Renzi e il Partito della Nazione

Renzi sogna un capital comunismo di modello cinese?

Se veramente Matteo Renzi fonderà il Partito della Nazione, la metamorfosi di quella parte del Pd che lui guida sarà completa. Dovremmo esserne felici: si tratta di un’ennesima presa di coscienza della implosione del socialismo reale. Ma non è così. Forse chi scrive queste righe fa parte della tribù dispersa, ma presente, degli incontentabili.

Ci spieghiamo meglio. Non è che i veri liberali o liberal democratici (ci crediamo tali) non capiscano da sempre le ragioni dei socialisti. Tragicamente errata ne era l’ispirazione marxista. Lo è il connesso fatalismo (e il materialismo) storico, che tanti si portano ancora appresso sotto varie forme, come fosse un brutto collante, sulla pelle.

Il Partito della Nazione suonerebbe già bene dal nome. E’ bello e prevedibile che mandi su tutte le furie il rustico Bersani, l’astuto D’Alema e il colto Veltroni. Ma noi notiamo che è un partito che nasce con i toni di una “combine”. Sì, questa è politica, come Renzi si è giustificato. Ma…

Davanti ai 370 under 35 della scuola di formazione dem, il giovane premier ha rivendicato, a dispetto del politicamente corretto, l’apertura del Pd a forze e personaggi non di sinistra. Renzi si è prodotto in una battuta: “lo segnalo, chi fa lo schifiltoso con i voti perde le elezioni. Dovremmo imparare dalle nostre vicende”.

Renzi, pur con la sua giovane età, è un personaggio già pieno di contraddizioni e zone oscure. Degno di quell’Italia di cui è diventato premier. L’Italia è una gran Sicilia.

Il partito della Nazione nasce anche dalla mente certamente astuta (ma qual altro pregio riscontrarvi?) di Denis Verdini. Nasce dall’accoglienza riservata agli ex cuffariani in Sicilia. Noi non li consideriamo certo degli appestati, ma non siamo mai stati col Pd né, tantomeno, col Pc. Peggio: qui c’è la voglia di dire di sì a tutti e questo non sta bene. Non è mai stato bene. Tanto più che la maggior accusa che il popolo muove a Renzi è quella di dire e di non fare…

Ma andiamo con ordine: il vignettista Mario Biani su Blogo ha messo in bocca a Renzi (comodamente in poltrona) la seguente frase: “io sto con i più deboli e con la confindustria e con la finanza, solo insieme possiamo farcela, l’importante è che ognuno resti al suo posto”.

Ebbene, è proprio il suo posto che ora è a rischio. Poco tempo fa – pur definendolo incredibile – dicemmo che rischiavamo di diventare renziani. Al punto dall’aver messo in guardia Renzi dal nostro angolo dei rischi che correva, se avesse smesso di rottamare e cercare di costruire. Per molti motivi. Costruire è stato sempre difficile, ma oggi ha degli oscuri nemici giurati. Lo scriviamo spesso. Basti dire che il sistema produttivo rigurgita di ogni ben di Dio, ma la gente non viene messa in condizione di consumare, di né di disporre dei mezzi indispensabili a crescere.

Presso la nave di Renzi sono giunti i primi colpi di colubrina: troppo corti, troppo lunghi… Al momento sono finiti in acqua. Col Partito della Nazione si fa scudo o tenta di assecondare in toto chi gli sta sparando addosso?

Lui frattanto, potrebbe dare i primi segni di follia. Siamo al concetto di “Z l’orgia del potere”? E chi lo sa ancora?

Ha compiuto quello che chi ama la famiglia considera, comunque, un’aggressione, un passo verso la deriva. Ha tolto denari per l’assistenza ai portatori di handicap.

Renzi ha stoppato senza precedenti la trasmissione televisiva Virus di Nicola Porro perché ovviamente gli dava fastidio. Eppure chi mai di noi la giudicava priva di equilibrio? Era, forse, l’unica “non allineata” (si fece lo stesso a suo tempo con Aldo Forbice e Zapping, il più ascoltato “talk show” radio). L’Italia viene chiamata ad ergersi giudice di Al Sisi ed Erdogan. Qui i provvedimenti sono ben più soft. Qui si usa condannare alla morte civile e non è poco… Su una trasmissione Rai (servizio pubblico a pagamento) Renzi ha fatto ciò che Berlusconi non aveva mai fatto a Mediaset, dove da sempre si sfotte pesantemente il Cavaliere, per ex che sia…

_________________________________

Aggiornamento. … Ma l’epurazione dcretata da Renzi e dai renziani più accesi (così la cronaca) è proseguita con l’eliminazione di Massimo Giannini da Ballarò. Anche qui un giornalista distintosi, se mai, per il suo equilibrio. Ma …avrebbe dovuto andarci più piano su Banca Etruria, nella quale è coinvolto il padre di Maria Elena Boschi. Riferito alla morale finanziaria dei fatti avvenuti, ai danni di tanti clienti – cittadini, è scappata a Giannini l’espressione di “rapporto incestuoso”. Sarebbe bastato un rimprovero, ma gli ex comunisti perdono il pelo ma non il vizio: non si accontentano degli avvertimenti.

Letterale dichiarazione di Giannini nel corso di un’intervista a La Repubblica: “…”La sensazione è che sia sgradito tutto quello che non corrisponde alla narrazione che Renzi vuole proporre al Paese. Quando dice che il primo risultato che la Rai deve conseguire è rendere i cittadini orgogliosi delle cose che vanno bene, provo un sottile filo di inquietudine”.

E Gianni Cuperlo si è affrettato a dire: “…Se continua così, io sono fuori”. Ma, se fonderà il Partito della Nazione sarà Renzi ad andar fuori con il più classico del “…chi mi ama mi segua”. Di fratture fra socialisti è piena la storia e neppure questi “ex” si sottraggono alla regola. E’ la storia del fatidico pelo del lupo.

Germano Scargiali

Articoli correlati