Presentati i progetti definitivi:


Palermo e Catania tra gli impianti più puliti d’Europa. Schifani: «Svolta storica nella gestione dei rifiuti»

Emissioni tra le più basse in Europa, produzione di energia dallo smaltimento dei
rifiuti pari al fabbisogno di 174 mila famiglie, superamento del sistema delle
discariche e risparmio concreto per Comuni e famiglie sul pagamento della Tari.
Sono questi i quattro pilastri sui quali poggia la realizzazione dei due nuovi
termovalorizzatori di Palermo e di Catania, impianti di ultima generazione, che
daranno alla Sicilia un forte impulso nella gestione virtuosa e sostenibile dei
rifiuti e che, sul piano tecnologico, si collocano all’avanguardia nel panorama
europeo, superando per efficienza e innovazione strutture di riferimento come il
termovalorizzatore di Copenaghen o, per restare in ambito nazionale, quelli di
Bolzano e di Roma.
I due progetti definitivi sono stati presentati alla stampa nel corso di un incontro a Palazzo d’Orléans, a Palermo, dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, insieme al Responsabile unico del procedimento, Salvo Cocina, all’ex ministro dell’Ambiente e consulente del presidente in tema di gestione dei rifiuti, Corrado Clini, ai due ingegneri della
squadra che ha curato il progetto, Marco Cremonesi della società Crew (Fsi) e
Francesco Martino della Martino e associati, e all’architetto Claudio Turrini,
anche lui di Crew.
«Oggi – ha detto il presidente Schifani – tagliamo il traguardo di una tappa
strategica nel percorso per la realizzazione di due termovalorizzatori che
segneranno una svolta storica nella gestione dei rifiuti in Sicilia. Presentiamo i
due progetti definitivi degli impianti di Palermo e di Catania sui quali abbiamo
puntato molto, chiedendo al governo nazionale di nominarci commissari
straordinari per la loro realizzazione, in un momento in cui la Sicilia non aveva
neppure il Piano rifiuti, che è lo strumento di base. Per un anno abbiamo
lavorato assiduamente e ottenuto il via libera dalla Commissione europea,
abbiamo portato avanti le procedure con il supporto di Invitalia e affidandoci al
controllo dell’Anac. Adesso abbiamo le carte in regola e possiamo andare avanti
con il nostro cronoprogramma: prevediamo di affidare i lavori nella primavera del
2027 e di inaugurare i due impianti entro il 2028».
«Oltre a una gestione sostenibile dei rifiuti e quindi a un superamento del
sistema delle discariche – ha aggiunto il presidente – l’esito finale al quale
guardiamo è arrivare alla riduzione della Tari, dunque un vantaggio diretto per i
cittadini che, oltre ad avere città più pulite, andranno anche a risparmiare.
Quando ho iniziato questo percorso venivo visto un po’ come un alieno, perché
in precedenza tutti quelli che avevano provato a realizzare i termovalorizzatori
non ci erano riusciti. Anche noi abbiamo avuto le nostre difficoltà, con i ricorsi
presentati al Tar, magari perché qualcuno che lavora nel settore si vede limitato
nella propria attività. Ma noi andiamo avanti e abbiamo raggiunto un punto di
non ritorno. La macchina è partita e adesso si comincia a vedere la fine del
tunnel, posso dire che oggi è uno dei giorni più importanti della mia vita».
Sugli aspetti tecnici si sono soffermati i progettisti. «Si tratta di due impianti
all’avanguardia da un punto vista tecnologico – ha spiegato Cremonesi – con
una capacità di smaltimento pari a 600 mila tonnellate e dai quali si produrrà
energia elettrica pari al fabbisogno di 174 mila famiglie. È importante sottolineare
anche che saranno ammesse alla valorizzazione energetica esclusivamente
frazioni non riciclabili e che l’impianto non potrebbe funzionare con altro tipo di
rifiuti».
«I due impianti, da un punto di vista dell’impatto ambientale – ha aggiunto
Martino – sono tra i migliori al mondo e più efficienti di quelli di Copenaghen,
punto di riferimento del settore, e di Bolzano, considerato tra i più performanti,
ma anche meglio di quello in costruzione a Roma. I termovalorizzatori
emetteranno il 96% in meno di diossine rispetto all’impianto danese e il 97% in
meno rispetto a quello altoatesino. Per dare un’idea, quello di Bolzano emette in
nove giorni le diossine che i due siciliani emetteranno in un anno. Non solo,
anche sul fronte del consumo idrico gli impianti siciliani non hanno eguali al
mondo perché l’intero fabbisogno è coperto da fonti di recupero e ricircolo, non
ci sarà alcun prelievo dalle fonti naturali».
Infine, l’architetto Turrini ha evidenziato che, nella realizzazione dei progetti, si è
tenuto conto della diversità dei luoghi in cui sorgeranno: «A Palermo la struttura
punta a mimetizzarsi con il contesto circostante, minimizzando l’impatto
ambientale. A Catania, invece, il progetto è stato pensato per aprirsi al territorio
e generare un paesaggio del tutto nuovo».
Progetti che, come ha sottolineato l’ex ministro Clini in conferenza stampa, sono
stati apprezzati anche dalla Commissione europea che ha approvato il piano dei
rifiuti siciliano, riconoscendone «l’innovazione e la validità sia sotto il profilo delle
emissioni sia dal punto di vista della sostenibilità della gestione dei rifiuti».
