Partiamo dalla convinzione che la mafia non è solo siciliana, ma esiste letteralmente ovunque, pur sotto varie forme. E’ dappertutto. Presente, sia pure travestita, fornisce – sotto quest’aspetto – una delle forme che più le si addice: il camaleonte.
Giovanni Falcone fu ottimista nella sua famosa affermazione: “la mafia avrà una fin come ogni fenomeno a questo mondo”: un inizio,un centro, una fine… Forse il grande ed eroico magistrato palermitano ebbe – esprimendosi così – un impeto,uno scatto di nervi rispetto al fenomeno che comunque va combattuto che lui stava combattendo con tanto impegno. Identificava, anche, in quel momento la mafia come quintessenza della criminalità organizzata. Non è così: la mafia dev’esser intesa qual’è. E’ un fenomeno più vasto, con addentellati più in alto loco (come categoria sociale) e tali collegamenti sono strutturali e continui. L’imbattibilità di quel “livllo” ch viene fin troppo spesso “spacciato” per “mafia” è dovuta alle “protezioni” ed ai sostegni di cui gode a livello più alto. E’ un’organizzazione che molti fanno coincidere con le associazioni massoniche e para massoniche, tutte – in qualche modo – in contatto fra loro…
La vera mafia, frattanto è – come ci hanno insegnato in Sicilia .quella il cui”capo” è una persona che non t’immagini o non t’immagineresti. Non è certo nei Riina e nei Provenzano: personaggi di livello minimo di troppa piccola statura, nonostante che già manovrino milioni di euro e di dollari.
Che cosa avviene? Accade che,quando crescono troppo, i mafiosi col fucile infastidiscono quelli di livello superiore. Quelli sono “sgarri”, fuoruscite dal territorio concreto o ideale. “Capi ed assemblee” provvedono alle rappresaglie, “condotte” da elementi delle stesse istituzioni, leggi alla mano…
Ciò che più li manda in bestia è quando la mafia che uccide smette di farlo per intraprendere attività gradite al livello superiore. La mafia che diventa onesta (o quasi) sta sullo stomaco a chi – per natura e convinzione – non smette mai. Come il denaro del noto film con Michael Douglas, “non dorme mai“. … Ambedue i livelli – è chiaro – usano tramandarsi di padre in figlio la loro “pregevole condizione” e la relativa attività.
La pubblicistica ha sempre avuto la caratteristica – e certamente il difetto e il limite – di “disperdersi” in minute descrizioni di storie mafiose, fatte di brevi momenti e personaggi di più o meno alto livello…
Questo modo di illustrare l’attività mafiosa, ritenendo anche “coltamente” che sia quel fenomeno di costume che tutti sappiamo, è estremamente “limitato”
Tommaso Buscetta – avverte Saverio Lodato – mette nero su bianco che la mafia è invece riuscita a salire al potere e fa ben intendere che quella dietro le sbarre altro non è che la parte militare.
Esaminiamo il pensiero di un giornalista che, forse, è fra quelli che parlano in modo “più chiaro”. Alcuni, quantomeno, alludono non solo ai cosiddetti “colletti bianchi” alla ridicola istituzione dell’ appoggio esterno ad associazione mafiosa, ma alla reale consistenza del fenomeno. La mafia, come la stiamo qui indicando – ma non siamo i soli – si articola e si ramifica, ma rimane al di sopra di tutto per propria impostazione e vocazione.
Il noto giornalista Saverio Lodato, quantomeno,
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…Oggi possiamo constatare come la mafia ha vinto dal punto di vista politico, economico e strategico, basti pensare che secondo le stime (per difetto) possiede un capitale economico pari a tre volte tutte le società quotate in Borsa. Da qualche anno ci sono indagini e processi a Palermo come a Reggio Calabria che cercano di togliere la maschera alla mafia degli “invisibili” che siedono in posti di potere, ma già alla fine del 1999, nell’intervista, Buscetta spiega il salto evolutivo della mafia. All’epoca il collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi aveva già fatto i nomi di Dell’Utri e Berlusconi, e Buscetta lo indica come un pentito chiave da spremere per comprendere le nuove evoluzioni.
Leggendo il testamento di Tommaso Buscetta si capisce che i nuovi mafiosi sono i successori dei grossi boss siciliani e americani: i Provenzano, i Riina, i Gambino, i Genovese, i Lucchese ecc.; divenuti avvocati, dottori, sindaci, banchieri e finanzieri che pensano e agiscono però come dei feroci e spregiudicati capimafia. Un libro che fa capire in modo chiaro ed incalzante come il sogno della mafia italoamericana di entrare nella testa di comando si è avverato in silenzio, mentre molti erano impegnati a sventolare ciecamente la bandiera della vittoria contro la mafia.
Lo storico pentito svela i nomi di cui era venuto a conoscenza nei salotti mafiosi di Palermo e in quelli oltre oceano dove per anni aveva vissuto, smascherando un sistema di potere che va ben oltre la coppola e la lupara e che si basa nel secolare patto tra la mafia e parti dello Stato.
In “La mafia ha vinto” Buscetta ci indica dove cercare i probabili mandanti esterni della strage di via Carini, dove morirono il Generale dalla Chiesa, la moglie e l’agente di scorta. Parla delle stragi di Capaci e via d’Amelio che fecero saltare in aria il giudici Falcone e Borsellino assieme alla moglie di Falcone e ai rispettivi agenti di scorta e delle successive bombe e stragi in continente.
saverio.lodato@virgilio.it







