La malattia – ancor più in forma epidemica e pandemica – è, secondo un’accreditata dottrina teologica, una delle manifestazioni del Male. Ne abbiamo parlato altre volte su Palermoparla, ma ripetiamo nuovamente quali siano tali manifestazioni…
Tre riguardano l’uomo: il peccato, l’ignoranza e l’errore. Due riguardano la natura: la malattia e la catastrofe. Secondo questa condivisibile dottrina, il Male è con evidenza presente nel mondo (cosmo) ed è nemico del Creatore quanto dell’umanità, che Dio stesso ha coinvolto nella lotta per combatterlo e, possibilmente, alla fine della storia umana sconfiggerlo del tutto.
Nella storia umana è evidente il continuo ‘adoperarsi’, addirittura ‘attrezzarsi’ del genere umano contro le nominate manifestazioni del Male. Contro ciascuna di esse l’umanità ha approntato un preciso rimedio ‘generale’. Al peccato corrisponde la religione, all’ignoranza e all’errore la cultura, alla malattia la scienza medica e l’igiene, alla catastrofe l’ingegneria e la protezione civile (si pensi ai vigili del fuoco).

La sede della Cristianità, piazza San Pietro, oggi, è deserta. Ma ciò non deve far pensare ad una ‘resa’…
Anche la malattia (come la catastrofe) è, dunque, una manifestazione del Male e colpisce ‘alla cieca’, indipendentemente da colpe umane. Solo casualmente queste sono, invece, riconoscibili. In ogni caso, la funzione del Male è, però, presente individuabile e dimostrabile. Perché è sempre il Male a manifestarsi sia nell’individuo, sia nella natura.
La manifestazione casuale del male, indipendentemente da peccato e dall’errore costituisce una doppia aggressione da parte del Male: sia per il danno materiale prodotto, sia perché spinge l’animo umano a dubitare della giustizia di Dio…
Abbiamo già evidenziato altre volte le due differenti reazioni umane di fronte alla disgrazia: chi ha fede prega, chi non ha fede bestemmia. Anche negarsi alla preghiera è una bestemmia.
La malattia e la catastrofe mettono, dunque, in difficoltà anche la fede. Teologicamente la presenza del Male e la relativa lotta contro di esso è l’essenza stessa della vita e della storia umana.
A dubitarne è – paradossalmente – la mentalità di Parmenide e Platone, ma non in senso ateo, al contrario in un estremo slancio fideistico: “un Dio perfetto non ‘avrebbe’ potuto che creare altro che un mondo perfetto“.
In tal senso una logica erronea tende a dedurre e ritenere che …tutti i mali siano colpa dell’umanità: Della stupidità umana ancor più che dell’egoismo, dell’avidità e del peccato ad ampio spettro…
Per quanto assurda, questa ‘idea’ è molto diffusa. Dovrebbe essere facile chiedersi allora: Perché mai il Creatore dovrebbe essersi ‘sbagliato‘ proprio con l’umanità, cui, invece, ha dato conoscenza e coscienza? Oltre ad una capacità non trascurabile: quella di ricordare.
Paradossalmente, la teoria di un’ipotetica perfezione del creato è fatta propria anche dalle dottrine materialistiche (materialismo storico), la cui idea si incrocia con chi, invece, esalta di più la divinità. Come fa Platone che crede fermamente anche nell’immortalità dell’anima, fino a trascurare, rispetto al Cristianesimo e alle altre religioni abramitiche, l’importanza del corpo. Per molti atei la perfezione appartiene alla natura. Ma di solito anche loro, da questa escludono, paradossalmente, l’umanità. L’ateo crede solo in ciò che vede: nella logica atea la Natura che sopravvive all’uomo e possibilmente “era prima” e “sarà dopo” l’umanità è vista chiaramente come Dio stesso.
Mella visione che condividiamo il Male è quel margine di imperfezione che Dio stesso si propone di sconfiggere con la creazione. In questa lotta il Creatore attribuisce un ruolo di alleato a quel genus in cui ha soffiato l’anima: l’umanità
Nell’ambito del mistero che sta alla base di tutto, non c’è dubbio (è inconfutabile) che Adamo e prima di lui il serpente non avrebbero potuto abbracciare il Male – un limite chiaro alla stessa onnipotenza di Dio – se questo non fosse esistito prima di tutto. Accettando tale visione è facile accorgersi che tutte le sacre scritture – Vecchio e Nuovo Testamento – non fanno che alludere all’alleanza alleanza fra Dio e l’umanità. Si conferma che Dio la richiede. Tale esigenza è alla base della morale a partire dagli stessi comandamenti.
Che da questa visione esca un Dio imperfetto è discutibile: che Dio ‘voglia’ perfezionarsi ulteriormente è una ennesima manifestazione della sua perfezione. La logica di questa visione richiede che Dio abbia creato il mondo appunto con tale intenzione.
Germano Scargiali







