
Un “romanzo d’esordio”, così Giuseppe Oddo, definisce Quel che resta è solo polvere. Il romanzo, nella sua definizione, sembra preludere a un’attività duratura nel tempo. Chissà! Quel che è certo è che l’indole del narratore e la passione non sembrano mancargli.
La vicenda, infatti, non è usuale. Si snoda in ambiente militare, anzi di guerra vera e propria. L’andamento, lento all’inizio, si fa poi via via più veloce e avvincente. E’ un genere storico fantastico, ma può definirsi anche romanzo di formazione.
La guerra civile tra Italia e Padania scombussola la vita sonnolenta e rutinaria del protagonista, il giovane Roberto Corsini, che non vuole mancare all’appuntamento con la storia e chiede allo zio, l’onorevole Donati Merlino, che invece è contrario, di inviarlo al fronte a rischiare la vita come una recluta qualunque senza la minima protezione.
C’è nel giovane la voglia di partecipare all’azione, ma anche la chance di emanciparsi dalla cittadina di origine, Corleone, e mettersi alla prova senza più zii alle spalle, consuetudini o sicurezze consolidate.
Ovviamente non ne vogliamo svelare la conclusione, ma accenniamo comunque alla svolta che la vicenda prenderà. Dopo assalti avventurosi, perdite dolorose e convegni amorosi, il protagonista giunge all’appuntamento con la verità che si configura come tradimento, delusione, difficoltà.
L’esistenza umana come crocevia di scelte impossibili, in balia degli eventi, tali da trascinarci dove non vorremmo e abbandonarci, alla fine, come naufraghi su una spiaggia deserta. Questa è la vita vista qui dall’autore, dove non c’è vittoria, ma illusione, non speranza, ma sconforto e chi ha potere gioca con noi come con burattini da gettar via non appena il gioco finisce. (Lydia Gaziano)
Giuseppe Oddo, Quel che resta è solo polvere. Edito da Booksprint Edizioni.








