La commissione Giustizia della Camera statunitense ha approvato le accuse di abuso di potere e di intralcio alla giustizia contro il presidente Donald Trump nell’ambito del processo di impeachment. Ora le due accuse saranno sottoposte al voto dell’intera Camera, probabilmente prima di Natale; in caso di approvazione, Trump sarebbe messo formalmente in stato d’accusa e il procedimento si sposterebbe al Senato – dove i Repubblicani hanno la maggioranza – che dovrebbe decidere in senso contrario.
Trump rischierebbe di esser rimosso dall’incarico come avvenne a suo tempo a Nixon in occasione del cosiddetto scandalo Watergate, che giunse – anche in quella occasione – dopo una fitta campagna di stampa contro il Presidente. Infine l’accusa venne dal Washington Post, quotidiano del “giro” delle oligarchie bancarie americane legate ai democratici… La proprietaria era in quel momento una componente del grande gruppo familiare Rothschild – Rockefeller. Anche adesso il Washington Post prende di mira Trump, come del resto – in ambedue i casi – ha fatto il Times.
Sembra avere sotto gli occhi “uno spartito” che si ripete altrove, come in Italia, contro personaggi come Berlusconi e Salvini per combattere i quali non esitano a muoversi i magistrati, indicati come “toghe rosse”,ma certamente legati a precisi “notabilati”.
Un certo “potere” si oppone a quelle forze politiche che rivendicano il primato del governo su ogni altro potere che opera sul territorio dello Stato ponendosi su di un “piano” similare per potenza economica e decisionale.
Scaramacai
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Seconda parte
Anche in occasione del Watergate – basato, in modo similare alla contestazione contro Trump, esagerando un’operazione indirizzata a spiare l’opposizione, che è il minimo che in politica si possa fare – una campagna tesa a “screditare” era iniziata oltre un anno prima. E’ innegabile che il Washington Post sia schierato dalla parte opposta sia rispetto a Nixon che a Trump. La bandiera che sventola è quella democratica, ma gli interessi che essa nasconde non possono non essere fortemente sospetti.
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Un inciso
Ciò che avviene in Usa deve far riflettere per le similitudini con quel che avviene altrove. Specie in Italia. Non bisogna sottovalutare l’importanza strategica della Penisola, un tempo sede del più forte partito comunista extra Urss e oggi alla vigilia di un possibile Neo Rinascimento del Mediterraneo, rispetto al quale avrebbe un ruolo centrale, essendo comunque un paese evoluto, industrializzato e di elevata cultura generalizzata (nonostante tutto), rispetto ai paesi circonvicini… Teniamo conto che c’è chi nel mondo”programma” oltre la vita di un uomo…
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L’opinione pubblica – specie italiana – ignora, però, che gli stessi due giornalisti che”silurarono Nixon” sono ancora attivi e stanno lavorando in modo analogo contro Trump, battendosi naturalmente il petto e prendendo spunto da qualche, non rara, “sbrasata” dovuta al carattere estroverso del il tycoon per accusarlo di essere addirittura “un pericolo per la democrazia americana“.
Stiamo parlando dei due giornalisti del Washington Post Bernstein e Woodward. Sono sempre loro, ultrasettantenni, ma ancora “sulla breccia”, atteggiati – come qualcuno in Italia – a grandi infallibili profeti della tastiera e dei talk show,veri e propri oracoli…
Secondo i due reporter, che hanno portato alla luce la vicenda grazie anche all’appoggio di misteriose fonti sempre più vicine a Trump tra cui la celebre “Gola profonda“, quello che succede oggi in America è, se possibile, ancora peggio che ai tempi di Nixon.
Bernstein, 74 anni, tutt’oggi autorevole voce della CNN (di recente è stato lui a curare il caso dell’ avvocato Cohen e delle registrazioni delle conversazioni avute con il Presidente Trump sottratte al suo studio nel corso delle perquisizioni da parte della procura di N.Y.) si è fatto intervistare al Guardian e ha spiegato: “Questo è peggio del Watergate nel senso che il sistema ha funzionato ai tempi del Watergate, ma non è ancora chiaro se il sistema stia funzionando nella situazione attuale. Nessun presidente ha fatto qualcosa di tanto grave come Trump per mettere a tacere la stampa americana e il suo esercizio del primo emendamento come se i giornalisti fossero nemici del popolo”.
I parallelismi tra il Watergate e quello che da tempo è stato”ribattezzato” come Russiagate non mancano, come sottolinea lo stesso Bernstein: “Ovviamente – ha spiegato sempre al Guardian – ci sono delle somiglianze, non ultima quella dell’intento di minare il processo elettorale. In entrambe poi si parla di coperture e sono coinvolti procuratori distrettuali”.
“Ritengo – ha concluso il reporter – che sia un momento molto pericoloso per gli Stati Uniti d’America, perché abbiamo un Presidente che non è interessato allo stato di diritto e alla verità”.
Evidenti supposizioni, mere deduzioni da uomo di strada, ma con il crisma del grande opinionista… Trump riuscirebbe a cambiare l’assetto democratico, l’indole cioè degli Stats del popolo americano?

Woodward, 75 anni e per mezzo secolo reporter del Washington Post, sta ultimando un libro in cui sposa in pieno le tesi pessimiste del suo collega e amico.
Il titolo tradotto in italiano è: Paura: Trump alla Casa Bianca e il riferimento è a una chiacchierata fatta con il Presidente nel 2016 quando Trump, alla vecchia penna del Post, aveva confessato: “Il vero potere passa attraverso il rispetto. Il vero potere, vorrei non dover utilizzare questa parola, nasce dalla paura”.
Quello che sta per essere pubblicato è il diciannovesimo e attesissimo libro di Woodward e si tratta, a detta del giornalista, “Della straziante testimonianza dei primi 18 mesi dell’amministrazione Trump”.
Di Woodward e Bernstein si parla come facenti parte di “…quella categoria di giornalisti in via d’estinzione (?) affamati di notizie di prima mano, coloro che collezionano taccuini fitti di testimonianze e interviste esclusive”. Non è difficile capire che, per questo genere di cronisti, lo scandalo rappresenta la meta più ambita. Ciononostante, è stata costruita negli anni, attorno a loro, l’aureola di “bocche della verità”. Ovviamente, ambedue fanno polemicamente parte dei “nemici dei social media“, di quelli che puntano il dito sulle “fake news“, rivendicando i “diritti” delle “fonti qualificate“. Ma forse – diciamo forse – sono questi atteggiamenti, oggi, un vero pericolo per la democrazia. Perché sono anche “alla ricerca” di… “opportuni” bavagli alla libertà d’espressione. (G.S.)
Nota
I sondaggi concordano da tempo sulla più che probabile conferma di Donald Trump al momento del prossimo voto. La medesima cosa che succede in Italia per Matteo Salvini. I Democratici americani sono “alla canna del gas” non meno di quanto non lo siano in Italia il PD e i 5Stelle. Ma – restando in America – sembra estremamente probabile che il Senato americano bloccherà l’empeachment e che “le grandi manovre” dei poteri fortissimi che si nascondono dietro i democratici prenderanno in testa il boomerang che hanno lanciato…







