella, ripetiamo, e dotata di vis comica e vera comicità, ma non all’altezza della situazione. Priva del “carisma” necessario, non reggeva la parte, presa ancora una volta “tutta in tono di farsa“, sulla falsariga di recenti edizioni in cui il presentatore nel migliore di casi sedeva sugli scalini con lo smoking (lo era?) a gambe aperte. Oppure la Litizzetto o Benigni si esibivano in bruttezza e stravaganze. Non ci dev’essere questo, se non in qualche breve intermezzo, sul palcoscenico dell’Ariston. L’Italia dimentica se stesa, non ha coscienza di sé e della propria cultura, oltre che della propria immagine. A Sanremo siamo del tutto fuori registro!
(G. Scargiali)








