Tempo fa scrissi in merito al significato delle sigla 5G: una ulteriore nuova gamma di canali che vanno da 3 GHz a 30 GHz, per meglio dire sono onde elettromagnetiche di frequenza 30.000 di volte più elevata delle “onde medie” cui trasmetteva la RAI di 50 anni fa, più pericolosa di quella di commercialissimi forni a microonde i quali non irradiano a più di 2,7 Ghz…

Immaginate un cellulare accostato alle tempie di un utente, sappiamo che frequenze molto alte possono rallentare il trasporto dell’ossigeno da parte dei globuli rossi, quindi, nel caso, potrebbero generarsi danneggiamenti temporanei e/o permanenti?
Non lo sappiamo con certezza ma dalla documentazione scientifica ne emerge un’alta probabilità.
Nonostante questo il Governo abbia finanziato una sperimentazione “ufficiale” che dovrebbe portare alla liberalizzazione di nuovi canali 5G sparsi per tutta l’Italia e non solo questo, si ha notizia che ciò sta avvenendo in tutto il mondo occidentale.
E’ una vera e propria corsa, dicono, per contrastare l’invadenza dell’industria cinese che va conquistando uno dopo l’altro primati scientifici e commerciali. Direi più una nuova “corsa all’oro” tipica dei film Wester di John Wayne.
In effetti il “bottino” in premio è astronomico: solo in Italia oltre al totale rinnovo delle infrastrutture trasmissive, si parla della sostituzione di circa 80 milioni di cellulari con totale rottamazione degli esistenti! Un badge di oltre 30 miliardi di euro, circa 3 punti di PIL, virtuale perché si suppone che almeno in parte verrebbe pagato con le tasse dei cittadini a favore degli importatori (**).
Tutto questo sembrerebbe effimero, solo un rinnovamento tecnologico ma non è così: oltre ai possibili paventati danni cerebrali, per far funzionare bene questa nuova forma di elettrosmog si finirebbe per tagliare molti alberi lungo le strade cittadine (vedi altro articolo dello stesso autore, ndr) ed è noto, le cui fronde estese disturbano la propagazione delle microonde 5G e in molte città si sta già deforestando…
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(**) La misura del PIL (Prodotto Interno Lordo) spesso porta a considerazioni del tutto errate perché non è un valore assoluto e può essere calcolato in diversi modi.
Un metodo di calcolo del PIL di una nazione sovrana (consideriamo l’Italia ancora così per un po’), forse più corretto, è valutare in termini macroscopici il rapporto entrate/uscite nelle partite correnti col mondo esterno.
Ciò mostra la grande preoccupazione di svantaggio ottenibile dalla massiccia importazione dall’oriente di apparati grandi e piccoli destinati alla ricetrasmissione in 5G, compresi i cellulari; grande preoccupazione economica oltre che entrare in diretta dipendenza dai produttori 5G orientali
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Un semplice esempio: un importatore acquista merce in oriente al prezzo di 10 euro e la rivende in Italia a 100 euro. Egli paga complessivamente tasse dirette, diritti di importazione, spese doganali, ecc. per un ammontare di 50 euro e ne intasca 40 di cui paga almeno il 40% di IRPEF.
Fin qui l’operazione sembra perfetta ma c’è un punto oscuro, mai chiarito: quei 10 euro pagati al produttore orientale, da dove escono?
Si tratta di valuta stornata dalla ricchezza nazionale costituita dal patrimonio in euro gestito dalla Tesoreria di Stato, di tanto in tanto e alla scadenza compensato con nuove vendite di titoli pubblici!
Esaminando questa operazione di import in termini monetaristici, si scopre che è totalmente finanziata con soldi pubblici, cioè con le tasse pagate dal contribuente cittadino.
In effetti l’importatore anticipa 10 euro, ne incassa 100, paga tasse per circa 75 euro e guadagna in assoluto il 25% del totale e tutto viene finanziato dai 10 euro iniziali pagati con i BOT! Il resto è solo circolazione interna.
Inoltre, se l’importatore non è un cittadino nazionale, egli avrebbe tutto il diritto di portarsi a casa i suoi guadagni, appesantendo ulteriormente il DP nazionale.
Tutto sarebbe un po’ più conveniente se l’Italia producesse sistemi e cellulari 5G concorrenziali alla produzione orientale ma, purtroppo, non è così…
Lorenzo Romano 2020 C
(Corrispondenza esclusiva da Roma – Coordinazione di Nino Macaluso)
Nota
Forse nella linea di Palermoparla, quanto ad economia internazionale, ci sbagliamo. Ma riteniamo che l’economia sia essenzialmente dinamica e sempre circolare. Che gli scambi internazionali – quasi sempre opportuni – fanno sì che un’importazione in costante perdita sia impossibile. Non è possibile che continuiamo a versare soldi ai cinesi o ad altri se questi ben presto non comprano da noi o comprano da altri che sono, per altra merce, nostri clienti. Insomma riteniamo che lo scambio fra merce e moneta sia formale. Nella sostanza lo scambio è sempre merce contro merce. Cioè ricchezza vera contro ricchezza vera, prodotto contro prodotto… Per concludere, se ad un certo punto noi esportassimo sempre senza esportare, direttamente o indirettamente, ben presto, non potremmo più farlo. A meno che non intaccassimo le nostre riserve auree. Ma riteniamo che l’oro, nell’attuale trading internazionale, conti sempre meno. Il benessere dipende dalla dinamica fra produzione, commercio e consumo con il supporto fondamentale dei trasporti. I tutto ciò il denaro solo come uno strumento che supporta un movimento circolare dell’economia come esemplificato dal grande J. Maynard Keynes.
Per quanto riguarda i danni da onde elettromagnetiche, come dice l’attento autore dell’articolo, non vi sono certezze. Non amiamo – come sanno i nostri più attenti lettori – alimentare, in nessun caso, timori in base a semplici ‘ipotesi’ scientifiche. (D.)