Scheda tecnica
Emissioni tra le più basse in Europa, meglio di Bolzano e di Copenhill
Quando entreranno in funzione, i termovalorizzatori siciliani avranno le emissioni
più basse d’Europa: più efficienti di Bolzano, fino a oggi il riferimento nazionale,
alla pari con Roma e più puliti persino di Copenhill, il grande impianto di
Copenaghen inaugurato nel 2017 e considerato il benchmark mondiale del
settore. Su tutti i principali inquinanti i valori sono inferiori, ma è sulle diossine
che il divario è più marcato: gli impianti siciliani ne emetteranno il 97% in meno
rispetto a Bolzano, il 96% rispetto a Copenaghen e il 75% in meno rispetto a
Roma. I termovalorizzatori di Palermo e Catania, per intenderci, emetteranno in
un anno la stessa quantità di diossine che l’impianto di Bolzano rilascia nell’aria
in appena 9 giorni.
Il quadro complessivo
I termovalorizzatori rappresentano il segmento finale del nuovo Piano regionale
dei rifiuti, recentemente approvato dalla Commissione europea, che prevede, fra
l’altro, 9 impianti di selezione, recupero e raffinazione, 7 piattaforme di selezione
della raccolta differenziata, 2 piattaforme per il trattamento dei pannolini, 4
ampliamenti di discariche esistenti e 2 biodigestori, tutti già finanziati. L’obiettivo
è portare la Sicilia al 65% di recupero di materia e ridurre al 10% il conferimento
è portare la Sicilia al 65% di recupero di materia e ridurre al 10% il conferimento
in discarica, con un abbattimento dei costi, che oggi superano i 350 euro a
tonnellata, e un risparmio di circa 100 milioni di euro a beneficio di famiglie e
imprese. Il costo complessivo dei due impianti è di 881 milioni di euro a base
d’asta, finanziati con le risorse Fsc.
Stop alle discariche e ai trasferimenti extra-regionali
Con i nuovi impianti, la Sicilia supererà definitivamente il sistema basato sulle
discariche, che negli anni ha generato alti livelli di inquinamento ed elevati costi
di smaltimento. Oggi, infatti, una parte consistente dei rifiuti viene trasferita al
Nord o all’estero per essere smaltita, percorrendo distanze superiori ai mille
chilometri e con un costo di circa 380 euro per tonnellata, tre volte la media
nazionale. La realizzazione dei due impianti consentirà di chiudere
definitivamente questo capitolo: tutta la componente non riciclabile dei rifiuti sarà
trattata in Sicilia. Grazie a questo processo i conferimenti in discarica
diminuiranno progressivamente passando dalle 748 mila tonnellate di rifiuti del
2027 alle 500 mila del 2028, per arrivare a 140 mila nel 2030.
Risparmio per famiglie e imprese
La chiusura del ciclo dei rifiuti in ambito regionale comporterà un drastico
abbattimento dei costi per Comuni e cittadini, con un risparmio stimato in circa
100 milioni di euro all’anno. Ogni tonnellata di rifiuto trattata all’interno di un
termovalorizzatore genera energia elettrica, da qui l’acronimo internazionale
Wte, Waste to energy, ovvero dal rifiuto all’energia. I due impianti di Palermo e
Catania genereranno insieme circa 469,6 GWh all’anno, pari al fabbisogno di
174 mila famiglie siciliane. Il 10% di questa energia prodotta servirà ad
autoalimentare gli impianti, il restante 90% sarà invece ceduto alla rete elettrica
garantendo un introito che consentirà di abbassare le tariffe di conferimento per i
Comuni e di conseguenza la Tari ai cittadini. Le nuove strutture saranno attive
per 8 mila ore all’anno, pari al 91% del tempo, un primato che le rende tra le più
affidabili d’Europa nel loro settore. Ciascun impianto, inoltre, sarà dotato di due
forni indipendenti collegati a un unico turboalternatore che converte tutta
l’energia prodotta in elettricità, senza alcuno spreco. Se uno dei due forni
dovesse fermarsi per manutenzione, l’altro continuerebbe comunque a operare.
Zero consumo d’acqua
L’intero fabbisogno idrico dei due impianti viene coperto esclusivamente da fonti
di recupero e ricircolo interno: acque meteoriche, condense di processo, spurghi
del ciclo termico e, rispettivamente, l’effluente del depuratore civile di Pantano
d’Arci per Catania e il percolato dell’impianto di trattamento limitrofo per
Palermo. Tutte le acque sono trattate con osmosi inversa, un processo di
filtrazione a membrana che produce acqua industriale pulita. Non avviene alcun
prelievo da falde sotterranee o dall’acquedotto pubblico.
Un’architettura aperta alla comunità
A Palermo, nell’area di Bellolampo, l’edificio si sviluppa come un’estensione
organica del paesaggio, quindi con una forte mitigazione dell’impatto ambientale.
Le facciate saranno realizzate in corten, materiale che riprende i colori della
roccia siciliana, e il tetto sarà percorribile. A Catania, inserito in un contesto
prevalentemente industriale a tre chilometri dal mare, l’impianto diventa un parco
urbano pubblico, sul modello del celebre Copenhill di Copenaghen, ridisegnando
il quartiere con verde pensile, specchi d’acqua e un centro visitatori.
Foto Angelo Modesto







