Con l’ Igp Extravergine siciliano al contrattacco

L’olio fresco conserva un colore meraldino. La stagionatura di solito giova, ma dopo un anno possono iniziare le prime difficoltà di conservazione, che diminuiscono quanto cresce la raffinazione

L’istituzione dell’Olio d’oliva Igp Sicilia risale formalmente al 2013, ma occorre dare adesso più forza e fiducia a questo marchio, riunendo in un unico organismo tutta la filiera siciliana, fatta di produttori, frantoi, imbottigliatori e distributori.
Rendere ben riconoscibile l’olio siciliano, di altissima riconosciuta qualità, può rappresentare il maggior baluardo contro l’iniqua decisione dell’Ue di aprire le porte all’importazione dalla Tunisia. Questo “affronto”, come abbiamo scritto, è stato commesso più nell’interesse degli speculatori europei – italiani e siciliani inclusi – pronti a commercializzare anche il nuovo olio, sia indicandone l’origine, sia – soprattutto – spacciandolo per italiano con misture etc. Si calcola che ben 90 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino “invaderanno” i mercati europei penalizzando la Spagna, il Portogallo, la Grecia e, soprattutto, tre Regioni italiane: Puglia, Calabria e Sicilia.

“L’Indicazione Geografica Protetta delle produzioni olivicole della nostra isola costituisce una grande opportunità di sviluppo per tutti gli operatori del settore, valorizzando una delle nostre eccellenze agroalimentari garantendo, al contempo, maggiori tutele alla filiera olivicola”.  Lo ha detto Rosa Giovanna Castagna presidente regionale della CIA Sicilia, nel corso del convegno “Olio IGP Sicilia una opportunità di crescita” che si è svolto, nella seconda metà di maggio (2016) a Partinico, presso la Cantina Reale Borbonica…

“Oggi anche i consumatori – ha concluso Castagna – hanno certezza del prodotto, certificato dal solido legame tra il territorio e la qualità espressa”.

Parte da Partinico il cammino del Consorzio olio igp Sicilia.

Al convegno è intervenuto anche Maurizio Lunetta, presidente del Comitato Igp Olio Sicilia: “Presenteremo all’Ue (Bruxelles, 25 maggio 2016) in anteprima l’Igp Sicilia – ha affermato – in un momento storico importante per il settore che può uscire dall’anonimato e firmare il proprio olio extravergine di oliva. L’olio sarà prodotto, molito e imbottigliato in Sicilia, chiudere qui la filiera ci permette anche di migliorare la tracciabilità”.

Hanno parlato veri personaggi politici: l’assessore Cracolici, il deputato Vincenzo Figuccia, l’europarlamentare Michela Giuffrida, ma, come diciamo in altro articolo, sarebbe stato meglio intervenire prima ed impedire che l’Ue penalizzasse ancora una volta l’agroalimentare italiano e siciliano in particolare…

Le produzioni a marchio IGP Sicilia, secondo l’articolo 5, devono provenire da oliveti coltivati secondo le modalità proprie della zona in cui ricade, in modo da conferire all’olio stesso delle specifiche caratteristiche qualitative. Pregi dell’olio extravergine siciliano: condizioni pedoclimatiche del territorio, microclima eccezionale che hanno dato vita ad un’ampia diversificazione varietale, sapienza e capacità dei produttori in grado di utilizzare tecniche agronomiche spesso tramandate di padre in figlio, ma migliorate nel tempo con ricerca e innovazione.

La raccolta delle olive deve avvenire nel periodo compreso tra l’1 settembre e il 30 gennaio e la produzione unitaria massima consentita non può superare i cento quintali di olive per ettaro. Le operazioni di oleificazione devono essere effettuate entro le 48 ore dalla raccolta, esclusivamente in impianti di molitura siciliani e la raccolta delle olive deve avvenire direttamente dalla pianta manualmente o con mezzi meccanici. Per l’estrazione dell’olio sono ammessi solo processi meccanici o fisici e la resa massima delle olive in olio non può superare il 24 % (articolo 6).

Il controllo di conformità del prodotto al disciplinare è assicurato dall’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia, che all’articolo 8, in conformità ai regolamenti comunitari vigenti, è nominato organismo di controllo. L’olio a marchio IGP Sicilia, all’atto dell’immissione sul mercato, dovrà possedere delle caratteristiche che dovranno rispondere, secondo l’articolo 9, ad analisi chimiche inerenti, tra gli altri parametri, l’acidità (max 0,5% di acido oleico), il numero di perossidi (max ≤ 12 Meq 02/Kg), i polifenoli totali (≥100 mg/kg) e gli Alchil-esteri (< 30mg/kg). Infine, l’articolo 10 disciplina l’etichettatura e stabilisce che tutte le operazioni di confezionamento degli oli che si fregiano del marchio IGP Sicilia devono avvenire nell’ambito della Regione Sicilia.

L’olivicoltura in Sicilia. L’Isola è la terza regione d’Italia per produzione dopo Puglia e Calabria, con circa 20 milioni di piante su circa 185 mila ettari. La produzione d’olive si attesta mediamente su circa 3 milioni di quintali, che producono mediamente 50 mila tonnellate di olio con un fatturato alla produzione di circa 220 milioni di euro e di 500 milioni al consumo. Un comparto presente in tutte le province siciliane con una forte presenza di produzioni biologiche (circa 16 mila ettari gli oliveti biologici). Come si nota, la produzione siciliana è inferiore di ben 40 mila tonnellate a quella che la Tunisia potrà esportare in Europa. Anche se valori discordanti si rinvengono nelle varie fonti, i dati restano indicativi…

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