L’Ammiraglio De Felice: Milioni all’Italia per la legge del mare

La Sea Watch è una vecchia tinozza indegna di navigare con similari finalità di salvamento accanto alle unità della Marina e della Guardia costiera italiana.

Ecco uno scoop sullo spinoso problema dell’immigrazione e degli arrivi dal mare dei fatidici “migranti” di cui l’Italia si fa spesso carico da sola.  L’ammiraglio di divisione Nicola De Felice ha dichiarato pubblicamente che lo Stato italiano dovrebbe applicare l’articolo 84 del Codice della Navigazione per il risarcimento delle spese sostenute durante la “crisi” con la nave della Ong che per più giorni è rimasta ancorata davanti al porto di Siracusa.

“Lo Stato italiano – ha affermato De Felice –  può farlo con un’ingiunzione attraverso l’autorità marittima, al fine di ottenere il rimborso delle spese vive anticipate o comunque sostenute per le attività correlate alle attività private della nave che hanno coinvolto le varie istituzioni italiane, a partire dall’impiego di mezzi navali, aerei e portuali, prima e dopo l’attracco nei porti italiani”. 

L'Ammiraglio Nicola De felice in uniforme estiva di servizio.
L’Ammiraglio Nicola De Felice (a dx) in uniforme estiva di servizio. A sx il Contrammiraglio Ammiraglio Andrea Cottini, suo successore ad Augusta.  

In un intervento su www.primatonazionale.it tutto ciò si trova anche espresso per iscritto.

Poi, sempre De Felice, salernitano per un po’ trasferito ad alto incarico ad Augusta, da pochi mesi in pensione, dopo aver svolto il ruolo di Comandante Marittimo Sicilia nel grande Porto militare, spiega come lo Stato possa facilmente risalire ad un “conto salato” per la gestione, anche postuma, dell’emergenza Sea Watch…

“Basta andare a vedere – ha spiegato l’Ammiraglio – le tabelle di ‘onerosità’ previste per l’impiego del personale della Marina, delle Capitanerie di porto, Guardia di Finanza, Carabinieri, Sanità marittima, ecc. negli orari fuori ufficio, notturni e nei festivi. Ma anche gli oneri relativi alla vigilanza e scorta delle motovedette, il consumo dei carbolubrificanti, l’usura dei mezzi, eccetera…”

Insomma a quanto pare il braccio di ferro tra ong e governo continua a far discutere. E c’è chi vuole chiedere un risarcimento alle ong e all’Olanda…

Considerate altre situazioni similari già verificatesi, l’Italia avrebbe diritto ad alcuni – se non svariati – milioni di risarcimento ed è significativo che l’appello provenga da chi di diritto internazionale della navigazione è certamente competente.

( Testo raccolto e impaginato a Germano Scargiali )

 

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