Addio Lucia …Bosé

Due volti di Lucia Bosé, un’attrice e un personaggio entrato nel mito della cronaca internazionale
Era bella così: una espressione molto caratteristica dell'attrice italiana. Un'ambasciatrice dell'Italia nel mondo. Altre dei suoi tempi, le sorelle Anna Maria Pierangeli e Marisa Pavan. Altri nomidell'immediatodopoguerra: Alida Valli e Silvana Mangano, che ebbe fra tutte la più lunga carriera. Poi venne il tempo di Lollobrigida e Loren.
Era bella così: una espressione molto caratteristica dell’attrice italiana. Un’ambasciatrice dell’Italia nel mondo. Altre dei suoi tempi, le due sorelle Anna Maria Pierangeli (moglie di Armando Trovajoli, ribattezzata in Usa Pier Angeli) e Marisa Pavan. Altri nomi dell’immediato dopoguerra: Alida Valli e Silvana Mangano, che ebbe fra tutte la più lunga carriera anche come ‘comica’ (Lo scopone scientifico). Poi venne il tempo di Lollobrigida e Loren.

Lucia Bosè si è spenta a 89 anni. E’ una delle ‘vittime illustri’ del coronavius 19. Il figlio Miguel ne ha dato l’annuncio sul suo profilo Instagram, condividendo una foto dell’attrice con questo semplice commento: “Cari amici vi informo che mia madre Lucia Bosè è appena morta. Riposa già in posti migliori”.

E’ stata uno dei miti del cinema italiano ai tempi delle glorie del neorealismo, dei grandi registi e dei volti indimenticabili. Un cinema legato, fra l’altro,ai …gloriosi anni della ricostruzione. Quando probabilmente – per rubare alcune parole ad Heminguey – gli italiani erano probabilemente …tanto poveri ma tanto felici.

La scoprì Visconti, e poi la vollero De Santis, Antonioni, Emmer, i  fratelli Taviani ed anche Fellini. Reginetta dei rotocalchi, fu fidanzata Chiari e sposa di Dominguín.

Chissà se se n’è andata con i capelli blu elettrici, che le piaceva portare negli ultimi tempi, Lucia Bosé, attrice dal viso delicato, il corpo atletico e le forme piene, madre di tre figli, Miguel, Lucia e Paola, donna coraggiosa e libera.

Era nata a Milano nel 1931 e se ne è andata il 23 marzo, a 89 anni per una polmonite che la contrazione del coronavirus ha reso letale, a Segovia nella Spagna che era diventata la sua seconda patria dopo aver sposato il torero Luis Miguel Dominguín.

Era entrata nel mondo del cinema quasi senza volerlo, adocchiata da Luchino Visconti dietro il banco della pasticceria Galli, famosa per i marron glacé, dietro al Duomo, in un momento in cui in Italia era tutto possibile. Visconti le disse a bruciapelo: “lei potrebbe diventare un animale da cinematografo”.

La bellezza timida e per questo ancor più sensuale di Lucia Bosé fu incoronata nel 1947 a Stresa: diventò Miss Italia, sbaragliando concorrenti del calibro di Gina Lollobrigida e Silvana Mangano che poi si ritrovò come colleghe sul grande schermo.

Superò il provino per Riso amaro (1949) di Giuseppe De Santis ma la famiglia di umili origini e piuttosto conservatrice la costrinse a rinunciare al film. De Santis la chiamò l’anno dopo in Non c’è pace tra gli ulivi, nel ruolo di pastorella a fianco di Raf Vallone.

Il film La ragazza di Piazza di Spagna fu il preludio di una carriera sotto la direzione di grandi registi, da Michelangelo Antonioni a Federico Fellini, da Luciano Emmer ai fratelli Taviani. Da quel 1950 sembra che il grande schermo non possa fare a meno di lei: inizia a lavorare con Antonioni come protagonista in Cronaca di un amore con Remo Girotti e poi tre anni dopo, sempre con il regista ferrarese ne La signora senza camelie (1952). Con Emmer girò Parigi è sempre Parigi (1951) e Le ragazze di piazza di Spagna (1952).

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